• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
Medicina d'alta quota, Primo Piano

Medicina e soccorsi in alta quota, novità e ricerca all’ultimo Congresso internazionale

DSC00787-300x199.jpg
Medicina d'alta quota: ricerche mediche alla Piramide dell'Everest
Medicina d’alta quota: ricerche mediche alla Piramide dell’Everest

BOLZANO — Ha avuto luogo dal 25 al 31 maggio 2014 presso la sede dell’Eurac (Accademia Europea) a Bolzano il decimo Congresso Internazionale di Medicina di Montagna. Il Convegno é stato patrocinato e promosso dalla “International Society of Mountain Medicine”, dall’Eurac, dalla Commissione Medica della Cisa-Ikar dalla Commissione Medica dell’Uiaa e dalla Widerness Medical Society. Ha avuto quale sottotitolo “Hypoxia and Cold-From Science to Treatment”. Nel corso del congresso si é parlato, infatti, degli aspetti molecolari e genetici legati all’ipossia e all’alta quota, di esposizione acuta e cronica all’alta quota, di malattie croniche pre-esistenti  in alta quota, di donne  e bambini in montagna, dell’utilizzo dei farmaci in alta quota, di alpinismo, spedizioni e di medicina dello sport, di ipotermia e di congelamenti, di gestione dei traumi in montagna, di  soccorso in montagna ed in zone remote del pianeta, e di altri argomenti particolari sempre nell’ambito della medicina di montagna.

Nel corso del congresso sono avvenute anche le riunioni del consiglio direttivo dell’International Society of Mountain Medicine, della Commissione Medica della Cisa-Ikar e dell’Uiaa, nonché dell’assemblea annuale della Società Italiana di Medicina di Montagna, che ha visto la rielezione a presidente di Guido Giardini, responsabile dell’ambulatorio di medicina di montagna dell’ospedale di Aosta.

Il Congresso é stato molto bene organizzato da Hermann Brugger, direttore dell’Institute of Mountain Emergency dell’EURAC, situato nel cuore delle Dolomiti, in una importante regione alpina e attivo dal 2009. Nel corso del convegno, cui hanno partecipato oltre 600 congressisti provenienti da ogni parte del mondo, ci sono stati importanti scambi di idee tra ricercatori, medici, paramedici, soccorritori e professionisti vari della montagna. Un evento certamente unico vista la sua importanza scientifica, per la prima volta in Italia.

Nel corso del convegno sono intervenuti oltre cento relatori, tra i principali esperti mondiali nel campo della medicina di montagna, in particolare della fisiologia e  della fisiopatologia dell’alta quota e del soccorso in montagna. Hanno partecipato al convegno anche la Commissione Centrale Medica del CAI e le la varie società nazionali  di medicina di montagna affiliate all’Ismm.

Il congresso ha pure ospitato una importante sessione di poster, oltre duecento, con l’intento di illustrare ricerche effettuate in alta quota, progetti di ricerca o aspetti del soccorso in montagna. In particolare é stato presentato un poster dalla Commissione Medica del Cai di Bergamo sul progetto messo a punto nei rifugi delle Orobie che prevede l’utilizzo di defibrillatori portatili. Un altro poster é stato presentato dal ” Progetto Vetta” del Cai Lombardo a proposito di uno studio effettuato circa i benefici aspetti psicologici per i senior che vanno in montagna.

Un altro interessante poster é stato presentato da Kazue Oshiro, medico giapponese dell’ospedale di Ohno di Hokkaido, a proposito del tentativo di salita all’Everest da parte un alpinista ottantenne giapponese cardiopatico.

Maurizio Folini effettua un recupero in Long Line sull’Everest insieme a Simone Moro (Photo courtesy of Simone Moro)
Maurizio Folini effettua un recupero in Long Line sull’Everest insieme a Simone Moro (Photo courtesy of Simone Moro)

Si é parlato pure dei registri internazionali riguardanti i traumi in montagna, l’ipotermia, i congelamenti, le patologie d’alta quota (International Hypothermia Registry, International Hape Registry, International Alpine Trauma Registry, International Haope Data Base, Progetto AL.l.P.I.) che  da alcuni anni sono attivi con l’intento di mettere in rete i principali centri delle Alpi e  non,  e di raccogliere importanti dati statistici. Nel corso del convegno sono stati organizzati degli workshop con aspetti più pratici rispetto alle varie relazioni. Si é parlato anche di prevenzione  e di epidemiologia, in particolare, dei traumi legati all’arrampicata.

P. Bartsh ha presentato, all’inizio del Congresso, una lettura magistrale  dal titolo “High Altitude Medicine from 19th to 21th. Century”. H. Messner, D. Jean e S. Kriemler hanno parlato dei problemi medici riguardanti i bambini e le donne che si recano in montagna. Annalisa Cogo ha parlato degli aspetti medici legati all’alta quota per i pazienti affetti da malattie polmonari. G. Parati ha relazionato circa i problemi dei che vanno in montagna. U. Hefti, presidente della Società Svizzera di Medicina di Montagna, ha parlato dell’organizzazione dal punto di vista medico di una spedizione alpinistica extra-europea. M. Maggiorini, medico svizzero di Zurigo, ha parlato degli aspetti circolatori in alta quota.

Si é parlato di soccorso anche nelle zone remote del mondo. In particolare del soccorso in montagna in Nepal. Il medico nepalese P. Koirala ha illustrato le varie fasi del soccorso effettuato la scorsa primavera nella valle del Khumbu in Nepal alla ricerca dei corpi di alcuni sherpa travolti da una valanga sull’Ice Fall, lungo la via normale di salita nepalese all’Everest.

E. Cauchy dell’Ifremmont di Chamonix ha parlato del trattamento dei congelamenti in montagna. P. Mair, anestesista di Innsbruck ha parlato delle tecniche di riscaldamento in ambiente ospedaliero dei pazienti ipotermici. G. Cipolotti ha trattato la proposta di utilizzo della telemedicina nei rifugi alpini. B. Durrer ha, invece, parlato del trattamento on-site degli alpinisti caduti in crepaccio. O. Resiten ha illustrato un kit di farmaci da utilizzare in montagna per medici e non medici. L. Festi ha presentato una relazione riguardante il trattamento ospedaliero dei pazienti ipotermici. Il medico alaskano K. Zafren ha presentato un’interessante relazione sui fulmini in montagna, esaminandone gli aspetti medici, comprese epidemiologia e a prevenzione. Ci sono state pure alcune tavole rotonde ,per esempio una  sul progetto di sviluppo di team di soccorso in Nepal e un’altra circa l’impiego dei farmaci in montagna, con particolare riguardo  allo scottante problema del doping.

Bolzano X Congresso Internazionale di Medicina di Montagna
Bolzano X Congresso Internazionale di Medicina di Montagna (Photo Gege Agazzi)

G. Biner, presidente della Cisa-Ikar e pilota svizzero di elicottero, ha illustrato il progetto di training per piloti di elicottero nepalesi che si sta svolgendo in Svizzera, appunto per formare gli stessi piloti nei voli di soccorso in Himalaya.

Nel corso del Congresso é stata organizzata presso il castello di Firmiano una conferenza che ha visto quali protagonisti e relatori Reinhold Messner e Oswald Oelz, rispettivamente alpinista e medico. I due hanno parlato della prima salita dell’Everest, effettuata senza ossigeno nel 1978 da Messner e Peter Habeler. Si é parlato degli aspetti alpinistici, ma soprattutto di quelli medici. Oelz, alpinista e medico svizzero internista di grande esperienza anche nel campo della medicina di montagna, é stato compagno di Messner in alcune spedizioni alpinistiche. E’ stato lui a ritenere possibile dal punto di vista medico la salita al colosso himalayano senza ossigeno. Il resto del mondo medico di allora riteneva l’impresa impossibile. Nel corso della serata é stato proiettato il filmato che documenta il mitico evento. E’ seguito un interessante dibattito.

Giancelso Agazzi,
Commissione medica Cai Bergamo

Articolo precedenteArticolo successivo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *