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Valsesia, trovati cinghiali radioattivi: è allarme del Ministero

Cinghiali (photo courtesy www.flickriver.com)
Cinghiali (photo courtesy www.flickriver.com)

VERCELLI — Lo spettro di Chernobyl torna a far paura nei boschi della Valsesia. A sconvolgere abitanti ed esperti, sono i risultati delle analisi su alcuni cinghiali abbattuti nella zona, che hanno rivelato livelli altissimi di Cesio 137: si parla di 5.621 Becquerel per chilo quando il livello di guardia in caso di incidente nucleare è 600 Bq/Kg. La causa? Forse tuberi radioattivi nelle profondità del terreno. Sulla questione si è subito mobilitato il Ministero della Salute che ha già avviato un summit con i Carabinieri.

“Tracce di cesio 137, oltre la soglia prevista dal regolamenti, sono stati riscontrati in seguito a controlli nella lingua e nel diaframma di cinghiali del comprensorio alpino della Valsesia – recita il Comunicato stampa del Ministero della Salute -. Sono stati analizzati campioni di lingua e diaframma di capi abbattuti durante la stagione venatoria 2012/2013. Su 27 campioni il livello di cesio 137 è risultato superiore allo soglia indicata dal Regolamento 733 del 2008, come limite tollerabile in caso di incidente nucleare”.

La scoperta è stata quasi casuale. I cinghiali, 27 in tutto, erano stati abbattuti da cacciatori nell’ultimo anno e sono stati analizzati per la trinchellosi, una malattia parassitaria per cui i tecnici del servizio veterinario regionale fanno degli esami di routine. “Gli stessi campioni sono stati sottoposti a un test di screening per la ricerca del radionuclide Cesio 137 – informa il Ministero -, con l’intento di mettere a punto la metodica stessa, coerentemente con quanto espresso dalla Raccomandazione della Commissione Europea del 14 Aprile 2003 (2003/274/CE). I risultati hanno evidenziato la presenza di un numero consistente di campioni con livelli di Cesio 137 superiori a 600 Bq/Kg (Becquerel per Kilo, unità di misura per il cesio 137). I valori dei campioni oscillano in un range tra 0 e 5621 Bq/Kg e 27 campioni presentano valori al di sopra dei 600 Bq/kg. Ad oggi dei 27 con valore superiore alla soglia ne sono stati inviati 10 al Centro di Referenza Nazionale per la Ricerca della Radioattività nel Settore Zootecnico Veterinario dell’IZS di Puglia e Basilicata; 9 sono stati confermati, con la metodica accreditata, con valori superiori ai 600 Bq/Kg. Il decimo campione ha un valore attorno ai 500 Bq/Kg. E’ programmato l’invio dei 17 rimanenti campioni positivi allo screening al Centro di Referenza nazionale di Foggia. Il cesio 137 è un isotopo radioattivo rilasciato –tra l’altro – nel 1986 dalla centrale di Chernobyl”.

Considerata la situazione, il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha convocato per questa mattina un summit con i nuclei antisofisticazione e operativo ecologico dei Carabinieri, che avvieranno nei prossimi giorni in Valsesia un laboratorio mobile della sezione inquinamento da sostanze radioattive del Noe. L’obiettivo è capire l’area esatta in cui i cinghiali potrebbero essere venuti in contatto con terreno radioattivo.

Sotto accusa, infatti, c’è il terreno. L’ipotesi più accreditata è che si tratti davvero di contaminazione da Chernobyl: lo hanno sostenuto con la stampa l’Enea, Legambiente, l’Arpa del Piemonte che effettuerà “uno specifico monitoraggio radiologico dell’area della Valsesia per approfondire le problematiche di contaminazione radioattiva dei cinghiali” e molti altri enti. Alcuni parlano anche degli ex siti nucleari della zona ormai smantellati, ma l’ipotesi non trova riscontro fra gli esperti.

Abbiamo sentito, in merito, la professoressa Alda Zanini dell’Infn di Torino, che da anni si occupa di ricerca sulla radioattività. “La scoperta non mi sembra così stravagante – dice la ricercatrice -. Gli isotopi di Cesio si depositano nel terreno e scendono i profondità. I cinghiali scavano in profondità e si cibano di tuberi, radici, quindi può darsi che si siano imbattuti in residui radioattivi. E’ probabile che il fenomeno dipenda da Chernobyl: l’emissione risale al 1986 e la radioattività non è più evidente a misure superficiali, ma permane in profondità, perchè la vita media dell’isotopo del Cesio 137 è molto lunga. Non mi sorprenderebbe che anche altrove si riscontrassero casi simili: a seconda del terreno, gli isotopi possono essere scesi a diversi livelli di profondità, in diverse zone”.

“La vita media del Cesio137 è circa trent’anni – spiega la Zanini -, ma vuol dire che oggi la quantità di Cesio si è circa dimezzata, il che non toglie che ce ne possa essere ancora un bel po’. Poi per precisione sottolineo che il Bequerel (e il Bequerel/kilo) e’ in generale l’unità di misura per la radioattività (o rispettivamente per la concentrazione di radioattività), non è specifico per il Cs137”.

“Escludo, comunque, che si possa trattare di siti nucleari della zona ormai smantellati – continua la Zanini -. I siti nucleari non emettono radiazioni, è il solito spauracchio del nucleare. Sono sicuri e controllatissimi quindi al massimo bisogna indagare su altri eventuali episodi di emissioni nucleari”.

“Dobbiamo stabilire un piano di emergenza – ha detto il direttore dell’Istituto Zooprofilattico di Torino Maria Caramelli -. Il dato di ieri è confermato. La caccia adesso è chiusa ma è necessario capire al più presto come agire e quali controlli fare. I cacciatori erano già stati avvertiti dalle Asl di non mangiare la carne dei cinghiali nella zona della Valsesia”.

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1 Comment

  1. Ok….perfetto!!
    Ancor prima di fare una valutazione su questo articolo e sui cinghiali chiedo…ma Voi dove pensate che sia andata a finire tutta la produzione agricola e quant’altro avvenuta e incriminata durante il disastro di Chernobyl?!…sulle tavole di tutto il mondo!!non hanno buttato via niente.FidateVi
    Cinghiali….Prima nell’articolo si enfattizza un valore di radioattività superiore 9 volte(matematica)a quello prescritto dalle norme vigenti.Poi si parla di tracce di Cesio 137….
    A casa mia tra una traccia ed un valore 9 volte superiore al limite concesso fa un enorme differenza.Non sono un cacciatore e non mi occupo di cinghiali ma leggendo il Vs articolo non c’è nemmeno da star tranquilli con la trachellosi….si insomma….non parliamo di benessere giusto?!
    Detto tra me e Voi le multinazionali dell’alimentare sfornano di peggio e tutti i giorni.Questo non giustifica il Cesio dei cinghiali….

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