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Medicina d'alta quota, Primo Piano

Identificate le cellule che producono la sensazione di freddo

Tempesta di neve (photo www.nla.gov.au)
Tempesta di neve (photo www.nla.gov.au)
LOS ANGELES, Usa — Controllare a comando la sensazione di freddo: quello che vorrebbe ogni alpinista durante una dura scalata in condizioni estreme. Pura fantascienza o forse realtà del futuro? Lo dirà la scienza, che oggi ha fatto un importante passo avanti nello studio dei neuroni che controllano questa sensazione.

Secondo una notizia riportata oggi da Ansa.it/Scienza è stata identificata proprio nei giorni scorsi la centralina che fa percepire il freddo: è una rete di cellule nervose che si trova nella pelle, e in futuro potrebbe diventare possibile controllarla ‘a comando’. La scoperta, pubblicata su Journal of Neuroscience, porta la firma dei ricercatori dell’università della Califonia del Sud e potrebbe aprire la strada allo sviluppo di nuovi farmaci contro il dolore.

I neuroni del freddo presenti nella pelle sono riconoscibili perché esprimono una proteina (chiamata TRPM8, transient receptor potential melastasin 8) che è nota da tempo per il suo coinvolgimento nella sensazione del freddo e per la sua funzione di recettore del mentolo, proprio quel componente della menta che percepiamo come rinfrescante.

I ricercatori guidati dal neurobiologo David McKemy sono riusciti a identificare la rete dei neuroni del freddo nel topo e hanno provato ad asportarla in alcuni esemplari. Hanno poi studiato il comportamento di questi animali liberi di muoversi su superfici caratterizzate da diverse temperature (da zero a 50 gradi).

Grazie a questo esperimento hanno potuto osservare che i topi normali tendono a posizionarsi sulla superficie a 30 gradi, evitando accuratamente le zone più calde e più fredde, mentre quelli privati della centralina del freddo evitano solo le zone più calde e non quelle più gelide, anche quando le temperature sono così basse da essere potenzialmente pericolose.

La disattivazione dei neuroni del freddo non ha comunque compromesso in alcun modo il tatto, l’equilibrio, la capacità di coordinazione e di stringere la presa. I ricercatori sperano ora di riuscire a svelare i meccanismi molecolari da cui nascono le nostre sensazioni, in modo da poter sviluppare nuovi farmaci contro il dolore.

Il problema degli attuali antidolorifici – spiega McKemy – è che riducono solo l’infiammazione, una delle potenziali cause del dolore, oppure eliminano ogni sensazione, un effetto spesso non desiderato. Uno dei nostri obiettivi è aprire la strada a nuovi farmaci che combattano il dolore senza lasciare i pazienti del tutto insensibili”.

 

(Fonte: http://www.ansa.it/scienza)

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