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Il racconto della prima invernale al Broad Peak: la vetta e la drammatica discesa

Gli alpinisti polacchi tornati dal Broad Peak (Photo ExWeb courtesy TVN24)
Gli alpinisti polacchi tornati dal Broad Peak (Photo ExWeb courtesy TVN24)

VARSAVIA, Polonia – Il team polacco guidato da Krzysztof Wielicki ha conquistato il 5 marzo scorso il 12esimo ottomila della terra salito in invernale. Ora all’appello ne mancano solo due, ma la cima del Broad Peak è costata un caro prezzo a due dei 4 alpinisti arrivati in vetta: Maciej Berbeka e Tomasz Kowalski sono infatti morti nella fase di discesa. A distanza di due settimane da quel fatidico giorno, la spedizione polacca ha pubblicato il report riassuntivo che racconta la partenza da campo da 4 e la fase di rientro. Lo riprendiamo dalla traduzione inglese pubblicata sul sito Exsplorersweb.

“Il 5 marzo all’alba (5.15) il team di vetta – composto da Maciej Berbeka, Adam Bielecki, Tomasz Kowalski ed Arthur Malek – è partito da campo 4 a 7400 metri. Avevano deciso di compiere il tentativo perché le condizioni meteo erano molto buone e perché le previsioni meteo per il giorno dopo era favorevoli. Nella salita verso la cima hanno dovuto superare tre passaggi difficili. Adam Bielecki e Maciej Berbeka salivano per primi. A una quota di circa 7900 metri gli alpinisti hanno raggiunto il passo e la cresta alle 12.30: procedeva in testa Bielecki, poi Berbeka, poi insieme Malek e Kowalski.

Dal passo in poi gli alpinisti hanno proceduto in due gruppi: Bielecki-Malek e Berbeka-Kowalski, per via della difficoltà della Rocky Summit (8027 metri). Gli uni seguivano gli altri in due distinte cordate. Bielecki-Malek andavano avanti. Il tempo impiegato dal passo, raggiunto alle 12.30, fino alla cima è stato più lungo di quanto avessero preventivato: si sono trovati ad affrontare difficoltà tecniche impreviste nel tratto sotto la Rocky Summit che non si presentano nelle scalate estive. Giunti sulla Rocky Summit, alle 16, sia Bielecki sia Berbeka hanno chiamato il leader della spedizione Krzysztof Wielicki al campo base. Hanno deciso di continuare per fino alla vetta (ndr. 8.047 metri).

Il team è arrivato in cima:
– Adam Bielecki alle 17:20
– Arthur Malek alle 17:50
– Maciej Berbeka e Tomasz Kowalski alle 18:00

Maciej Berbeka e Tomasz Kowalski (Photo ExWeb courtesy TVN24)
Maciej Berbeka e Tomasz Kowalski (Photo ExWeb courtesy TVN24)

C’era quindi uno stacco di 40 minuti tra il primo e l’ultimo arrivato in cima. Una volta arrivato in cima ogni alpinista si girava e incominciava immediatamente la discesa, senza aspettare gli altri. Aspettarsi nelle scalate invernali a queste altitudini è praticamente impossibile, secondo quanto riferito da Bielecki e Malek, perché comporta un alto rischio di ipotermia e altre gravi conseguenze.

Sulla via di salita nessuno degli alpinisti ha manifestato segnali di stanchezza o problemi fisici. La discesa, accompagnata da condizioni più lente all’apice dell’inverno, è stata pericolosa e difficile. Nonostante in apparenza avessero raggiunto la cima in un’ora tarda (obiettivo cima: raggiunto), l’attacco di vetta continuava, anche se il motto “restiamo uniti” non poteva essere mantenuto. Gli alpinisti avevano il diritto di prendere la decisione di tentare, anche perché le condizioni meteo erano particolarmente favorevoli. Le temperature oscillavano tra i – 29 gradi e i – 35 gradi notturni, non c’era praticamente vento, il cielo era terso con una visuale perfetta. Erano condizioni ideali per una salita invernale tanto da rendere le possibilità di successo molto alte.

Sfortunatamente dopo aver raggiunto la vetta Tomasz Kowalski ha iniziato a mostrare segni di esaurimento di forze e un rapido declino della condizione fisica dovuta all’alta quota e al freddo. Non è riuscito a scendere.

Normalmente il tratto fino al passo richiede un’ora, ma lui ha impiegato 12 ore e probabilmente è rimasto lì. Ripetute comunicazioni radio sono stare realizzare con Tomasz. Con Maciej invece, dopo che ha raggiunto la vetta, neanche una. Maciej e Tomasz scalavano insieme. Non è chiaro se almeno per un momento siano discesi fianco a fianco. Maciej procedeva per primo e Tomasz lo ha visto davanti a lui più volte (o almeno questo è quanto ha detto al telefono a Wielicki, ma stava già molto male e non possiamo essere sicuri se quello che vedeva fosse veramente Maciej oppure il frutto della sua immaginazione, come spesso succede in queste circostanze).

Per quanto riguarda Maciej Berbeka possiamo immaginare che fosse esausto e avesse finito le forze. Pertanto, vista la difficoltà tecnica del tratto in cui si trovava, è probabile che sia caduto in un crepaccio o sia precipitato (il 6 marzo mattina dopo una notte estremamente difficile, senza equipaggiamento da bivacco e a una quota di circa 7700 metri, dove è stato visto per l’ultima volta).

Broad Peak  (Photo polskihimalaizmzimowy.pl)
Broad Peak (Photo polskihimalaizmzimowy.pl)

Adam Bielecki è tornato dalla cima a campo 4 alle 22.10, Arthur Malek alle 2 del mattino. C’è stato un problema di frequenza con la radio di Adam e quella di Arthur. Non sono scesi insieme. Bielecki è stato più veloce. Malek ha avuto dei problemi in discesa al buio e da solo, con una sola frontale e ha dovuto perdere tempo a cambiarle le batterie. L’operazione gli ha richiesto del tempo.

Dopo essersi riposato durante la stessa notte Adam Bielecki è andato incontro a Arthur Malek. È riuscito però a salire solo pochi metri ed è dovuto tornare indietro dopo 40 minuti, dopo soli 30 metri di salita, perché era esausto dall’attacco di vetta. Dopo essersi riposato anche Arthur Małek ha provato ad andare incontro agli altri due al mattino. Equipaggiato con termos ecc è risalito verso il passo. È riuscito a scalare solo qualche dozzina di metri e come Bielecki, per la grande stanchezza, è dovuto tornare indietro a campo 4. Il 6 marzo l’alpinista pakistano Karim Hayat è partito da campo 2 per continuare le ricerche. Ha raggiunto la crepacciata a una quota di 7700 metri. Nonostante l’ottima visibilità non ha visto traccia di Berbeka o Kowalski. Secondo Wielicki, Karim avrebbe visto Maciej Berbeka in un punto lontano per un breve lasso di tempo.

Il giorno dopo Krzysztof Wielicki ha stabilito che le possibilità che i due dispersi fossero sopravvissuti erano nulle, dopo due notti all’addiaccio senza equipaggiamento adeguato e in condizioni così estreme. La spedizione è stata dichiarata conclusa il pomeriggio dell’8 marzo. Dopo una simbolica preghiera di addio per i morti, hanno cominciato la discesa a valle.

La Jerzy Kukuczka Polish Mountaineering Support Foundation ha iniziato una raccolta fondi per la famiglia di Maciej Berbeka. I soldi saranno dati alla vedova e ai figli, compresi i due che sono ancora economicamente dipendenti dalla madre (Jasiek ha 14 anni e Franek è uno studente di 23 anni). Non sarà invece organizzata una raccolta fondi per Tomasz Kowalski, che era scapolo e senza figli”.

 

 

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