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Ambiente

Orsi avvelenati: si cerca un pastore

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L’AQUILA — Avvelenati con una capra imbottita di antiparassitari. Un’esca mortale, preparata da un pastore o un allevatore che in passato potrebbe aver avuto dell’acredine con il Parco o la Forestale. Le indagini sulla strage di orsi avvenuta nel Parco Nazionale d’Abruzzo qualche settimana fa procedono velocemente e le autortità sembrano essere sempre più vicine all’individuazione del colpevole.

Secondo le ricostruzioni delle autorità, sembra che l’assassino abbia abbandonato una capra appena uccisa sul ciglio di una strada, innaffiandola con cinque litri di antiparassitari prima di andarsene. Una ghiotta esca per gli orsi del parco, che non si sono fatti attendere: in poco tempo hanno raggiunto la preda e l’hanno consumata, andando incontro alla morte per avvelenamento.
 
Una morte lenta e atroce. Bernardo, prima di soccombere, ha sofferto tre giorni di agonia. Deve aver iniziato a vomitare, raccontano i veterinari, poco dopo aver dato i primi morsi alla carcassa della capra. Poi deve aver perso l’equilibrio. Infine, piano piano, non è più riuscito a muoversi ed è spirato.
 
Il povero orso, straziato dal dolore, non è riuscito nemmeno ad allontanarsi molto dal luogo dell’avvelenamento. I ricercatori del Parco, che controllano settimanalmente i movimenti degli orsi dotati di radiocollare, purtroppo si sono accorti della sua "strana immobilità" quando era troppo tardi per la sua vita. 
 
In tempo, però, per trovare tracce dei colpevoli e ricostruire la storia del delitto. Le indagini hanno infatti messo in luce che la capra sarebbe stata abbandonata sulla riva di un ruscello nei boschi di "Acqua ventilata", località poco distante da Pescasseroli. Qui vicino sarebbe stata infatti ritrovata la damigiana che conteneva il veleno.
 
Ma chi può essere stato ad elaborare il diabolico piano? Gli inquirenti sembrano essere ad un passo dalla soluzione. Grazie a numerosi indizi e alcune telefonate anonime, sembra ormai certo che si sia trattato di qualcuno che aveva e ha dell’acredine nei confronti del Parco o della Guardia Forestale.
 
Forse un pastore, un allevatore o un cacciatore che in passato aveva avuto dell’acredine con il Parco e le sue regole, oppure che era stato multato dalla Forestale. Presto, pare, la verità verrà a galla. Secondo le ultime indiscrezioni, esisterebbe già un sospettato. E persino una pista che condurrebbe fuori dall’Abruzzo per rintracciare eventuali complici, per esempio gli allevatori della capra avvelenata.
 
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