• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
Alpinismo, Alta quota, Primo Piano

Rissa all’Everest, spuntano le versioni degli Sherpa e di altri testimoni

Everest-e-Colle-Sud.jpg

(Updated 03/05) KATHMANDU, Nepal — A distanza di alcuni giorni dall’evento emergono sui siti internazionali diverse testimonianze sulla rissa ai campi alti dell’Everest. Da un lato la versione degli Sherpa – riportata dall’americano Garrett Madison di Alpine Ascents, smentito però da Simone Moro -, che spiegherebbe i fatti secondo gli Sherpa e le ragioni della rabbia; dall’altro i racconti di chi ha assistito al pestaggio, come quello dell’alpinista statunitense Chad Kellog che si trovava proprio a campo 2, o degli scalatori russi che hanno visto la scena in parete a distanza. E poi affiorano commenti illustri, come quelli di House e Messner.

Garrett Madison, alpinista e guida alpina dell’americana Alpine Ascents, ha voluto dare voce alla versione degli sherpa, i cui contatti con i media sono certamente più distanti e difficoltosi, e per spiegare principalmente cosa ha scatenato la rabbia nei confronti di Simone Moro, Ueli Steck e Jon Griffith tra campo 3 e campo 2 della parete ovest del Lhotse. Il racconto è stato pubblicato poi sul blog di Alan Arnette e su altri siti internazionali, ma è stato prontamente smentito da Simone Moro nelle scorse ore su Explorersweb.

Secondo quanto riferito da Madison per capire le ragioni della lite bisognerebbe tornare indietro al 18 aprile, quando al campo base dell’Everest si è tenuta un’assemblea tra Sirdar per decidere la strategia di salita della montagna. Quel giorno è stato stabilito il team dei migliori sherpa che avrebbero attrezzato la via di salita con le corde fisse, concordando con le altre spedizioni che nei giorni di lavoro degli sherpa nessuno sarebbe salito sulla montagna a disturbare il delicato lavoro. Simone Moro e i suoi compagni, che non facevano parte di una spedizione commerciale, non hanno partecipato al meeting e non sarebbero stati  a conoscenza quindi degli accordi presi, definiti da Madison una “legge non scritta” dell’Everest.

Moro, Steck e Griffith, sebbene salissero su una linea indipendente, alcuni metri a sinistra degli sherpa e senza utilizzarle le corde, arrivati sotto campo 3 hanno dovuto traversare, incrociando inevitabilmente il team degli sherpa che lavorava. Secondo il racconto di Madison, le due parti sono venute in contatto, ci sarebbe stato un diverbio, Moro avrebbe alzato la voce, e i nepalesi avrebbero preferito lasciare le corde dove si trovavano, interrompere le delicate operazioni che stavano svolgendo e ridiscendere a campo 2.

Qui però, una volta ridiscesi anche i 3 europei, il litigio sarebbe continuato e degenerato: gli sherpa si sarebbero sentiti offesi, non riconosciuti nell’importanza e nella pericolosità del lavoro che stavano svolgendo. Dalle parole si sarebbe passati alle mani trasformando la discussione in una rissa. “La rissa è stata sedata da un gruppo di alpinisti occidentali e di sherpa che hanno agito insieme – si legge nella conclusione del report di Madison -. Il team di Simone è stato protetto tanto da un gruppo di sherpa quanto da alcuni alpinisti e guide occidentali”.

“Quel report è completamente, completamente falso – ha dichiarato però Moro in una intervista di oggi con Explorersweb -. non ho mai fatto le stupide chiamate radio che Madison racconta. E ho testimoni che lo confermano. E’ una falsificazione per giustificare la tensione e la violenza a campo 2. Capisco che Madison debba difendere i suoi affari, ma mentire non è il modo di farlo”.

Proprio da un connazionale di Madison arriva una testimonianza dello scontro, che lascia a bocca aperta. Chad Kellog ha raccontato sul suo blog quanto ha visto e sentito a campo 2: a suo dire la tensione era molto alta tra gli sherpa, che erano irritati per aver dovuto interrompere il lavoro di fissaggio delle corde e per aver sprecato la giornata. Moro, Steck e Griffith sarebbero stati messi in guardia della situazione da Melissa Arnot a campo 2, poi sarebbe scoppiata la lite.

Su richiesta degli sherpa, Moro sarebbe uscito in ginocchio dalla tenda chiedendo scusa, schivando al pelo il fendente di un coltellino. “Gli uomini avevano promesso che se Simone fosse uscito in ginocchio implorando il perdono non gli avrebbero fatto del male – si legge nel report di Kellog -. Simone ha provato a uscire dalla tenda in ginocchio quando è stato colpito e costretto a tornare dentro”.

L’Arnot si sarebbe frapposta come scudo per cercare di difenderli. Sarebbero volati sassi, uno dei quali avrebbe colpito Steck. E una volta separati i litiganti, si sarebbero levate minacce di morte e sarebbe stato intimato ai tre di andarsene, come poi hanno fatto.

Explorersweb, tramite la traduzione di RussianClimb, ha riportato poi la testimonianza di un altro gruppo di alpinisti russi, che avrebbe voluto salire lo stesso giorno della rissa, il 27 aprile, a campo 3. Anche a loro era stato chiesto di non proseguire per non disturbare il lavoro di chi fissava le corde. Gli scalatori avrebbero visto da lontano Moro, Steck e Griffith incontrare gli sherpa, ma da dove si trovavano loro, in un punto più in basso, la situazione non dava l’impressione di essere grave.

Molte altre testimonianze stanno emergendo in queste ore, da parte di diversi alpinisti che si trovavano al campo base e che più o meno direttamente hanno avuto a che fare con la vicenda. In calce all’articolo vi proponiamo una serie di link a cui fare riferimento per leggerne i dettagli.

Nel frattempo diversi alpinisti hanno espresso un parere tramite il web e tramite i media, citando anche episodi passati capitati a loro stessi. Così per esempio Steve House su Twitter  ha dichiarato: “nel 2011 ci acclimatavamo sulla via normale al Makalu, scalavamo slegati e senza corde fisse. Il capo degli sherpa ci minacciò. Mi sembra che i lavoratori dell’Everest, gli sherpa, si possano sentire minacciati dalla progressiva affermazione di chi scala senza aver bisogno di loro. C’è un gigantesco fraintendimento del moderno alpinismo da parte degli sherpa in Nepal, probabilmente creato dalle ‘guide’ dell’Everest e dell’Ama Dablam”.

“Moro e Steck avevano tutto il diritto di salire – ha detto anche Reinhold Messner alla Gazzetta della Sport qualche giorno fa -. Hanno chiesto e ottenuto alle autorità nepalesi i permessi necessari. Però in parete, sulla via, i padroni, i ‘king’, sono gli sherpa. E li deve essere successo qualcosa. Bisogna tenere conto che a 7500 metri non si è lucidissimi. Tanto meno dopo una giornata di duro lavoro. Questo spiega un eccesso di nervosismo, da cui tutto è cominciato. Ma non basta a spiegare il seguito. Forse c’era qualcosa anche prima. Forse qualche sherpa pensa che chi non usa il loro sistema, non deve salire. Sarebbe uno scontro con le autorità, in pratica. Gli sherpa, che faticano in parete e rischiano anche la vita, forse non vogliono che l’Everest sia aperto a chi, come Moro, non ha bisogno del loro aiuto”.

Lunedì scorso comunque, la pace è stata fatta anche se la spedizione di Moro e Steck è stata chiusa. E se Simone Moro ha deciso di rimanere in Nepal per continuare il suo lavoro di pilota di elisoccorso, Ueli Steck ha invece dichiarato alla stampa svizzera di non avere più intenzione di tornare sul Tetto del mondo, o su un’altra montagna di quella valle.

“Quando vi sono cento persone che ti dicono che vogliono ucciderti e quando tra di esse ci sono alcuni uomini assieme ai quali l’anno prima avevamo scalato l’Everest ed erano amici – ha dichiarato l’alpinista svizzero a Swissinfo -, è difficile rimanere. Sono veramente deluso. Ho perso completamente la fiducia. Non posso tornare su questa montagna, anche se tutti dicono che non succederà più. Chi può assicurarmi che una folla incollerita non cercherà di tagliare la mia corda o di bruciare la mia tenda? È un’esperienza che non dimenticherò mai. Ho cambiato opinione sull’Everest e sulla sua regione, la valle di Khumbu. Questa valle mi piaceva veramente. Sono venuto qui dieci volte, ma adesso penso che non ci tornerò più”.

 

Links:

La versione degli sherpa riportata da Garrett Madison http://www.outsideonline.com/adventure-travel/asia/nepal/mount-everest/Fight-at-Camp-2-on-Everest.html?page=1

 

L’intervista di Simone Moro che smentisce Madison: http://www.explorersweb.com/everest_k2/news.php?id=21451

La testimonianza di Chad Kellog  http://www.outdoorresearch.com
Il sito di Melissa Arnot http://www.melissaarnot.com
La testimonianza dei russi http://www.explorersweb.com/everest_k2/news.php?id=21442
I tweet di Steve House https://twitter.com/stevehouse10

Articolo precedenteArticolo successivo

4 Comments

  1. Secondo me bisogna avere più rispetto sia della Montagna che degli Sherpa e nessun uomo, nemmeno colui che ha conquistato tutti gli 8.000 della terra ha diritto di abusare del loro prezioso lavoro e non ha diritti di offenderli; non so come sono andate le cose e in questi casi si sentono voci spesso sconcordanti una dall’altra e sicuramente non giustifico il pestaggio agli Alpinisti ne tanto meno le minacce di morte ma però questa povera gente penso che sia arrivata al limite della sopportazione di tutte queste spedizioni che invadono il loro territorio, se pur questo gli permette di guadagnare soldi per poter mantenere poi le proprie famiglie.
    Se gli Sherpa sono arrivati a tanto qualcosa di grave è successo sicuramente, non so se incomprensioni con Moro e gli altri Alpinisti oppure offese verbali, rispettiamo la terra degli altri, il loro popolo, le loro tradizioni ed usanze e vedrete che fatti del genere non si ripeteranno.

  2. Buon giorno, per me Moro ha tirato la corda con gli atteggiamenti verbali e gli sono stati addosso . Per gli Sherpa , lui non ha avuto rispetto del lavoro che stavano facendo, e’ inutile girarci tanto intorno. Gli stranieri perché tali , sono ospiti , anche se paganti ( permessi ecc ecc ) e quindi come si fa anche in tutto il resto del mondo, ti devi adeguare e rispettare che sei OSPITE IN CASA LORO. Poi se lui ha la voglia, capacità , bravura , coscienza di aiutare i Nepalesi con il soccorso , tanto di cappello, ma questo non ti permette comunque di non stare a tacite regole. La reazione violenta non è mai un fatto giustificabile e comunque non risolve nulla neppure se fomentata da una spocchiosita’ verbale. Per fortuna si legge che parecchi Sherpa hanno aiutato Moro durante il pestaggio . Più correttezza da entrambe le parti non guasterebbe affatto. La bravura di Moro e’ indiscussa a livello Alpinistico e credo che tutto ciò gli sia tristemente sfuggito di mano. Questo e’ un gran peccato perché avevano formato un bel gruppo di forti Alpinisti e avremmo sicuramente assistito a qualcosa di interessante.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *