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11 dicembre, Giornata della Montagna: le Alpi resteranno senza ghiacciai?

KysMILANO — Un bambino nato oggi, se longevo, potrebbe arrivare a non vedere quasi più ghiacciai sulle Alpi italiane. E non si tratta, purtroppo, della previsione infausta di un astrologo, ma di proiezioni scientifiche. Se ne parlerà mercoledì 11 dicembre, la giornata che le Nazioni Unite hanno dedicato alla Montagna. Per l’occasione verranno presentati i risultati conclusivi del progetto Share Stelvio presso l’Università degli Studi di Milano, nel corso dell’evento “Ghiaccio, acqua e aria: nuovi dati per conoscere gli impatti del cambiamento climatico sul “cuore freddo” delle Alpi Lombarde”. In base alle prime informazioni divulgate, le montagne, almeno le nostre Alpi, non stanno per niente bene. I dati sono impressionanti.

Dal 1954 al 2007 una riduzione areale del 40% dei ghiacciai ha portato alla scomparsa di circa 20 chilometri quadrati di ghiaccio. Ancora, negli ultimi anni si è verificata un’accelerazione incredibile della deglaciazione: dal 1954 al 1981 -0,24 Km2/anno; dal 2003 al 2007 -0,7 Km2/anno. Tre volte tanto. Secondo le proiezioni ottenute dai ricercatori, entro il 2100 il ghiacciaio dei Forni in Valtellina, il più grande ghiacciaio vallivo delle Alpi italiane, sarà ridotto al solo 5% del suo attuale volume.

Gli studiosi di Share Stelvio hanno rilevato dal 2007 ad oggi la scomparsa di 36 laghi alpini quasi tutti situati sotto i 2500 metri di quota e, contemporaneamente, la nuova comparsa di 22 nuovi laghi: tutti situati sopra i 2900 metri. Insomma l’aumento delle temperature impatta su tutto l’ecosistema montano alpino.

“Date l’estensione e le caratteristiche dei ghiacciai esaminati, gran parte dei dati possono considerarsi estensibili ai ghiacciai alpini italiani” dichiara Guglielmina Diolaiuti, ricercatrice dell’Università degli Studi di Milano, di EvK2CNR e responsabile scientifica del progetto, che aggiunge: “Le Alpi possono venire considerate delle ‘torri d’acqua’ che svolgono un ruolo cruciale per l’accumulo e il rilascio di questa preziosa risorsa. Attraverso i ghiacci e le nevi costituiscono una fondamentale riserva di questo bene primario. I dati di riduzione glaciale ottenuti nell’ambito di Share Stelvio indicano chiaramente che le ‘torri d’acqua’ (non solo quelle del Parco Nazionale dello Stelvio) stanno modificandosi sempre più rapidamente”.

Dalle ricerche sono poi emersi altri dati di grande interesse scientifico. Sono stati effettuati studi sul permafrost, che hanno mostrato come sotto le alpi lombarde si trovi il cuore freddo delle Alpi. Al passo dello Stelvio è stata eseguita una perforazione record di 235 m di profondità e rilevata una temperatura inferiore allo zero dalla superficie fino al fondo. Prima di questa ricerca si riteneva che lo spessore massimo del permafrost sulle Alpi potesse essere di non più di 100 m. Il “cuore freddo” delle Alpi è fortunatamente più profondo di quanto ipotizzato in precedenza.

È stato poi ritrovato, nell’area proglaciale della valle dei Forni, un tronco integro di larice, che in base alla prova del carbonio 14 si è rilevato essere di 4000 anni fa. Si tratta di un ritrovamento eccezionale per dimensione e conservazione che ha permesso ai ricercatori di ricostruire il passato climatico e glaciale della zona e più in generale di gran parte della catena alpina meridionale. Un passato che può destare una certa sorpresa: 4000 anni fa il limite del bosco si trovava 400 metri più in alto di quello attuale questo da supporre che le fronti glaciali fossero arroccate a quote ben superiori di quelle attuali . Questo non deve però far pensare che i dati attuali non siano poi così allarmanti. Quello che è inedito e che più spaventa gli scienziati è infatti la rapidità con cui i cambiamenti climatici attuali stanno avvenendo.

Insieme ai risultati della ricerca, l’11 dicembre a partire dalle ore 10.15 nella sala della Rappresentanza dell’Università degli Studi di Milano, verrà presentato “Un mondo d’acqua in alta quota” volume di taglio divulgativo dedicato alle acque del Parco Nazionale dello Stelvio. Rivolto a studenti e insegnanti sarà, a partire dall’11 dicembre, a disposizione di chiunque volesse approfondire l’argomento, in versione digitale sul sito www.evk2cnr.org. In futuro saranno pubblicati due volumi analoghi dedicati rispettivamente a “Ghiaccio” e “Aria”.

Il progetto di ricerca triennale – sostenuto dal Comitato EvK2CNR con il contributo di Regione Lombardia attraverso la Fondazione Lombardia per l’Ambiente – ha coinvolto i ricercatori di tre istituti del Cnr (Isac, Ise e Irsa) e dell’Università degli Studi di Milano, dell’Università Cattolica, dell’Università dell’Insubria e del Politecnico di Milano. Share Stelvio è un progetto pilota inserito nell’ambito del progetto SHARE (programma internazionale di monitoraggio ambientale in alta quota) promosso dal Comitato EvK2CNR. Obiettivo: analizzare e quantificare gli impatti del cambiamento climatico su ghiaccio e acqua del Parco Nazionale dello Stelvio. Oggetto delle ricerche sono stati i ghiacciai, il permafrost (porzione di terreno perennemente congelato), i torrenti e i laghi e la composizione dell’atmosfera alle alte quote (misure di particolato atmosferico e ozono) dell’area lombarda del Parco Nazionale.

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Scarica qui il programma dell’evento Ghiaccio, acqua e aria: nuovi dati per conoscere gli impatti del cambiamento climatico sul “cuore freddo” delle Alpi Lombarde”

 

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