• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
Alpi e pareti, L'approfondimento

Nomination ai Piolet d’Or 2013, le spedizioni nel dettaglio

Monte Bianco
Monte Bianco

COURMAYEUR, Aosta – Lunghe vie di 2000 metri, impegnative traversate in alta quota e discese lungo pareti inviolate. Sono questi gli ingredienti che caratterizzano le imprese in lizza per i Piolet d’Or 2013, gli Oscar dell’alpinismo che verranno consegnati tra il 3 e il 6 aprile ai piedi del Monte Bianco. Di seguito riportiamo le schede di ciascuna salita in nomination.

Kamet (7.756 m), India: Sébastien Bohin, Didier Jourdain, Sébastien Moatti e Sébastien Ratel

Mai tentati prima, i 2.000 metri della parete sud-ovest (misto) sono stati teatro di una grande avventura del team francese composto da Sébastien Bohin, Didier Jourdain, Sébastien Moatti e Sébastien Ratel. Dopo aver organizzato un campo base avanzato sul ghiacciaio, i cinque alpinisti hanno scalato la parete in soli cinque giorni in stile alpino, trovando condizioni eccellenti che hanno permesso di raggiungere un bivacco sulla cresta sud a 7.500 metri con ripide zone nevose alternate a tiri in verticale su ghiaccio. A causa di grandi difficoltà il giorno della cima hanno dovuto rientrare al bivacco e l’indomani sono scesi per l’inviolata parete sud.

Shiva (6.142 m), India: Mick Fowler e Paul Ramsden

Un’elegante traversata di questa montagna ad est del Kishtwar, compiuta dalla cresta nord est, passando dal ‘Prow of Shiva’ e scendendo dalla cresta sud: per compiere la quinta ascensione assoluta i britannici Mick Fowler e Paul Ramsden – che hanno ricevuto già nel 2003 un Piolet d’Or – hanno impiegato nove giorni affrontando spaccature di ghiaccio e passaggi senza protezioni su sottili lastre.

Muztagh Tower (7.284 m), Pakistan: Dmitry Golovchenko, Alexander Lange e Sergey Nilov

Hanno impiegato 17 giorni i russi Dmitry Golovchenko, Alexander Lange e Sergey Nilov per scalare i 2000 metri dello sperone nord est di questo picco del Karakoram mai tentato prima. Sono saliti in stile alpino portandosi dietro molte scorte di cibo: una strategia che gli ha permesso di resistere al prolungato maltempo. Il passaggio cruciale è stato una parete di roccia molto ripida tra i 6.600 e i 6.900 metri. Finiti i rifornimenti prima di raggiungere della cima principale e a causa del maltempo, sono stati costretti a scendere dalla parete nord.

Baintha Brakk (o Ogre – 7.285 m), Pakistan: Kyle Dempster, Hayden Kennedy, e Josh Wharton

Per conquistare una delle più celebrate montagne al mondo, scalata pochissime volte (mai dal lato sud), gli statunitensi Kyle Dempster, Hayden Kennedy, e Josh Wharton hanno trovato un’ingegnosa linea di salita scalando la cresta sud est. Passando sulla parete sud hanno compiuto un ripido traverso su detriti rocciosi e più in alto hanno sorpassato un tratto difficile di terreno misto. Dal bivacco a 6.900 metri Dempster e Kennedy hanno raggiunto la cima prima di una complessa discesa per alcuni problemi fisici di Wharton.

Nanga Parbat (8.125 m), Himalaya Occidentale, Pakistan: Sandy Allan e Rick Allen

La Mazeno Ridge del Nanga Parbat – probabilmente la cresta più lunga di tutti gli 8.000 metri con uno sviluppo di oltre 10 chilometri – era una delle più famose linee inviolate sulle grandi cime dell’Himalaya. A percorrerla tutta fino alla cima sono stati i britannici Sany Allan e Rick Allen, che si sono acclimatati sulla prima sezione della cresta prima di partire per una scalata in stile alpino dal campo base, attraversando tutte le otto cime della Mazeno. Giunti ad un bivacco a 7.200 metri, una parte del team e’ scesa a sud mentre i due veterani dell’Himalaya hanno proseguito arrivando in cima e rientrando a valle dalla via normale dopo una traversata di 18 giorni.

Kyashar (6.770 m), Nepal: Tatsuya Aoki, Yasuhiro Hanatani e Hiroyoshi Manome 

La prima ascensione dei 2.200 metri del pilone sud del Kyshar è stata una delle più raffinate scalate in stile alpino in Nepal dello scorso autunno. A realizzarla i giapponesi Tatsuya Aoki, Yasuhiro Hanatani e Hiroyoshi Manome che hanno impiegato sei giorni per completare questa elegante linea, aprendo la seconda via conosciuta sulla montagna. La discesa è avvenuta dalla cresta est attrezzando un ulteriore bivacco.

 

Leggi anche: Piolet d’Or 2013, le nomination agli Oscar dell’alpinismo

Articolo precedenteArticolo successivo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *