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Dalle Dolomiti al K2: Erich Abram, un alpinista bolzanino

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BOLZANO — “Erich Abram. Un alpinista bolzanino” è una biografia, una raccolta di foto e testimonianze, una ricostruzione della storia dello scalatore e avventuriero. Il volume, a cura di Augusto Golin e voluto dalla città di Bolzano per il suo illustre cittadino, è redatto in doppia lingua, italiano e tedesco. Un ritratto delicato, misurato e sobrio come la persona che dipinge: un uomo lontano dalle cronache, dalle luci della ribalta, eppure non di meno forte, tenace e appassionato alpinista.

“Raccontare la vita di Erich Abram – dice Golin nell’introduzione all’intervista all’alpinista altoatesino -, vuol dire raccontare le esperienze di guerra, la lunga prigionia,ma ancora prima il dramma delle opzioni, il fascismo. Vuol dire raccontare come un prigioniero di guerra, liberato nel ’47, riesca a entrare a far parte della squadra nazionale di alpinisti che nel 1954 tenta la salita della seconda montagna più alta della terra, il K2, nel lontano Karakorum, nel Pakistan appena separatosi drammaticamente dall’India. Vuol dire raccontare la storia di un uomo che da frigorista diventa pilota, dapprima di piccoli aerei e poi di elicotteri, e con questa attività gira il mondo, il Sudan, l’Algeria. Ma vola anche sopra le montagne e i ghiacciai, dove porta soccorso, rifornimenti, materiali, e sopra boschi e vigneti per servizi antincendio e antigrandine”.

“Erich Abram. Un alpinista bolzanino” si apre con la lettera scritta da Walter Bonatti all’amico Abram nel 1999, in occasione dei festeggiamenti a lui dedicati dalla città di Bolzano. Le parole volano dritte all’evento che li ha uniti per la vita: la salita al K2, il dolore per la loro personale vicenda, la gioia per essersi trovati e averla vissuta insieme. Poi Luis Vonmetz ricorda l’Abram delle Dolomiti, l’arrampicatore mito dei giovani altoatesini, quindi passa la penna ad Augusto Golin che riporta una lunga intervista in cui il protagonista si racconta: dalla nascita a Vipiteno nel 1922 alla campagna di Russia, dal K2 all’Alpe di Siusi, dal lavoro di imprenditore, a quello di pilota di piper per il soccorso alpino e di istruttore guide alpine su roccia e ghiaccio, e soprattutto alla sua grande passione per l’alpinismo e l’arrampicata.

Perché, come recita il titolo del capitolo successivo, “la cosa più bella era arrampicare”. Dopo un esordio da bambino sullo Sciliar, Abram inizia ad arrampicare negli anni ’30: con gli amici andava al Passo Sella, o al Passo Costalunga o al Vajolet. A 16 saliva già il VI grado. Dopo guerra e la prigionia in Russia, riprende subito ad arrampicare: dapprima con la sorella Trudi, con cui scala al rientro la parete est del Catinaccio lungo la via di Steger e Wiesinger. Poi tra gli anni ’50 e ’70, apre nuove vie e ripete le classiche in Dolomiti: Civetta, Catinaccio, Gruppo delle Pale, Cime di Lavaredo, Croda dei Toni, Roda di Vael, solo per citarne alcune.

Erich Abram sulla via Stosser alla Tofana di Rozes (Photo Erich Abram_Un alpinista bolzanino pp98)
Erich Abram sulla via Stosser alla Tofana di Rozes (Photo Erich Abram_Un alpinista bolzanino pp98)

Ma tante sono state anche le salite sulle Alpi centrali e occidentali: dalla Cassin al Badile, al Pizzo Cengalo, dall’ortles al Gran Zebrù, dall’Adamello al Pizzo Tresero, dal Gran Capucin al Dente del Gigante, dal Monte Bianco al Monte Rosa.L’impresa più popolare rimane però sicuramente lo spigolo Abram sul Piz Ciavazes, nel Gruppo del Sella, che l’alpinista sale nel 1953.

“I grandi alpinisti si possono dividere in due categorie – chiosa Golin -: quelli che fanno grandi imprese e lo fanno sapere a tutti. Poi quelli che compiono grandi imprese e se le tengono per se. Erich Abram appartiene a questa seconda categoria”.

 

 

 

 

 

 

Erich Abram copertina Erich Abram_Un alpinista bolzanino
Erich Abram copertina Erich Abram_Un alpinista bolzanino

 

Titolo: “Erich Abram Un alpinista bolzanino”
A cura di: Augusto Golin
Traduzioni: Wolftraud de Concini/Marta Golin
Casa editrice: Longo SpA
Pp. 182
Prezzo: 9,90€
Partner: Città di Bolzano/Salewa/Salewa Cube – Con il patrocinio di: AVS Alpenverein     Südtirol/Club Alpino Italiano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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