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Shock all’Everest: Alexey Bolotov morto per una corda spezzata

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Alexey Bolotov (photo courtesy urubko.blogspot.it)

Alexey Bolotov (photo courtesy urubko.blogspot.it)

(Updated 15.34) KATHMANDU, Nepal — Raggelante notizia dalle pendici dell’Everest. Questa mattina, in un incidente a 5.600 metri di quota, ha perso la vita il fuoriclasse russo Alexey Bolotov, che con Denis Urubko voleva aprire una via nuova in stile alpino sul versante Sud Ovest della montagna. La causa sarebbe una corda spezzata che avrebbe provocato una terribile caduta di 300 metri nei pressi dell’Icefall.

A descrivere l’incidente per primo i dettagli dell’incidente è stato l’ufficiale di collegamento nepalese Gyanendra Shrestha dal campo base, intervistato telefonicamente dall’Afp. “Pare che abbia lasciato la sua tenda intorno alle 3 del mattino – ha detto Shresta -. Uno sherpa ha poi visto il suo corpo ormai senza vita sul fondo dell’Icefall”.

Ma è proprio Urubko, tramite il sito russo Mountain.ru, a spiegare meglio la cosa: “Non so come dare questa notizia – ha detto Urubko -. Oggi 15 maggio alle 5 del mattino Alexey Bolotov stava scendendo lungo una corda che si è spezzata scorrendo sul bordo di una roccia affilata, è caduto in un dirupo di roccia per 300 metri. La morte è stata istantanea”.

La prima conferma dell’incidente l’avevamo avuta da Beni Maiya Hyoju della Cho Oyu Trekking, una delle operatrici di maggior esperienza nel campo delle spedizioni e dei viaggi in Himalaya.

“L’incidente è confermato e purtroppo anche la morte di Bolotov – ci ha detto Beni Maiya Hyoju, che abbiamo raggiunto telefonicamente stamattina -. Ma sulla dinamica ancora si sa poco. E’ avvenuto a circa 5.600 metri di quota, poco più su dell’Icefall. Forse una caduta in un crepaccio”.

Bolotov e Urubko, in Nepal dall’inizio di aprile, si erano già acclimatati. Soltanto tre giorni fa si trovavano nel villaggo di Deboche, nella valle del Khumbu, dove erano scesi per riprendere le forze in vista del tentativo finale. Non è chiaro, al momento, se quando è successo l’incidente i due alpinisti stessero già salendo per aprire la loro nuova via.

Nato il 20 gennaio 1963 nel villaggio di Dvurechensk village sugli Urali, era laureato al Politecnico, sposato e con due figli. Insignito del “Order of Courage” una delle più alte onorificienze della federazione Russa, ha vinto due Piolet d’or ed è stato autore delle più incredibili salite alpinistiche degli ultimi venti anni. Citiamo, fra le altre, la Ovest del Makalu nel 1998 e la Nord dello Jannu nel 2004 (entrambe Piolet d’Or) e la via nuova sul K2: fece parte del team che aprì la linea sulla parete Ovest nel 2007.

Secondo quanto riferito da Beni Maiya Hyoju, Denis Urubko starebbe bene e si troverebbe al campo base dell’Everest. a quanto pare i due alpinisti erano separati al momento dell’incidente. “Sono orgoglioso di dire che io e Alexey siamo amici – ci aveva raccontato Urubko prima di partire -. La prima volta ci siamo incontrati molti anni fa in una corsa al Khan-Tengry. Poi ci siamo incontrati in diverse spedizioni che ci è capitato di affrontare parallelamente all’Everest o ancora al Khan-Tengry, durante i disordini politici a Kathmandu, abbiamo condiviso il soccorso a Inaki Ochoa sull’Annapurna… abbiamo vissuto forti momenti insieme. A mio modesto parere Alexey ha uno spirito di ferro, e può riuscire in questo sogno”.

“Uno dei miei ricordi più belli all’Everest era andare a passare del tempo con un uomo così incredibilmente genuino e umile come era Alexey Bolotov – scrive oggi sulla sua pagina Facebook Jon Griffith -. Era una vera leggenda e abbracciarsi per salutarsi e dirsi arrivederci al campo base, era davvero triste. Era una persona tranquilla ma riflessiva, e quando lui parlava gli altri ascoltavano. Aveva un sorriso che brillava nei bei momenti della vita: la vodka con gli amici, le scalate, e l’amore generale per la vita. Mi auguro che alla sua età io possa avere il suo stesso sorriso, la sua umiltà, e la felicità che brillava in lui. Era uno dei ‘grandi’ e non solo in senso alpinistico. I miei pensieri vanno a Denis in questo momento. Non riesco neanche a immaginare cosa voglia dire perdere un compagno di scalata così caro e di lunga data. Riposa in pace Alexey, mancherai a tutti noi, ma il tuo spirito sopravvivrà in molti di noi”.

Beni Maiya Hyoju lavora da oltre dieci anni come Sales & Marketing Director della Cho Oyu Trekking, una delle agenzie leader di mercato in Nepal, ora lavora per alcuni mesi all’anno anche nell’agenzia Himalaya Travel aperta da Simone Moro a Bergamo.

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4 risposte per “Shock all’Everest: Alexey Bolotov morto per una corda spezzata”

  1. Pierre scrive:

    Prima, le minacce. Ora, questo.
    Era uno degli amici dello stile alpino?

  2. Marco A. scrive:

    Anche gli alpinisti, come giornalisti e politici hanno fame di denaro. Non vorrei che si strumentalizzasse l’accaduto con un bel best seller alla Krakauer.

  3. GIACOMO scrive:

    SONO FOLGORATO DALLA NOTIZIA

    • Rick master scrive:

      Commento alquanto scarno ma appropriato, le altre osservazioni pregne della solita lamentela da “sapientoni da bar” lasciano solo il chiasso sterile della chiacchiera.
      Ricordiamoci che è deceduto un uomo, un po’ di rispetto sarebbe opportuno.

Commenti chiusi

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