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Alpinismo

Simone Moro: Broad Peak con sorpresa

BERGAMO — "Seguirò probabilmente la via dei primi salitori, ma sono uno capace di guardarsi in giro e di fare sorprese". E’ sibillino Simone Moro mentre annuncia la partenza per il Broad Peak, fissata ufficialmente per il 30 dicembre. Da quel giorno avrà due mesi e mezzo per tentare di chiudere la prima salita invernale sulla montagna, mancata per un soffio lo scorso anno.

Stile leggero: senza ossigeno, senza portatori d’alta quota. E alta tecnologia per comunicare con video, immagini e racconti dalla montagna. Quello sul Broad Peak (8.047 metri) sarà un tentativo in pieno "stile" Simone Moro, che potrebbe tramutarsi in impresa storica se l’invernale andasse in porto, e che certamente diventerà un film al rientro della spedizione.
 
Le invernali sugli ottomila sono tra le sfide alpinistiche più difficili ed estreme che si possano immaginare. Giornate corte, freddo intenso, solitudine immensa sono il leit motiv di queste spedizioni, che raramente raggiungono il successo: solo otto delle cime oltre gli ottomila metri sono state salite in invernale, tutte in Himalaya. Nessuno dei 5 ottomila pakistani vanta una salita durante la stagione fredda.
 
Ma Simone Moro sa bene a cosa va incontro. Lui è l’unico alpinista italiano (anzi, l’unico non-polacco) a vantare una prima invernale su un ottomila: lo Shisha Pangma (8.027 metri) raggiunto con Piotr Morawski il 14 gennaio 2005. Ora prova a mettere la firma anche sulla prima invernale del Broad Peak, che l’anno scorso ha mancato per un soffio a causa del maltempo.
 
"Le condizioni della montagna attualmente non sono il massimo – racconta Moro -. Nei mesi scorsi su tutto il Baltoro è scesa moltissima neve. Ma ci si può riuscire. Penso di seguire la via austriaca del 1957, che parte dal campo base Goldwin Austen (4950 metri) e sale lungo lo sperone Ovest. E’ una via difficile, e parecchio esposta in diversi punti. Ma sono uno capace di guardarsi in giro e soprattutto capace di fare sorprese: non si sa mai".
 
"La squadra sarà ancora la stessa – prosegue l’alpinista bergamasco -. Ci saremo io e Shaheen come alpinisti, Amin come base camp manager e Didar come cuoco. Dovrebbe venire anche un italiano, Leonhard Werth, come aiuto al campo base per le comunicazioni e la logistica".
 
Grazie al supporto di partner tecnologici davvero d’eccezione, la spedizione sarà raccontata da Moro in diretta con video e immagini, anche migliori e più frequenti dell’anno scorso. "Faremo immagini in quota – spiega l’alpinista – con appositi cavalletti e steadycam di ultima generazione, per puntare al massimo della qualità".
 
"Alcune persone concepiscono l’avventura come totalmente slegata dalla comunicazione – aggiunge Moro -. E’ una scelta personale: io amo comunicare. mi piace raccontare alla gente cosa provo e cosa faccio durante le mie spedizioni. Provo a far provare loro le sensazioni e le emozioni che sento mentre scalo".
 
E stavolta, non si tratterà solo di "emozioni in diretta" per seguire la spedizione. "L’avventura sul Broad Peak diventerà un film – annuncia Moro – da portare in Tv, su Sky e sulla Rai, e ai filmfestival internazionali".
 
Per chiudere, chiediamo a Moro un’opinione sul tentativo di via nuova sul Nanga Parbat che verrà intrapreso dal 26enne mantovano Simone La Terra. L’unico, oltre a Moro, ad avventurarsi in Karakorum d’inverno. "Non conoscendolo se non via email e per qualche consiglio che gli ho dato, non posso che augurargli buone condizioni meteo – risponde Moro -. Il resto dovrà farlo lui.  Il mondo è sempre pieno di sorprese e magari lui potrebbe farcene una, raggiungendo un grande successo che è giusto augurargli. L’importante che stia attento, non si faccia male o peggio si cacci nei guai seri".
 
Sara Sottocornola
 
Foto courtesy Simone Moro
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