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L'approfondimento, Medicina d'alta quota

Mezzalama, problemi medici di una maratona a 4000 metri di quota

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AOSTA — Altitudine, ipossia, malori, cadute e incidenti. 42 chilometri in alta quota, la maggior parte oltre i 3500 metri, sono una sfida fisica oltre che sportiva. Guido Giardini, medico del centro di medicina di montagna dell’ospedale Umberto Parini di Aosta, ci racconta qui il Trofeo Mezzalama appena corso con l’occhio del team di soccorso incaricato di risolvere i problemi di salute di corridori e spettatori sul percorso di una delle gare più dure ed entusiasmanti del panorama internazionale. Quest’anno i problemi medici sono stati irrisori, ma nelle passate edizioni non è sempre andata così bene.

Il XIX trofeo Mezzalama si è tenuto sabato 4 maggio 2013, dopo lo spostamento di una settimana a causa del cattivo tempo. La scelta si è rivelata corretta: la gara si è tenuta in condizioni ambientali molto favorevoli. “Gli organizzatori sono stati molto abili ad individuare una breve finestra di bel tempo – spiega Giardini -. Era una mattinata non fredda, senza vento. I medici del centro di medicina di montagna dell’ospedale Umberto Parini di Aosta come al solito presidiavano il PMA (presidio medico avanzato) situato in prossimità dell’arrivo all’interno della tenda della protezione civile montata dai volontari della Valpelline. Tutto era pronto ad accogliere eventuali atleti in difficoltà. Ma per fortuna la mattinata è trascorsa senza particolari problemi clinici”.

“Fino alle 13 l’unico paziente visitato è stato un bambino con il mal di pancia – prosegue Giardini -. E’ noto che i medici che svolgono assistenza a competizioni si devono far carico anche dei possibili malati tra gli spettatori. Dopo le 13, complice anche a fatica, alcuni atleti si sono rivolti al presidio con disturbi non preoccupanti. Questo l’elenco delle patologie osservate: 4 casi di malattia d’alta quota (tre presentatisi spontaneamente e uno portato giù in elicottero dal rifugio Sella) principalmente con cefalea e nausea; 2 traumi distorsivi del ginocchio; 1 trauma costale; 1 ferita al dito di una mano causata dalla lamina dello sci”.

Secondo il medico, il merito va all’organizzazione che ha imposto ottime regole sui materiali e saputo scegliere bene partecipanti e giornata per la gara. “Gli organizzatori che hanno saputo magistralmente scegliere il giorno migliore – dice Giardini – e che, da quest’anno, hanno imposto regole più severe, sia nella scelta dell’equipaggiamento che nella selezione delle squadre. Inoltre faceva meno freddo e le condizioni della neve erano migliori. Grazie a ciò non vi sono stati casi di congelamento. I casi di male avuto di montagna si sono mantenuti invece costanti, prezzo da pagare invariabilmente alla severità della montagna, indipendentemente dalle condizioni climatiche”.

Nelle passate edizioni, infatti, non tutto è filato così liscio. “Nel 2011, a causa delle condizioni meteorologiche difficili – racconta Giardini -, si erano registrati diversi casi di congelamento, una ventina circa, oltre ad alcuni casi di malattia da alta quota. Ricordiamo che si gareggia per parecchie ore sopra i 3500 m, pertanto il rischio di sviluppare disturbi legati all’ipossia è reale”.

“In ogni edizione si apprende qualcosa – conclude il medico -. Il nostro centro si sta specializzando sempre più nelle patologie legate alla montagna, anche quelle che possono colpire l’atleta in competizioni estreme in alta quota. Prepareremo con attenzione anche la ventesima edizione del 2015”.

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