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Alpinismo

Garibotti: devo dire grazie a Salvaterra

EL CHALTEN, Argentina — "Se siamo riusciti a fare quello che abbiamo fatto è stato proprio grazie a Ermanno Salvaterra, che saliva appena dietro di noi". Così Rolando Garibotti commenta la traversata dal Cerro Stendhart al Cerro Torre, quasi completata un paio di settimane fa in Patagonia.

Le due cordate, quella dell’argentino Garibotti con Hans Johnston e quella italiana di Ermanno Salvaterra, Alessandro Beltrami, Mirko Masè e Fabio Salvadei, hanno sfiorato a fine novembre il successo sulla leggendaria traversata che collega le tre cime più alte del gruppo: Cerro Stendhart, Punta Herron, Torre Egger e Cerro Torre.
 
Quella di Garibotti è arrivata a circa metà della Nordest del Torre, mentre quella di Salvaterra, appena dietro, è rientrata dopo aver fatto un tiro sul Torre, oltre il Colle della Conquista. Le cordate sono state fermate da funghi di ghiaccio pericolanti che minacciavano di crollare sugli alpinisti.
 
"Ci siamo sentiti molto sicuri con Ermanno dietro noi – racconta Garibotti -. E’ stata una bellissima esperienza e c’è stato uno splendido spirito di squadra anche se non abbiamo arrampicato insieme".
 
"Da un certo punto di vista – continua Garibotti -, tutti quanti abbiamo beneficiato della presenza degli altri, ma sicuramente per noi, che eravamo solo in due e quindi rischiavamo di più, la presenza di Salvaterra è stata importante e ci ha dato tanta sicurezza. Dal colle, loro ci hanno anche aiutato con le doppie, le hanno rifatte tutte. Quando ci siamo incontrati a fondo valle ci siamo dati un bell’abbraccio".
 
"Salvaterra ha una carriera senza paragoni – conclude l’alpinista argentino – ed è uno dei pochi in Italia a fare un alpinismo vero e proprio, senza le corde fisse, a differenza di Orlandi o Barmasse che arrampicano ancora con uno stile anni Ottanta. Pochi, in Italia, capiscono la differenza tra le due cose".
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