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L'approfondimento, Medicina d'alta quota

In montagna dopo malattie neoplastiche: potrebbe ridurre il rischio di recidive

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TRENTO — Tornare in montagna dopo un trapianto d’organo o dopo una malattia neoplastica: azzardato oppure addirittura terapeutico? Secondo alcuni, uno sport come il trekking potrebbe addirittura il rischio di mortalità e recidive. E farebbe un gran bene all’umore. Se ne è parlato sabato 27 aprile 2013 a Trento, al Convegno in oggetto organizzato dalla Società Italiana di Medicina di Montagna, in collaborazione con il Trento Film Festival 2013, con la Commissione Centrale Medica del CAI e con l’Ordine dei Medici della Provincia di Trento. I temi trattati sono stati molto attuali e interessanti.

Al convegno sono intervenuti medici specialisti e soggetti che hanno voluto parlare della loro esperienza dopo la malattia.
A sostenere i benefici dello sport dopo malattie di questo genere è stato Fedro Peccatori, oncologo dell’Unità di Fertilità e Procreazione della Divisione di Ginecologia Oncologica dell’Istituto Europeo di Oncologia, che ha parlato di attività fisica e di cancro alla mammella. Con una corretta attività fisica si riducono in modo notevole il rischio di mortalità e il rischio di recidive. Fondamentale quindi il ruolo dell’attività fisica: ecco l’importanza di volersi bene, di camminare, di muoversi e di prendersi cura di sé.

L’importanza della montagna per la positività e il morale del paziente è stato sottolineato dagli interventi che hanno parlato di bambini. Il Prof. Giuseppe Masera, primario emerito della Clinica Pediatrica dell’Ospedale S. Gerardo di Monza, ha parlato del progetto “ Scalare il proprio Everest anche in Valcamonica” messo a punto nel 2003 per portare in montagna, presso il Centro di Ponte di Legno, i bambini colpiti da leucemia o linfoma. Si tratta di un progetto di recupero. L’idea è nata vedendo quanto realizzato a Chamonix in Francia dal medico alpinista Christine Janin e dal pediatra André Barichel (“ A chacun son Everest”).

Grazie al volontariato, alle guide alpine si è riusciti a portare a termine questo affascinante progetto. Masera ha parlato della Resilienza, grazie alla quale i piccoli soggetti colpiti da emopatie gravi, ogni anno, per una settimana (ultima di giugno, prima di luglio) in gruppi di dieci vengono accompagnati sulle montagne dell’Alta Valcamonica. La montagna ha aggiunto qualcosa nell’affrontare la malattia neoplastica ed i traumi conseguenti. La malattia viene vista in simile contesto come un momento di vita da superare imparando a rivivere e a divenire più forti. I piccoli pazienti stanno per una settimana a Ponte di Legno senza genitori, accompagnati da volontari ( medici e paramedici) e da guide alpine ( Andrea Faustinelli, Dado Ravizza).

Così divengono più indipendenti, più disponibili, più felici, per imparare a vivere e a rivivere. E’ seguito un intervento anche del dr. Pavan, una pediatra che segue i bambini del S. Gerardo. Si tratta di un’esperienza pilota per l’Italia. I risultati sono sorprendenti ed i ragazzi sono molto motivati. Si tratta di una vacanza in montagna, vero toccasana per la salute dei piccoli pazienti. Un’occasione di cura con conseguenti effetti positivi. In passato ci sono stati contatti anche con la Clinica Oncologica Pediatrica di Vienna. Attualmente i centri coinvolti dall’iniziativa sono tre : la Clinica Pediatrica dell’Ospedale S. Gerardo di Monza, la Clinica Pediatrica di Brescia e l’Istituto Nazionale per la Diagnosi e la Cura dei Tumori di Milano.

Diverse, invece, sono le modalità, le difficoltà e le possibilità di ritorno in alta quota per i pazienti, a seconda dell’organo al quale hanno subito il trapianto. Ne parleremo la prossima settimana.

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