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Patagonia, Primo Piano

Torre Egger, parla Salvaterra: quella via che aspettava di essere seguita

Torre Egger parete ovest (Photo Luca Maspes)
Torre Egger parete ovest (Photo Luca Maspes)

MADONNA DI CAMPIGLIO, Trento —  “Die another day”, la nuova via aperta sulla Ovest della Torre Egger da Matteo Bernasconi, Matteo Della Bordella e, nell’ultima parte, da Luca Schiera, ripercorre nel primo tratto alcuni tiri del tentativo di Ermanno Salvaterra e Adriano Cavallaro del 1997. I due alpinisti quell’anno aprirono 7 tiri: “eravamo attratti più dalla linea che avevano provato Sarchi-Nadali e Dal Prà – ha raccontanto Salvaterra a cui abbiamo chiesto un commento -, ma ci sembrava troppo ostica per noi. La linea che avevamo scelto era bella, affascinante e dicemmo che prima o poi qualcuno l’avrebbe seguita. Sono passati molti anni e così è successo”.

Sebbene la parte centrale della Ovest della Torre Egger sia considerata da alcuni il vero “problema” alpinistico ancora aperto sulla parete, la storia fino ad oggi ha premiato coloro che l’hanno evitata. Così dimostra “Die another day”, la via completata solo pochi giorni fa da Della Bordella e Schiera che sale a sinistra del muro, e così preannunciava già diversi anni fa la salita di Ermanno Salvaterra e Adriano Cavallaro.

Torre Egger Ovest: la linea 3 è il tentativo Sarchi-Nadali e Dal Prà; la 4 è la via Salvaterra-Cavallaro, ripercorsa da Bernasconi e Della Bordella (Photo courtesy alpinesketches.wordpress.com)
Torre Egger Ovest: la linea 3 è il tentativo Sarchi-Nadali e Dal Prà; la 4 è la via Salvaterra-Cavallaro, ripercorsa da Bernasconi e Della Bordella (Photo courtesy alpinesketches.wordpress.com)

“Quando avevo provato col mio grande amico Adriano Cavallaro non eravamo stati fortunati col tempo – racconta Salvaterra ricordando quella salita -. Eravamo rimasti in truna per 20 giorni. Eravamo attratti più dalla linea che avevano provato Sarchi-Nadali e Dal Prà: in quella splendida giornata eravamo sì andati all’attacco ma avevamo rinunciato subito in quanto quella linea ci sembrava troppo ostica per noi. Allora eravamo saliti più a sinistra. Nel primo tratto avevamo trovato anche un chiodo. Non siamo mai risaliti a chi poteva aver tentato. Quel giorno siamo saliti un po’ di tiri ma poi il tempo era già cambiato e abbiamo deciso di mettere la nostra porta-ledge sotto uno strapiombo. Quella notte fu molto lunga. Già alle prime ore di buio si scatenò un inferno. Nevicava moltissimo e il vento faceva il resto. Fummo sballottati dal vento tutta la notte e le scariche di neve, e non solo, non ci diedero pace. Al mattino capimmo che non si poteva certo cercare di salire”.

“Subito pensammo a una ritirata ma anche quella non sarebbe stata una cosa facile e sicura – continua l’alpinista trentino, tra i più titolati italiani patagonici -. Eravamo riparati sotto quello strapiombo ma quando guardavamo fuori avevamo paura al pensiero di scendere in doppia. Passarono molte ore prima che la parete si calmasse un po’. A un certo punto, forse solamente perché volevamo scendere, o forse perché avevamo paura per quello che ci accadeva attorno, ci sembrò che potevamo andare. E così fu. Sotto cascate di neve la nostra discesa si risolse rapidamente. La linea che avevamo scelto era bella, affascinante e dicemmo che prima o poi qualcuno l’avrebbe seguita. Sono passati molti anni e così è successo. Mi spiace molto per il Bernasconi che credeva moltissimo a questo progetto”.

“Die another day” è lunga oltre 1000 metri, passa lungo lo spigolo del versante ovest e spunta poi al colle De Donà-Giongo.

“Riguardo alla linea forse io sarei rimasto più a destra e dove loro sono saliti al Colle De Donà avrei continuato sempre sullo spigolo a destra. Però per saperlo bisognerebbe esserci stati. Salendo si cerca di seguire la linea più logica e se loro hanno fatto quella linea probabilmente la logica portava di lì. Forse ero condizionato dal fatto che, una volta, parlando col Casimiro lui mi disse che la linea la vedeva proprio sullo spigolo. Il paretone – conclude Salvaterra -? Una bella storia da tanti giorni in parete e tanto artificiale…”.

Foto e info sulla parete:  http://alpinesketches.wordpress.com/2011/04/08/le-linee-effimere-della-torre-egger/

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