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Speciale elezioni: rimettere la montagna al centro della politica, intervista ad Agostino Ghiglia di Fdi

Agostino Ghiglia (Photo courtesy laziocom.com)
Agostino Ghiglia (Photo courtesy laziocom.com)

TORINO — “La montagna è centrale nelle nostre politiche per il governo. Riteniamo che per il controllo e la gestione di territori a forte rischio idrogeologico occorra salvaguardare la presenza umana e le attività tipiche dei residenti in montagna. Bisognerà dedicare ingenti risorse in particolare per sviluppare le filiere agroalimentari e forestali e al turismo. Il rilancio dell’economia potrà dare l’unica risposta possibile all’emorragia demografica attraverso l’incremento qualitativo della vita per le popolazioni residenti”. Ecco le proposte per la montagna dell’On. Agostino Ghiglia, esponente del nuovo partito “Fratelli d’Italia – Centrodestra Nazionale”, fondato da Giorgia Meloni, Guido Crosetto e Ignazio La Russa dopo il distacco dal Pdl.

Ad una settimana alle elezioni politiche, prosegue con Fratelli d’Italia il giro di tavolo di Montagna.tv che ha chiesto ai candidati dei diversi partiti quale sia il loro programma riguardo la montagna.

On. Ghiglia, il vostro programma prevede iniziative specifiche per i territori montani?
Da sempre la montagna rappresenta per noi un argomento centrale delle politiche per il governo e la manutenzione del territorio. In particolare in Piemonte il nostro Partito può contare sull’assessore regionale alla Montagna Roberto Ravello, erede di ventennali politiche dedicate allo sviluppo socio economico delle terre alte. Noi riteniamo che per il controllo e la gestione di territori a forte rischio idrogeologico occorra salvaguardare la presenza umana e le attività tipiche dei residenti in montagna. Il periodo di programmazione delle risorse europee 2014-2020 dovrà dedicare all’argomento ingenti risorse in particolare per sviluppare le filiere agroalimentari e forestali, determinanti per la qualità delle attività imprenditoriali, soprattutto in campo turistico, a basso impatto ambientale e forte coinvolgimento occupazionale. Il rilancio dell’economia potrà dare l’unica risposta possibile all’emorragia demografica attraverso l’incremento qualitativo della vita per le popolazioni residenti.

La legge sulla montagna che è in lavorazione da oltre un decennio, non è ancora stata approvata. Pensa che passerà mai o che andrebbe cambiata radicalmente?
Credo che i disegni di legge presentati nell’ultima legislatura non siano all’altezza della legge 97/1994. Un testo unico di riforma deve avere più coraggio degli ultimi ddl nell’affrontare problemi fino ad oggi irrisolti. La manutenzione dei corsi d’acqua, la gestione forestale, la green economy, l’autonomia progettuale e realizzativi della nuova governance della montagna, la frammentazione dei terreni ad uso agricolo e pastorale, il governo delle specie selvatiche e la tutela degli allevatori e dei margari, il coinvolgimento delle aziende agricole montane nella manutenzione ambientale sono solo alcuni dei temi da affrontare nell’intento di risolvere annosi problemi che rischiano di frustrare ogni tentativo di intervento concreto.

Sviluppo sostenibile dei territori montani: cosa lo frena?
Il freno a mano tirato allo sviluppo è soprattutto dovuto all’ignoranza che la politica ha dei problemi montani ed alla scarsa capacità di comunicazione degli attori della montagna italiana. Lo sviluppo non può prescindere dalle popolazioni residenti e soprattutto non deve essere governato da soggetti estranei alla realtà montana. Le questioni delle metropoli sono innumerevoli e devono avere una risposta ma questo non deve mettere in subordine la dignità dei territori più marginali. Un neo centralismo metropolitano non serve né alle prime né alle seconde. Occorrono risorse e centri di governo dedicati ad ogni parte del territorio italiano, senza figli e figliastri, con una forte solidarietà nazionale che vada a beneficio di tutti.

Rispetto a problemi logistici e di spopolamento, qual è la vostra ricetta?
Penso di avere già dato una risposta illustrando i punti cardinali del ns. programma per le terre alte. Non voglio dimenticare le difficoltà di collegamento soprattutto per le valli intercluse e per le vallate laterali. Le scuole, gli uffici postali, la sanità sono i fattori principali di incremento dello spopolamento e dell’invecchiamento della popolazione residente. In tre parole si tratta di “qualità della vita” che non è solo aria buona e cibi sani ma anche perequazione delle occasioni di istruzione, formazione, occupazione ed informazione. La spending review non può dettare norme che vanno bene tanto per le aree metropolitane quanto per le isole e le montagne: un governo che rispetti la dignità dei propri cittadini deve comprendere che la permanenza delle piccole scuole di montagna non è uno spreco bensì la risorsa fondamentale per costruire una nuova generazione di donne e di uomini che possano in futuro tutelare l’inestimabile patrimonio ambientale che la montagna costituisce per l’intera comunità nazionale.

Montagna e turismo, avete in programma iniziative per sostenere/rilanciare località montane?
Il mondo si evolve e con esso tutte le attività umane. Il turismo montano non fa eccezione. Oggi l’utente desidera vivere il territorio, conoscerlo ed immergersi nel patrimonio ambientale ed umano che lo caratterizzano. La tutela e la conservazione delle culture tradizionali, la manutenzione dei pascoli e delle superfici agricole, la filiera agroalimentare e le produzioni locali sono le carte che bisogna giocare se si vuole restare sul “mercato”. Il turismo è vitale per le nostre aree montane, sia quello invernale che quello estivo, ma per attrarre turisti occorre essere concorrenziali dal punto di vista dell’accoglienza e della qualità e specificità territoriale.

Se poteste decidere in questo momento 3 cose da fare per la montagna, quali sarebbero?
Conservazione dei servizi essenziali alla popolazione, regime fiscale adeguato alle esigenze della piccola imprenditoria montana (ovvero sburocratizzazione e definizione di carichi fiscali a costo standard), attenzione ai mezzi di comunicazione, sia materiali (collegamenti stradali e fisici) che immateriali (digital device).

Credete possibile uno sviluppo della montagna italiana sul modello altoatesino, quindi con maggiore autonomia regionale, o la strada da seguire è un’altra?
Penso che l’autonomia spinta sia una soluzione vecchia a problemi in costante evoluzione. Non condivido un’idea di autonomia che significhi assistenzialismo ai residenti ed all’impresa: questa serve per rendere debole la capacità concorrenziale dei territori. Credo nell’autonomia quando significa gestione locale delle risorse e progettazione/programmazione dei propri piani di sviluppo secondo le specificità locali attraverso il coinvolgimento della governance delle aree montane.

E’ possibile offrire opportunità occupazionali di rilievo nelle valli alpine? Se sì come? Che tipo di incentivi offrirebbe se fosse al Governo?
Le possibilità occupazionali per i residenti in montagna devono tenere conto delle risorse locali disponibili. Per questo ho parlato di filiera agroalimentare e di filiera forestale. Un piano di investimenti nazionale che destini alla manutenzione ambientale fondi sufficienti da gestire attraverso le risorse umane presenti sul territorio sarebbe un’ulteriore opportunità. Ovviamente il rilancio delle attività turistiche e del terziario, la creazione delle condizioni per l’insediamento di terziario avanzato e di PMI a basso impatto ambientale, anche incentivate da costi concorrenziali dell’energia prodotta in loco, costituirebbero altre opportunità. Non ultimi i lavori pubblici come ad esempio la realizzazione della linea ferroviaria ad Alta Velocità Torino-Lione. Escluderei l’assistenzialismo da parte dello Stato che mai ha prodotto effetti significativi negli ultimi 60 anni. Vorrei invece un alleggerimento dei vincoli burocratici e della discrezionalità del funzionariato statale, regionale e provinciale nelle concessioni per la realizzazione di nuovi investimenti produttivi: vincoli e sovrapposizione di competenze ammazzano ogni investimento atto a creare occupazione.

Le comunità montane: spesso si è proposto di sopprimerle nell’ambito dei tagli alla spesa pubblica. Crede che siano ancora una figura utile per il territorio o si deve cambiare sistema?
Le definizioni non sono fondamentali. Le Comunità Montane hanno operato per 50 anni per creare senso d’appartenenza tra i Comuni che le componevano. Hanno gestito nel bene e nel male ingenti risorse destinate allo sviluppo dell’economia locale. Sono state i principali beneficiari dei fondi strutturali e delle iniziative europee. Le critiche sono arrivate tanto dei media quanto da Comuni e residenti. Forse l’istituzione non ha saputo aggiornarsi e tenere il passo con i rapidi mutamenti che caratterizzano questa nostra epoca. Sicuramente il governo degli Enti non ha saputo dare risposte adeguate alle critiche di inefficienza che fioccavano da ogni parte. Penso che non sia l’Ente in sè ad essere utile al territorio ma l’idea comunitaria e la capacità di organizzare una governance unitaria che sia in grado di rappresentare il territorio montano omogeneo e di gestire le politiche di sviluppo con un approccio bottom up, dal basso, ovvero che riconosca le vere esigenze delle specificità locali e fornisca gli elementi per soddisfarle. C’è la assoluta necessità di un sistema di coordinamento che supplisca alle deficienze strutturali dei piccoli Comuni montani, non sono importanti il nome e la forma di governo.

 

Agostino Ghiglia è nato a Torino il 4 luglio 1965. Giornalista, direttore di radio e periodici, è stato eletto per la prima volta nel 2008 e dopo aver ricoperto incarichi direttivi nel Pdl Piemonte, oggi è deputato di Fratelli d’Italia- Centrodestra Nazionale. “Il mio impegno politico all’ombra della Mole mi ha permesso, sin da giovane, di intervenire direttamente all’interno delle istituzioni cittadine per difendere ed applicare i miei ed i nostri valori – dice Ghiglia sul suo sito -. Nel 1985, a soli vent’anni, sono stato eletto Consigliere Comunale a Borgaro e Consigliere alla V Municipalità di Torino: tali ruoli mi hanno consentito di accrescere la mia esperienza amministrativa e di ricoprire al meglio i successivi incarichi”.

Links: http://www.ghiglia.it

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