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Ma al “popolo” la fiction del K2 è piaciuta

Fiction K2 - un fotogramma
Fiction K2 – un fotogramma

ROMA — 4.860.000 telespettatori la prima puntata e 4 milioni 516 mila la seconda. Sono questi i numeri della fiction “K2 -La montagna degli italiani”, che nelle serate del 18 e 19 marzo ha sempre superato il 16 % di share. Tra il pubblico, molti alpinisti trepidanti, in attesa di vedere finalmente il K2 in prima serata, ma soprattutto molti curiosi completamente a digiuno di montagna, che hanno trovato lo spettacolo avvincente e diverso dal solito.

A fronte del coro di condanne da parte degli appassionati, troviamo dunque un giudizio positivo da parte di chi di alpinismo non sa nulla, ma ha accolto con entusiasmo questo “pezzo di storia italiana di cui non conoscevo l’esistenza”, come si legge in diversi commenti lasciati dai telespettatori sui social network, nei forum di tv e sulle pagine Facebook degli attori della fiction.

Qui la storia viene definita “diversa dal solito”, perchè racconta di un’impresa “sconosciuta”. “Il film è bellissimo, finalmente un genere diverso dal solito” scrive una telespettatrice sul diario di Marco Bocci in Facebook. “Ho seguito il film con intensa emozione… Una storia carica di umanità e passione” gli fa eco un’altra. Una terza scrive invece: “Scusate l’ignoranza, ma non sapevo di questa storia.. grazie alla trasmissione del film conosco un pezzo di storia italiana. Bravi tutti gli interpreti”.

E non se n’è parlato solo sui social network. Per la prima volta dal panettiere, in casa dei miei suoceri, nel centro artistico dove frequento un corso di pittura, ho trovato gruppi di signore e signori che discutevano animatamente della salita e del ruolo di Bonatti. Tutti entusiasti. Peccato che alcuni non avessero nemmeno capito che Bonatti aveva lasciato le bombole per i due compagni a 8000 metri: in almeno due o tre pensavano le avesse buttate giù dalla montagna.

Mi è venuto da rifletterci. Credo che se si vuol fare qualcosa per la montagna è anche ora che se ne parli, che si riconosca il suo valore a livello popolare, e non solo di elite alpinistica o turistica. Allora ben vengano le fiction. Ma è inevitabile che se la storia viene troppo variata, per necessità di copione o per altri motivi, qualcuno si arrabbi.

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5 Comments

  1. In merito a quanto scritto la invito a leggere i commenti sulla pagina Walter Bonatti su Facebook, non mi sembrano molto lusinghieri nei confronti della fiction…
    Forse è piaciuta solo ai fans di Bocci…
    Cordiali saluti

    Marco Anselmi

  2. Io invece concordo con quanto scritto da Sara Sottocornola. A mio avviso il suo invito a riflettere è pienamente centrato. Con tutti i limiti e gli errori di questa fiction non possiamo non prendere atto che oggi ci sono molte persone in più che sono a conoscenza dell’impresa del 1954. Sicuramente si poteva fare di meglio e capisco le critiche che molti hanno rivolto, ma Sara ha ragione: “se si vuol fare qualcosa per la montagna è anche ora che se ne parli, che si riconosca il suo valore a livello popolare, e non solo di elite alpinistica o turistica”.

  3. Forse è un po’ come la conoscenza che l’italiano medio ha della storia dell’arte italiana, ovvero grossolana.
    Bonatti? Si l’alpinista del K2. Leonardo? Un bravo pittore.

  4. “Quello non è il nostro K2”
    “ma uno che sa niente non si accorge”
    e chi sa niente ignora, giusto? Ossia è …
    Come tanti dei “4.860.000 telespettatori la prima puntata
    e 4 milioni 516 mila la seconda”.

  5. Scuotere interesse in chi non conosce nulla di montagna con una storia vera e non inventata è un ottima scelta. Ma a questo punto vale la pena raccontare la storia in modo fedele, perché si parla di persone reali e perché non necessità di fantasia: è sufficientemente interessante così come è.

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