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Gnaro Mondinelli torna all'Everest: e stavolta, dalla cima, spero di vedere il panorama

Silvio Gnaro Mondinelli (Foto d'Archivio)
Silvio Gnaro Mondinelli (Foto d’Archivio)

GARDONE VAL TROMPIA, Brescia — “Ho un paio di scarponi nuovi da testare. Pensavo di farlo sull’Everest…”. Silvio “Gnaro” Mondinelli annuncia così, tra il serio e il faceto, la sua imminente partenza per il Tetto del Mondo. “L’Himalaya è la mia seconda casa – dice l’alpinista – e amo far conoscere queste montagne a chi, per ora, ha potuto soltanto sognarle”.

Sembra che l’Everest, quest’anno, attragga tutte le grandi stelle dell’alpinismo. Da Sud avremo due eccezionali team a tentare due diverse vie nuove: quello di Denis Urubko e Alexey Bolotov, e quello di Simone Moro e Ueli Steck. Da Nord, ecco spuntare una spedizione dell’alpinista più amato dagli italiani, Silvio Gnaro Mondinelli.

Mondinelli partirà l’8 aprile. Il progetto è quello di salire la montagna dalla parete Nord, in Tibet. Nessuna ambizione agonistica nè tantomeno voglia di record. Soltanto tanta allegria per una salita con un amico, che lo riporterà alle montagne dove ha passato gran parte della sua vita.

Un sogno nel cassetto però c’è. “Sulla cima, stavolta spero di guardarmi in giro – confessa Mondinelli -. La prima volta che ci sono arrivato ero così emozionato che non ho praticamente visto niente. La seconda volta, nel 2011 con Abele Blanc, Marco Camandona e Gerlinde kaltenbrunner, nevicava e siamo subito ridiscesi. Magari alla terza ce la faccio a vedere il panorama!”.

“Quest’inverno mi sono allenato tutti i giorni – racconta Mondinelli -. Devo dire più degli altri anni, qui in Valtrompia andavo sempre con le pelli. Ora mi sono beccato l’influenza, ma va bene: la prendo sempre quando sono super-allenato!”.

Mondinelli, com’è noto, ha salito tutti i 14 ottomila senza ossigeno. Dopo aver concluso la collezione non è riuscito a star lontano dall’Himalaya. E’ tornato sull’Everest, salendo da Nord e diventando uno dei pochissimi uomini ad averlo salito da entrambi i versanti senza ossigeno. Il primo era stato Messner, salito da Sud nel 1978 e da Nord nel 1980. Poi ci sono stati l’australiano Timothy Macartney-Snape, i nepalesi Ang Rita Sherpa e Lhakpa Dorje III, il kazako Anatolii Boukreev, l’americano Ed Viesturs e l’ecuadoreno Ivan Vallejo. Ha poi salito una seconda volta il Manaslu, dove è ritornato anche il settembre scorso con la sfortunata spedizione travolta dalla tragica valanga sul campo 3 in cui è morto Alberto Magliano.

Ora eccolo tornare sull’Everest. Una montagna che questa primavera promette di riservare forti emozioni.

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