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Istat: crollano le vacanze degli italiani. E per gli alberghi è crisi nera

Crisi (photo courtesy www.lettera43.it)
Crisi (photo courtesy www.lettera43.it)

MILANO — Crollano le vacanze degli italiani. Secondo il report 2012 dell’Istat presentato in questi giorni alla Bit di Milano, i viaggi con pernottamenti sono diminuiti di quasi il 6% in un anno, con picchi negativi verso le destinazioni montane e le città d’arte, che perdono ciascuna circa il 20% dei turisti.

Secondo l’Istat, quest’anno i viaggi degli italiani, in Italia e all’estero, sono stati 78 milioni e 703 mila. Si tratta del terzo anno consecutivo di calo, che quest’anno caratterizza in particolare i residenti del Centro Italia e del Sud che appaiono meno propensi a spostarsi. Le vacanze lunghe in albergo scendono del 16,9% e quelle nelle seconde case del 24%.

E’ crisi nera per le mete italiane, che rappresentano il 79,4% del complesso dei viaggi: il calo è addirittura dell’8,3%, con punte di oltre il 15% per le mete del Centro Italia. Le vacanze in montagna crollano del 20,7% e le città del 18,9%. Meglio lago, campagna e viaggi religiosi che crescono entrambi del 50%, anche se si parla di quote molto piccole del totale viaggi. Stabili, invece, i viaggi all’estero.

La preoccupante situazione descritta dal report mette in difficoltà in particolare gli alberghi, messi in ginocchio nel 2012 dai costi “stratosferici” dell’Imu. Federalberghi ha diffuso alcuni dati in merito: ognuno dei 34 mila alberghi esistenti in Italia avrebbe sborsato mediamente 16.850 euro per l’Imu, con circa 523 euro per camera: l’80% in più rispetto all’Ici. “Sono cifre iperboliche – ha commentato il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca -. Centinaia se non migliaia di alberghi rischiano la chiusura per fallimento”.

Concorda la Federconsumatori, che definisce i dati “allarmanti”. “I numeri ci preoccupano ma non ci meravigliano – ha dichiarato il presidente di Assoturismo- Confesercenti, Claudio Albonetti – si somma infatti il protagonismo di una politica che non sa cosa fare, mentre le imprese, che saprebbero più agevolmente come muoversi per arginarla, sono soffocate da un carico fiscale indegno di uno stato civile e da un costo del lavoro insostenibile”.

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