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Alpinismo

Cerretelli: esperimenti rischiosi, da evitare

Paolo Cerretelli

MILANO — "E’ facile che Mondinelli abbia rischiato la pelle. L’uso di quei cerotti mi sembra un esperimento senza senso". E’ scettico e preoccupato Paolo Cerretelli -scienziato di fama internazionale e luminare della fisiologia d’alta quota -, di fronte al caso di Silvio Mondinelli che sul Broad Peak potrebbe aver rischiato il collasso per l’uso di cerotti vasodilatatori.

Professor Cerretelli, che cosa pensa di questo caso?
E’ facile che Mondinelli abbia davvero rischiato la pelle. Per due motivi: il primo, che a temperature e quote che non sono quelle delle Alpi, una vasodilatazione forte può aver effetto sulla termoregolazione e far perdere calore più del normale. Secondo, il dosaggio, che in genere è una cosa molto complicata da definire.

Cioè?
Penso che mettendo due cerotti abbia assunto una dose eccessiva di trinitrina, che gli ha provocato una vasodilatazione generalizzata e un calo di pressione arteriosa in una condizione di grande sforzo: così si è impedito al cuore di pompare normalmente e al "motore" di funzionare bene. In queste condizioni uno va incontro ad una crisi di ipotensione, si sente mancare, rischia – nel peggiore dei casi – il collasso.

E’ possibile che un prodotto così diffuso comporti rischi così gravi?
Il cerotto alla trinitrina serve per evitare attacchi cardiaci, ed è chiaro che in quel caso uno preferisce avere una vasodilatazione con pressione che va giù piuttosto che crepare. Ma in alta quota, non ha senso rischiare lo svenimento, il collasso per tenere i piedi caldi. Questo lo dico io a lume di naso, per giudicare meglio, bisognerebbe sapere che la dimensione dei cerotti e la concentrazione di trinitrina che avevano.

Lei li avrebbe consigliati?
A occhio, no. Ma tutto può essere: se qualcuno ha visto che questi cerotti servono in casi simili, l’esperimento può anche starci. Il problema è che qui non è stato monitorato. Mi sembra una roba empirica inventata da qualcuno e provata senza alcun controllo.

Perchè non li avrebbe consigliati?
Non si hanno dietro dei dati. E poi c’è da considerare l’alta quota. In casi normali la vasodilatazione conduce a grande debolezza, magari allo svenimento: basta mettere la persone per l’orizzontale e si riprende. Ma se uno è in cima al Broad Peak c’è poco da riprendersi. Senza considerare poi come queste sostanze agiscono in quelle condizioni.

Parla dell’alta quota?
Sì. Queste sostanze agiscono in un certo modo al livello del mare. Ma non è detto che in alta quota abbiano un’azione completamente diversa, può essere molto peggiore. Se uno taglia la pressione, che lassù si alza e per la quota e per lo sforzo, toglie la possibilità all’apparato cardiovascolare di funzionare come si deve. E nel caso peggiore va incontro al collasso.

Secondo lei, quindi, i sintomi di Mondinelli e l’uso dei cerotti sono collegati?
Il collegamento ci può essere, eccome. Perchè la vasodilatazione indotta dai cerotti non si limita ai piedi, dove potrebbe anche prevenire il congelamento, ma investe tutto il corpo. E’ come prendere la trinitrina per via sublinguale: la velocità di reazione può essere diversa, ma l’effetto è lo stesso.

Lei ha condotto molte ricerche in alta quota. Servono autorizzazioni?
Certo, perchè bisogna che questi esperimenti li faccia qualcuno che sappia cosa fa, non a casaccio. Bisognerebbe  cominciare a studiare le reazioni dell’individuo già in laboratorio, provare magari durante una scalata sulle Alpi, per verificare che l’effetto positivo non sia controbilanciato da un effetto negativo. Bisogna definire il dosaggio: è una cosa estremamente complicata e di precisione. Solo poi si può provare a quote più alte, ma sempre monitorando la pressione.

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