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Alpinista morto sul Gran Sasso: l'amico viene rinviato a giudizio per omicidio colposo

Il luogo in cui è stato ritrovato il corpo senza vita di Massimiliano Giusti, sul versante sud-est del Corno Grande del Gran Sasso, nella zona chiamata Valle dell’Inferno (Photo courtesy of Cnsas/Ricciardulli)
Il luogo in cui è stato ritrovato il corpo senza vita di Massimiliano Giusti, sul versante sud-est del Corno Grande del Gran Sasso, nella zona chiamata Valle dell’Inferno (Photo courtesy of Cnsas/Ricciardulli)

L’AQUILA — Un alpinista aquilano è stato rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio colposo: secondo il Gup del Tribunale de L’Aquila, l’uomo sarebbe in qualche modo responsabile della sorte dell’amico con cui era uscito per un’escursione sul Gran Sasso, e che poi era stato ritrovato senza vita in un dirupo.

Secondo quanto riporta l’Agenzia Giornalistica Italiana, Il Giudice dell’udienza preliminare (Gup) del Tribunale de L’Aquila si è espresso ieri sull’incidente costato la vita un anno fa a Massimiliano Giusti sul versante sud-est del Corno Grande, nel massiccio del Gran Sasso. L’alpinista che accompagnava Giusti ed è sopravvissuto, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio colposo.

L’incidente risale al 26 febbraio 2012. Giusti e l’amico, uscirono sul Corno Grande e furono sorpresi da una bufera di neve. I due, per cause ancora sconosciute, si separarono, ma grazie ai telefoni cellulari riuscirono a dare l’allarme. Entrambi cercarono comunque di ritornare a valle, ma Giusti finì in un dirupo mentre il suo amico riuscì da solo a raggiungere durante la notte il rifugio Duca degli Abruzzi, a quota 2388 metri, da dove fu poi recuperato dai soccorritori e portato a valle.

Le ricerche di Giusti proseguirono nonostante il maltempo e il suo corpo fu ritrovato il 29 febbraio alla base di un salto di roccia, in una zona piuttosto impervia della Valle dell’Inferno, lungo il versante sud-est del Corno Grande. Montagna.tv aveva seguito la vicenda con diversi articoli, che potete trovare in calce alla voce “Articoli simili”.

Le autorità avviarono immediatamente le indagini per capire le esatte dinamiche dell’accaduto. Il Gup, analizzando il materiale raccolto dagli inquirenti, avrebbe giudicato l’amico corresponsabile della morte di Giusti, che era il meno esperto dei due. Addirittura, secondo quanto riporta Tgcom24, l’amico lo avrebbe “distanziato anzichè soccorrerlo”. Gli investigatori sarebbero giunti a questa conclusione basandosi anche sulla ricostruzione delle telefonate effettuate dai cellulari dei due alpinisti durante quelle ore drammatiche, nonchè sulle interviste e i post su Facebook dell’amico di Giusti, pubblicati nei giorni successivi all’incidente.

L’avvocato della difesa, Ferdinando Paone, ha però respinto le accuse e dichiarato, tramite il TgCom24, che il il suo assistito ha agito per stato di necessità e si è messo in salvo, aggiungendo che Giusti “non poteva essere definito inesperto”. Spetterà ora al processo, fissato per il 27 settembre, far luce sull’accaduto.

 

Links: www.tgcom24.mediaset.it, www.agi.it, www.abruzzo24ore.tv 

 

 

 

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