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Kilian Jornet racconta il suo nuovo record sul Monte Kinley

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Kilian Jornet durante la salita record del McKinley (Photo courtesy of Summits of My Life)
Kilian Jornet durante la salita record del McKinley (Photo courtesy of Summits of My Life)

TALKEETNA, Stati Uniti d’America — “É stata una grande avventura. Le condizioni meteorologiche sono state pessime per gran parte del percorso, tuttavia sono riuscito a stabilire il record”. Inizia così il racconto di Kilian Jornet sul suo ultimo primato conseguito il 7 giugno sul Monte McKinley (6168 metri). Il fortissimo skyrunner catalano ha salito e disceso la vetta più alta dell’America Settentrionale in 11 ore e 48 minuti.

Kilian Jornet ha completato un’altra delle tappe che compongono Summits of My Life, progetto in cui l’atleta catalano intende effettuare salite veloci e in solitaria delle cime più importanti dei diversi continenti. Iniziato nel 2012 con il Monte Bianco, proseguito lo scorso anno nuovamente con il Bianco seguito da Cervino e l’occasione mancata all’Elbrus, quest’anno è la volta dell’America. Il 26 maggio, secondo il report ufficiale pubblicato mercoledì sul sito del progetto, Jornet ha raggiunto l’Alaska con Seb Montaz, Jordi Tosas e Vivian Bruche, il team di atleti ed amici che lo seguono nel progetto come cameraman, ma anche come supporto e aiuto nel valutare i percorsi e l’ambiente. All’arrivo ad Anchorage le pessime condizioni meteo hanno costretto il gruppo a dover aspettare alcuni giorni prima di poter raggiungere il campo base del Monte McKinley, situato a 2200 metri.

Da qui sono seguiti vari giorni di acclimatamento ed esplorazione, influenzati dalle difficili condizioni meteorologiche che comprendevano nebbia, pioggia, bufere di neve e temperature molto basse. A dispetto di tutto, il team ha deciso di effettuare un tentativo sabato 7 giugno. Alle 7:10 del mattino con 20 gradi sotto zero, Kilian Jornet è partito dal campo base, a 2200 metri. La via scelta per la salita e la discesa non è stata la West Buttress Route, come dichiarato da alcune fonti e come inizialmente previsto dallo stesso Jornet, ma la Rescue Gully. La scelta è stata spiegata dall’atleta: “Abbiamo optato per una linea alternativa, un po’ più tecnica, per evitare un tratto con corde fisse. Vogliamo scalare le montagne nel modo più puro possibile”

Sul McKinley - da sinistra a destra - Seb Montaz, Kilian Jornet e Vivian Bruche (Photo courtesy of Seb Montaz)
Sul McKinley – da sinistra a destra – Seb Montaz, Kilian Jornet e Vivian Bruche (Photo courtesy of Seb Montaz)

Kilian Jornet ha poi descritto la salita, effettuata in alcuni punti con l’aiuto di sci e ramponi: “Sono partito bene e ho mantenuto un ritmo veloce fino ai 4000 metri di quota. Da lì fino ai 5000 metri mi sono dovuto confrontare con venti forti e con i piedi che diventavano più freddi. Il vero maltempo è iniziato però ai 5000 metri. Da lì fino alla vetta ho trovato difficile proseguire, sia per il freddo intenso che per la differenza d’altitudine. Mi sono dovuto fermare in più occasioni per riscaldarmi e questo mi ha rallentato un po’” L’atleta catalano non si è però arreso e ha raggiunto i 6168 metri in 9 ore e 45 minuti.

“Sulla vetta – ha proseguito Jornet – mi ci sono voluti quasi 10 minuti per rimettermi gli sci e prepararmi per la discesa. C’era ancora molto vento e molto freddo. Scendendo ho iniziato a sentirmi meglio, ma la visibilità era poca e sono dovuto stare attento. In quel momento non ero pienamente consapevole che stavo stabilendo il record e solo quando sono arrivato di nuovo al campo base e ho guardato l’orologio ho realizzato che ce l’avevo fatta!”

L’orologio al campo base segnava 11 ore e 48 minuti, migliorando di quasi 5 ore il precedente record di 16 ore e 46 minuti siglato lo scorso anno dallo statunitense Ed Warren. “Sono felice per questo record. – ha concluso Jornet – Sebbene non fosse complesso a livello tecnico, ho dovuto affrontare due fattori difficili: da un lato il freddo e il vento che mi hanno rallentato durante tutto il percorso, dall’altro l’altitudine che mi ha influenzato dai 5000 metri di quota.” Prima della fine dell’anno Kilian Jornet spera di poter effettuare altri due tentativi di record: il primo sull’Elbrus, a cui aveva rinunciato l’anno scorso a causa del maltempo, e il secondo sull’altra vetta del continente americano, l’Aconcagua.

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1 Comment

  1. E’ una descrizione incredibile. Sembra tutto facile… Salire veloci per 9 ore nel freddo, nella nebbia, nel vento. Come una passeggiata in inverno.
    Voglio dire, quante calorie avrà speso? Come si alimentato? Qua sembra l’uomo bionico che non ha bisogno di nulla. Ma come cavolo fa? Non ditemi che è allenamento. Io mi allenavo ma avevo sempre fame e sete!
    E poi per tutto quel tempo (cioè sono 12 ore!), devi restare concentratissimo e anche questo consuma energie.
    E’ un fuoriclasse, un fenomeno totale.
    Ma se ci fosse stato bel tempo?
    Credo che su salite “facili” come Elbrus e Aconcagua farà segnare dei tempi sovrumani in condizioni ideali.

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