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Il Tecnico di elisoccorso: un uomo dal sangue freddo

Elisoccorso (Photo Cnsas Piemonte)
Elisoccorso (Photo Cnsas Piemonte)

TORINO – Il tecnico di elisoccorso è prima di tutto un soccorritore esperto, perché per diventarlo ha acquisito esperienza in anni di pratica, perché ha dimostrato buone abilità nell’arrampicata, sugli sci e su ghiaccio. Ma più di tutto forse, il tecnico di elisoccorso è un uomo dal sangue freddo perché nel momento decisivo e in pochi secondi  prende da solo decisioni che determinano talvolta la vita o la morte delle persone da soccorrere. Di questo abbiamo parlato in questa seconda parte dell’intervista a Luca Prochet, Direttore della Scuola regionale Tecnici – Soccorso Alpino Speleologico Piemontese.

Il tecnico di elisoccorso è un volontario?
Se con volontario si intende non retribuito no, per fortuna il tecnico di elisoccorso è pagato. Non è un lavoro a tempo pieno però, potremmo dire che è una collaborazione. Il tecnico di elisoccorso fa due giorni al mese di servizio, pertanto generalmente ha anche un altro lavoro. Il guadagno è più o meno assimilabile alla giornata della guida alpina e del resto una buona metà dei tecnici di elisoccorso è appunto una guida alpina di professione.

Il percorso formativo del tecnico di elisoccorso è simile a quello della Guida alpina?
C’è una grossissima differenza. La Guida alpina è formata per portare in montagna dei clienti, degli alpinisti, dei turisti. C’è quindi una componente di didattica, di metodologia, di progressione. Sarebbe come dire che il soccorritore sulle piste ha la stessa formazione del maestro di sci. Chi insegna deve sapere insegnare, chi soccorre deve saper soccorrere. Indubbiamente il tecnico di elisoccorso ha delle conoscenze alpinistiche perché se no non può andare in montagna. Operano su un terreno comune, basta soltanto dire che tutte le Guide alpine che si presentano di norma passano senza problemi la selezione.

Chi cura la formazione dei tecnici di elisoccorso?
La scuola nazionale dei tecnici di soccorso alpino che si chiama S.Na.Te. (Scuola Nazionale Tecnici). Conta una trentina di istruttori nazionali, di tutte le regioni. C’è un piano formativo ben distinto per i tecnici di elisoccorso: per accedere alle selezioni bisogna essere soccorritori con un certo numero di anni e di brevetti acquisiti (entrare nel soccorso alpino, passare alcuni esami, essere tecnico di soccorso, passare due ann i, rifare una selezione, rifare altri esami e diventare finalmente tecnici). Si è tecnici diciamo in circa 4 anni. Fra tutti questi tecnici capi squadra ci selezionano i tecnici di elisoccorso: chi passa le selezioni seguirà 14 giorni di formazione gestito dalla scuola nazionale. Le materie sono soccorsi su roccia, soccorsi su ghiaccio, soccorsi in valanga, neve e sci, con le varie tecniche e le varie procedure. E poi tutta la parte di elisoccorso.

Luca Prochet agli esami T.E. di novembre 2013 (Photo Cnsas Piemonte)
Luca Prochet agli esami T.E. di novembre 2013 (Photo Cnsas Piemonte)

Quanti  tecnici di elisoccorso ci sono per regione?
In Piemonte ne abbiamo 60. il totale dei volontari è circa 1000, 1200, mentre i capi squadra sono circa 150.

Pochi giorni fa come Soccorso alpino piemontese avete fatto le selezioni per i nuovi tecnici di elisoccorso. Come sono andate?
Sono andate molto bene perché su 21 candidati ne sono passati 10. Una metà, quindi più o meno siamo nella media. Sono tutti molto bravi e molto preparati. Poi ormai lo sanno quanto è difficile la selezione, quindi si preparano tutti bene.

Quindi in pratica il tecnico di elisoccorso è un soccorritori “più preparato”, nel senso che la sua formazione dura di più ed è più complessa?
A beh, certamente!

Quello di tecnico di elisoccorso è un ruolo ambito?
Mah, credo che tutti vorremmo dire di essere saliti su un elicottero, essersi calati con il verricello e poi tornare a casa a raccontare che l’abbiamo fatto. Però il tecnico di elisoccorso ha una responsabilità enorme: lui quel giorno è lì da solo a risolvere un problema e se c’è uno sbaglio è lui che l’ha fatto. Non possiamo permetterci di avere persone non perfettamente formate e capaci delle migliori abilità. È per quello che ci sono queste selezioni e che la formazione è severa. In squadra si riesce sempre in un modo o nell’altro.

Qual è la cosa più difficile per un tecnico di elisoccorso?
Dal punto di vista psicologico la cosa più difficile è avere le capacità di resistere alla pressione, prendere la decisione giusta al momento giusto, dirigere i soccorsi e avere la forza di portare avanti le decisioni che si sono prese. Ci troviamo in un ambiente che è sempre drammatico, poi una volta arrivati in ospedale diventa un caso clinico. Io dico sempre ai mie allievi: vi trovate in situazioni in cui c’è il dramma, l’emozione, le urla, i pianti, il sangue e tutto quello che va insieme e questa va affrontato.

È difficile anche saper valutare queste capacità…
Il punto è proprio quello. È facilissimo selezionare una persona che sappia arrampicare bene, sciare bene e fare i bene i nodi. Da lì, riuscire a formarlo e a farlo diventare un ottimo soccorritore ed essere sicuri che sarà in grado di affrontare le situazioni…aiuta la formazione continua. Ogni 6 mesi abbiamo aggiornamenti; discutiamo e portiamo alla conoscenza di tutti i problemi che si affrontano negli interventi; è fondamentale sapere quello che non va per tentare di trovare soluzioni didattiche e fare in modo che non si ripetano i problemi. Imparare ad avere sangue freddo non è facile. I dubbi ci sono sempre, e nel momento dell’intervento il tecnico di elisoccorso si trova da solo.

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