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Cervino: roccia instabile? Colpa delle temperature e delle infiltrazioni d’acqua

Cervino (Photo courtesy of nature.new7wonders.com)
Cervino (Photo courtesy of nature.new7wonders.com)

ZURIGO — Le alte temperature e le infiltrazioni d’acqua potrebbero essere tra le cause dei crolli di roccia sul Cervino. A rivelarlo è la ricerca di alcuni studiosi dell’Università di Zurigo pubblicata di recente sul Journal of Geophysical Research: gli scienziati infatti, monitorano il versante svizzero della montagna dal 2007 per mezzo di alcuni sensori collegati in wi-fi.

Negli ultimi anni i crolli di roccia sul Cervino sono diventati ricorrenti. Nell’agosto del 2003, quando una grossa frana  si è staccata a 3800 metri di quota cancellando la via classica alla vetta sul versante italiano, i geologi hanno notato che il distacco aveva portato alla luce alcuni punti deboli della montagna.

Poi nel 2007 i ricercatori dell’Università di Zurigo hanno posizionato 17 rilevatori con sensori wi-fi lungo il versante svizzero del Cervino, al fine di monitorare ogni movimento delle rocce della parete.

I primi risultati di quella ricerca, pubblicati sul Journal of Geophysical Research, imputano la colpa dei crolli a due fattori distinti, ma collegati tra loro. Il primo, ben noto, è il cambiamento repentino delle temperature che di anno in anno provoca lo scioglimento del permafrost, nonchè la dilatazione della roccia durante i mesi caldi.

In estate infatti la roccia si riscalda e si dilata riducendo le spaccature. Quando le temperature si abbasssano per l’arrivo dell’autunno, le faglie si aprono nuovamente: il continuo movimento di apertura e di chiusura modifica a lungo andare la disposizione geometrica delle fessure, cosi’ che la roccia si spacca.

Gli scienziati hanno però notato che alcune fratture nelle rocce si aprono anche in estate ed è qui che entra in gioco il secondo fattore: l’acqua. Secondo gli studiosi infatti, le spaccature sarebbero causate sia dall’infiltrazione del liquido nelle fessure, quando le temperature si alzano, sia dalla modifica delle proprietà meccaniche dell’acqua gelata, che nel sottosuolo causerebbe ulteriori fratture.

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3 Comments

  1. Lo scioglimento del permafrost alpino è problema serio: mediamente negli ultimi 150 anni lo zero termico medio annuo è salito dai 2400 ai 2800m di cui 250m solo negli ultimi 25 anni.
    Questo strato di ghiaccio sotterraneo come citava l’articolo funge da “collante” e il suo scioglimento fa cedere grossi quantitativi di detriti e rocce, specie nelle pareti più ripide sotto i 3500m rendendo la montagna molto pericolosa e instabile

  2. Certo Giuliano, ma l’erosione delle montagne, spece di quelle di roccia poco compatta come è il Cervino, è cosa più che nota, bastava chiedere a un geologo, anzi ad uno studente di geologia. Che poi, l’aumento degli sbalzi di temperatura che stiamo avendo ultimamente aumenti l’erosione, è cosa ovvia.
    Il caldo scioglie il ghiaccio e libera le fessure, l’acqua di scioglimento erode, torna il freddo, l’acqua diventa ghiaccio e si espande (è cosa che si studia alle medie), allargando ulteriormente le fessure.

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