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Le foto dalla Karakorum Highway, gli italiani della K2 Pakistani Expedition arrivati a Skardu

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K2 EXPEDITION - Lungo la Karakorum Highway
K2 Expedition – Lungo la Karakorum Highway

SKARDU, Pakistan — Dopo 28 ore, circa 650 chilometri di strada spesso dissestata, in gran parte percorsi lungo la mitica Karakorum Highway e risalendo le sponde dell’Indo, la compagine italiana, insieme al capo spedizione pakistano Muhammad Taqi è arrivata a Skardu dove presto incontrerà gli altri membri pakistani della spedizione al K2. La prima tappa verso la montagna “degli italiani” e dei pakistani, si è conclusa.

Un viaggio  very “hectic”, ci scrive Munir Ahmed responsabile per la comunicazione della spedizione in loco, viaggio che possiamo descrivere, evitando l’abusato aggettivo “massacrante”, quantomeno “movimentato”, visti gli innumerevoli posti di blocco e i diversi gli incidenti lungo il percorso.

Un ricercatore che si reca spesso nel Nord del Pakistan ci ha confessato che percorrere la Karakorum Highway lo considera uno dei momenti più delicati dei suoi viaggi (capita di vedere sprofondati in basso lungo le sponde dell’Indo lamiere di ogni tipo) anche se sempre uno dei più affascinanti. Completata alla fine degli anni 70 la KKH, la strada asfaltata più alta del Mondo (supera i 4500 metri di quota) lambisce i pendii del Nanga Parbat e porta in Cina attraverso il Khunjerab pass. La strada ripercorre la parte meridionale della antica via della seta e lungo quelle svolte e quelle anse create dal fiume Indo ci sono passati i grandi esploratori italiani dei primi del novecento.

Michele Cucchi, Simone Origone e Maurizio Gallo insieme a Taqi e agli altri italiani sono già entrati nello spirito giusto ci racconta Maurizio Gallo responsabile per tutti gli aspetti logistici della spedizione.

“Era da tanto tempo che non percorrevo la Karakorum HIghway su un Van con i bidoni sul tetto i seggiolini stile scuolabus, velocità quasi null. – racconta Gallo -. Fermate ripetute vuoi per bere un chiai (tè con latte) con chapati di contorno, vuoi per le fermate ai check point , vuoi per far montare il poliziotto di scorta che viene cambiato ogni 10 chilometri. Alla fine del primo giorno dopo esserci attorcigliati sui sedili per 18 ore, siamo arrivati a Chilas all’una di notte: cena e a letto per due ore e poi ripartenza per altre 10 ore di sobbalzi. Come se non bastasse negli ultimi 20 chilometri abbiamo dovuto fare i conti con due Track (quelli tutti colorati che sono l’ icona della KKH) rovesciati uno sulla strada e uno su una scarpate con decine di persone che provavano a raddrizzarli tirando ogni cosa…Ma alla fine siamo arrivati ‘stanchi ma contenti’ perché in fondo ripercorrere la KKH come si faceva con le spedizioni di una volta ti fa entrar nello spirito giusto e si fraternizza conoscendosi scherzando e prendendosi in giro…cosa che fa sempre molto bene”.

Nei prossimi giorni gli ultimi preparativi logistici, il carico delle jeep un ultimo saluto e poi partenza per il Baltoro. Ancora strada, ancora jeep, prima di cominciare a mettere un piede dietro l’altro.

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