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Lhotse: la versione ufficiale sui soccorsi del 22 maggio

Lhotse (Photo courtesy abc.es)
Lhotse (Photo courtesy abc.es)

CAMPO BASE EVEREST E LHOTSE, Nepal — “Le spedizioni di Edurne Pasaban, IMG, Himex, dei fratelli Benegas e tutte le persone che hanno partecipato all’operazione di soccorso sul Lhotse il 22 maggio, vogliono chiarire pubblicamente alcuni punti riguardo il salvataggio degli alpinisti spagnoli Manuel ‘Lolo’ González, Roberto Rodriguez e Isabel García che ha avuto luogo il 22 maggio sul Lhotse”. Riceviamo e pubblichiamo la dichiarazione in oggetto, diffusa alla stampa ieri.

1. Tutti coloro che hanno partecipato al salvataggio ribadire pubblicamente il loro impegno per la solidarietà e il soccorso in montagna.

2. Il 21 maggio, un gruppo di alpinisti spagnoli stava scendendo dalla vetta del Lhotse. Il loro cammino era seguito dal medico Monica Piris della Himex, dai membri del team di Edurne Pasaban, e da Carlos García Martínez e Dario Rodriguez (medico e giornalista della spedizione spagnola al Lhotse). C’era preoccupazione perchè la squadra stava impiegando troppo tempo per rientrare al campo 4. Il contatto radio con il team è stato tenuto per tutta la notte da Monica. Alle 02:00 era chiaro che tre alpinisti non erano tornati a campo 4 e alle 05.27 del 22 maggio, Russell Brice ha contattato il suo Sirdar (Phurba Tashi) al campo 2 per chiedergli di guardare il canalone e vedere se c’erano persone visibili lungo il percorso. Tra le 05.30 e 05.40 Russell Brice ha contattato le spedizioni al campo base e a campo 2 per cercare di accertare a) chi avesse bisogno di un soccorso e b) l’esatta ubicazione di tutti gli alpinisti che erano stati sul percorso del giorno precedente. Alle 08.00, l’emergenza al Lhotse è chiara: viene confermato che un alpinista (Manuel Gonzalez) risulta scomparso e che molti altri versano in condizioni precarie a campo 4 (7800 m), alcuni di loro in grave pericolo. Avvertita della situazione, Edurne Pasaban, capo della spedizione ‘Endesa-Sfida 14 +1’ ha chiesto aiuto ai leader della Himex (Russell Brice), dell’IMG (Ang Jangbu), e a Willy Benegas per avviare un’operazione di soccorso. Tutti hanno dato la propria disponibilità. Da quel momento, l’operazione di soccorso è stata coordinata dal campo base dei fratelli Benegas e gestita da Edurne Pasaban e Willy Benegas con il supporto dei medici delle spedizioni di cui sopra.

3. Durante la mattinata del 22 maggio, Damian Benegas, leader delle guide della spedizione “Patagonian Brothers”, stava scendendo dalla vetta del monte Everest. Si trovava tra campo 4 e campo 3 con un’altra guida, quattro clienti e sette sherpa, quando è stato informato della situazione di emergenza sul Lhotse. Guardando verso il campo 4 del Lhotse, ha avvistato il corpo di Manuel Gonzalez, circa 100 metri sopra il campo, su uno spuntone di roccia conosciuta come “The Turtle”. Immediatamente, Benegas ha lasciato i suoi clienti in carico agli sherpa e con un’altra sua guida, Mattia “Matoco” Erroz, si è diretto verso il campo 4 del Lhotse per offrire soccorso.

4. Quando Damian e Matoco sono giunti a Camp 4, tutti gli alpinisti che nei giorni precedenti avevano raggiunto la cima del Lhotse o ci avevano provato, avevano lasciato le loro tende e stavano scendendo ai campi inferiori per sicurezza. Le uniche persone rimaste a campo 4 erano Roberto Rodriguez e Isabel García, sfiniti e in gravi condizioni fisiche: per loro scendere era impossibile. L’alpinista iraniano Mahdi Amidi era rimasto al campo 4 per cercare di aiutarli.

5. Immediatamente, le due guide della spedizione Benegas hanno somministrato medicine d’emergenza ai 2 alpinisti, nonostante uno di loro – Isabel García – rifiutasse categoricamente di assumere alcuna sostanza d’aiuto, incluso l’ossigeno che era disponibile a campo 4 nelle bombole della Himex. Nel frattempo è giunto a campo 4 anche uno sherpa della spedizione Patagonia per aiutare nei soccorsi. Dopo 2 ore di trattamento medico di emergenza, i due feriti erano abbastanza stabili per iniziare la discesa con l’aiuto Phurba Gaelgin e Mahdi Amidi.

6. Damian Benegas e Matoco si sono diretti verso la posizione di Manuel Gonzalez e lo hanno trovato vivo. Era sopravvissuto a una notte all’addiaccio a 7900m. Quando sono arrivati, lui era cosciente ma non riusciva a muoversi dalla vita in giù. A causa della posizione precaria, lontana dalle corde fisse e del rischio di una caduta fatale, ci sono volute più di 2 ore di operazioni di soccorso complesse e pericolose per portare Manuel González a campo 4. Nel frattempo, Phurba Tashi e Nigma Chering, 2 sherpa della HIMEX, sono risaliti da campo 2 al luogo dell’incidente con una barella. Sono arrivati a campo 4 nel tardo pomeriggio e hanno immediatamente iniziato la discesa con l’infortunato, di nuovo giù verso il campo 2 (6400m).

7. Gli alpinisti che stavano scendendo da soli dal campo 4 hanno camminato per tutto il pomeriggio e a notte fonda hanno raggiunto campo 2, dove c’era un gran numero di persone, tende e infrastrutture delle spedizioni di Edurne, Himex, IMG e Patagonian Brothers pronte ad assisterli e a fornire i trattamenti medici necessari per le loro condizioni: molti avevano congelamenti, ma anche edemi e grave disidratazione. La Himex ha trasformato il suo campo 2 in un ospedale da campo dove lo staff delle diverse spedizioni (PBE-Erin Lalley e Mara Larson, Himex-David McKinley e Brian Warren, e Billi Bierling e Jorge Salazar) ha lavorato tutta la notte per dare il primo soccorso a tutti gli alpinisti in arrivo. Alla centrale operativa dell’operazione di soccorso, presso il campo base dei fratelli Benegas (Patagonian Brothers) tutte le persone coinvolte hanno lavorato tutta la notte offrendo consigli medici e logistici a campo 2.

8. Grazie al soccorso eseguito da Damian Benegas, Matoco, Phurba Tashi e Nigma Chering, e con l’aiuto di almeno altre 20 persone nel tratto finale di qualche centinaio di metri, Manuel González è arrivato al campo 2 a mezzanotte e mezza. Il giorno seguente Manuel Gonzalez e Roberto Rodrigo sono stati evacuati in elicottero da campo 2. Il resto degli alpinisti sono arrivati al campo base nel corso della giornata, anche se, date le loro precarie condizioni fisiche, hanno avuto bisogno dell’assistenza e dell’aiuto delle altre spedizioni per riuscire ad arrivare alle loro tende. Quasi tutti sono poi stati evacuati in elicottero dal campo base nei giorni successivi.

9. Questa operazione di soccorso ha mobilitato più di 50 persone, molte delle quali hanno direttamente rischiato la propria vita, senza contare l’enorme sforzo umano e i problemi logistici che questa situazione ha generato per tutte le spedizioni e dei gruppi coinvolti. In aggiunta, questi alpinisti hanno lasciato la maggior parte del loro materiale e delle tende ai campi 3 e 4, costringendo altri a salire a recuperarli oppure lasciandoli diventare spazzatura sulla montagna.

10. Infine, vorremmo condannare tutte le informazioni errate su questo soccorso che sono state diffuse da persone che NON erano presenti, e prima che le famiglie delle persone coinvolte fossero state informate direttamente.

Dichiarazioni dei leader delle spedizioni coinvolte:

Russell Brice (Himex)
“Sono profondamente deluso dal fatto che un gruppo di alpinisti con così tanta esperienza e conoscenza degli 8000 si sia fatto trovare coinvolto in situazioni come questa sul Lhotse, dove c’è stata una profonda mancanza di professionalità e di buona educazione alpinistica”.

Willy Benegas (Patagonian Brothers Expedition):
“Come alpinisti, tutti si rischia, ma ognuno deve prendersi la responsabilità di sè stesso e non mettere a rischio altre persone. In questo caso, le decisioni prese da questo gruppo di “cosiddetti” professionisti ha messo centinaia di persone in grave pericolo di vita. La prima responsabilità di ogni alpinista è non mettere a rischio gli altri”.

Edurne Pasaban (Endesa-Desafìo Edurne Pasaban14 +1)
“Un anno dopo la storia si ripete, con l’eccezione del fatto che in questa occasione la pronta azione delle spedizioni commerciali – spesso criticate – ha evitato l’ennesima tragedia. Speriamo che tutti possano imparare da quanto è successo, perchè non si ripeta”.

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