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Film, L'approfondimento

Fiction sul K2, il parere di Maurizio Nichetti

Maurizio Nichetti (Photo www.ragusanews.com)
Maurizio Nichetti (Photo www.ragusanews.com)

MILANO — Delle diverse critiche sulla fiction targata Rai “K2, la montagna degli italiani” molte sono state rivolte alla scarsa verosimiglianza dei personaggi e agli errori talvolta evidenti relativi all’ambientazione. La storia del cinema è piena di esempi di clamorose cantonate, che pure in alcuni celebri casi non hanno impedito ai film di diventare dei “blockbuster” o dei cult. Abbiamo chiesto un parere a chi di cinema se ne intende, ma anche di montagna: al regista Maurizio Nichetti, direttore per tanti anni del Trento Film Festival.

Scarsa somiglianza nella fisicità dei personaggi, storie famigliari del tutto inventate e una resa cinematografica dell’impresa che forse rende poco l’idea dell’epicità di quella prima salita al K2, non soltanto per come è stata vissuta dai protagonisti ma anche per come è passata alla storia nei decenni successivi. Sebbene il genere di appartenenza del lungometraggio giustifichi la fantasia – “fiction”, finzione, per l’appunto – sono queste le critiche maggiori rivolte al film da parte di una buona fetta del pubblico degli appassionati di montagna, tralasciando giudizi di gusto su regia e recitazione degli autori.

Abbiamo voluto chiedere un parere a chi di cinema, e anche di cinema di montagna, si interessa da anni. Maurizio Nichetti, attore, regista e produttore, è stato infatti direttore artistico del Trento Film Festival dal 2004 al 2010. “K2, la montagna degli italiani” non ha potuto vederlo, ma noi abbiamo fatto comunque due chiacchiere con lui, che conoscendo da vicino questo mondo ci ha spiegato la sua visione.

“Quando ho sentito che era in corso una produzione sulla storia della prima salita al K2 ho pensato che doveva essere una co-produzione con un forte partner dietro – ha detto Nichetti -. Perché se fosse venuto in mente a uno di noi di fare un film del genere sarebbe stato difficile trovare il budget per realizzarlo. I budget che la Rai mette a disposizione per le fiction difficilmente sarebbero sufficienti a finanziare da soli film di due giorni in alta quota, che hanno alti costi”.

“La produzione italiana è di certo una produzione seria – ha voluto precisare Nichetti -, bisognerebbe parlare con il regista. Io purtroppo non l’ho vista la fiction, ma certo, se mi dice che c’erano errori grossolani come ciuffi d’erba a quasi 8000 metri, mi stupisco che sia stato affrontato un tema del genere senza il supporto di esperti competenti”.

“K2, la montagna degli italiani”, andato in onda in due puntate questa settimana sul primo canale nazionale, è stato diretto dal regista Robert Dornhelm, per una produzione Rai Fiction in collaborazione con Red Film, Terra Internationale Filmproduktionen. Abbiamo provato a contattare gli sceneggiatori della fiction, tramite la produzione Red Film, ma al momento non è stato possibile parlare con loro. Aspettiamo di riuscire a intervistarli nei prossimi giorni.

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4 Comments

  1. Ma solo io ho notato, ad esempio, che verso la fine, quando Compagnoni comincia a delirare poco prima della vetta, si inerpica su un sentiero già battuto???

  2. concordo ma ce ne sono stati molti di episodi da filmetto inizio secolo (1900). prima scena, il militare colpito che dice “ahi mi hanno colpito” con voce un poì più alta del normale …… per non parlare dei pakistani che parlano italiano (nel 1950 ?), delle rocce pulite dalla neve a 7000 m, del clima apparentemente primaverile, dell’ultima salita senza zaino, solo con le bombole ….. mah!

  3. inutili le scene di vicende personali …perchè allora non rendere più esplicita la scena della coppia nel fienile?o approfondire il triangolo morosa a casa, alpinista in difficoltà e rivale in azione?scolpire è togliere , non aggiungere ..anche perchè i personaggi ormai non possono indignarsi più e difendersi

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