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Morto George Lowe, ultimo superstite della spedizione che conquistò l'Everest

George Lowe, a destra, con Sir Edmund Hillary nel 1953 (Photo courtesy of PA/PA Wire)
George Lowe, a destra, con Sir Edmund Hillary nel 1953 (Photo courtesy of PA/PA Wire)

RIPLEY, Regno Unito — É morto all’età di 89 anni George Lowe, l’ultimo superstite della storica spedizione che nel 1953 raggiunse per la prima volta gli 8848 metri del Monte Everest, la cima più alta del mondo. L’alpinista neozelandese compì altre imprese, soprattutto nell’Antartico dove una montagna è stata chiamata in suo onore Mount Lowe.

Wallace George Lowe nacque ad Hastings, nell’Isola del Nord della Nuova Zelanda, il 15 gennaio del 1924. All’età di 9 anni cadde dai gradini della veranda di casa e si ruppe un osso del braccio sinistro, poco sopra il gomito. L’osso non fu sistemato a dovere e dovette essere rotto altre sette volte prima di poter essere considerato guarito. Questo lasciò l’arto in grado di compiere pochi sforzi. L’incidente non gli impedì però di allenarsi per diventare una guida alpina, attività che praticava durante le vacanze scolastiche, visto che di mestiere faceva l’insegnante.

Fu proprio durante le scalate sulle Alpi Meridionali della Nuova Zelanda che conobbe Sir Edmund Hillary e iniziò a perfezionare con lui le salite alpinistiche delle montagne del proprio Paese stringendo una solida amicizia. Nel 1951 entrambi gli alpinisti presero parte alla prima spedizione neozelandese nell’Himalaya, per la conquista della vetta più alta del mondo, l’Everest. Il team non riuscì nell’impresa, ma Lowe e Hillary furono notati da Eric Shipton e introdotti nel team di una spedizione britannica sul Cho Oyu.

Il loro talento durante la scalata valse il posto nella spedizione britannica guidata dal Colonnello John Hunt che voleva conquistare la cima dell’Everest. Fu proprio questa spedizione la prima a raggiungere la vetta più alta del mondo il 29 maggio 1953 con Sir Edmund Hillary e lo sherpa Tenzing Norgay. Durante la discesa Hillary raggiunse Lowe e fu a lui che disse la storica frase “Well, George, we knocked the bastard off!”.

Secondo le testimonianze e le varie ricostruzioni pubblicate, Lowe si dimostrò un valido alpinista, capace di grande forza e tenacia. Ad una certa altitudine fu lui a sostituire il fotografo ufficiale, che soffriva di un problema respiratorio, e a continuare ad effettuare scatti e video a testimonianza della salita. Le pellicole diventarono successivamente un documentario, “The Conquest of Everest”, nominato all’oscar per il miglior documentario del 1953.

Fu anche grazie a questo che fu ingaggiato come fotografo ufficiale per la Commonwealth Trans-Antarctic Expedition, la traversata del continente Antartico passando per il Polo Sud. Nel 1958, al termine della spedizione, Lowe si trasferì nel Regno Unito dove si stabilì fino alla sua morte. Lavorò al Dipartimento dell’Educazione e delle Scienze come ispettore scolastico fino al suo pensionamento nel 1984.

Quale ultimo sopravvissuto della spedizione del 1953 negli ultimi anni stava lavorando ad un libro contenente le sue memorie e le fotografie della storica spedizione di cui il prossimo maggio ricorrerà il 60esimo anniversario. Purtroppo una grave malattia lo ha stroncato mercoledì 20 marzo in una casa di cura in cui era ricoverato a Ripley, nel Regno Unito, prima che potesse partecipare direttamente alla ricorrenza e alla presentazione del volume.

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