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Vulcano erutta su alpinisti in salita: 5 morti e 8 feriti

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MANILA, Filippine — Tre tedeschi e una guida filippina sono morti, un altro straniero è disperso da giorni. Questo il tragico bilancio della tragedia avvenuta nei giorni scorsi sulle pendici del vulcano Mayon, nelle Filippine, dove una violenta eruzione ha esploso rocce grandi come automobili addosso ad un gruppo di 30 alpinisti in salita.

Il Mayon è uno dei più attivi della zona: negli ultimi 400 anni ha eruttato almeno 40 volte. Tre anni fa aveva eruttato formando una torre di fumo di 8 chilometri. Alto 2.460 metri, si trova a 340 km a sud di Manila e a causa della sua forma conica “perfetta” è molto gettonato dai turisti.

Il gruppo di alpinisti vittima dell’eruzione aveva pernottato in tenda ai piedi del vulcano con le proprie guide. Volevano salire ad osservare il cratere da vicino, ma il vulcano ha eruttato proprio mentre si stavano avvicinando. Una densa coltre di fumo e rocce enormi, alcune grandi come stanze, li hanno investiti in pieno, causando una vera e propria strage. Sul posto è intervenuto l’elicottero non appena la visibilità lo ha reso possibile.

Il governatore locale Joey Salceda ha dichiarato morti 3 tedeschi e un filippino. Otto altri alpinisti, tutti stranieri fra cui austriaci e spagnoli, sono stati feriti. Un altro alpinista straniero risulta disperso da giorni e “si presume morto”.

Renato Solidum, capo del Philippine Institute of Volcanology and Seismology, ha dichiarato all’Associated Press e al quotidiano Abcnews.go.com che secondo lui “il vulcano dovrebbe essere vietato agli alpinisti. Al momento l’accesso è chiuso solo in caso di allerta, che però in questo caso non era stato emesso. Le eruzioni possono essere improvvise”.

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