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Mario Panzeri racconta il Kangche: montagna “bastarda e difficile”

Mario Panzeri (Foto d'archivio)
Mario Panzeri (Foto d'archivio)

KATHMANDU, Nepal – E’ stanco e con i piedi doloranti per un principio di congelamento. Ma non riesce a smettere di sorridere, Mario Panzeri: lo si capisce anche stando all’altro capo del telefono e a migliaia di chilometri di distanza. La vetta del Kangchenhunga è stata una delle più dure della sua carriera: “Aveva ragione Gnaro, è una montagna bastarda, difficile” ci ha raccontato in questa intervista. Ma l’averla salita lo ha galvanizzato, e ora Panzeri non vede l’ora di ripartire, a metà giugno, per il Gasherbrum I, che dovrebbe diventare il suo 13esimo ottomila senza ossigeno.

Mario, complimenti per la vetta. Come stai?
Grazie… Sto bene, ma sono un po’ disfatto. Dopo la discesa dalla cima abbiamo dormito a campo 4, 7500 metri di quota. Il giorno successivo sono arrivato al campo base che sembravo un bradipo. Ora abbiamo lasciato il campo base, sono in un lodge a 3800 metri. Mi fanno un po’ male i piedi, ma sto bene.

Sei rimasto molti giorni in quota…
Sì è vero. Inizialmente il meteo dava il 16-17 maggio come giorni buoni per la cima, così sabato 14 sono salito a campo 3, circa 7000 metri, con un forte alpinista iraniano, Asmin, e gli sherpa. Invece il giorno dopo c’era vento forte. Siamo stati 3 giorni a campo 3 e poi ci hanno detto di scendere che era meglio aspettare. Noi invece siamo rimasti su e la mattina dopo ci hanno detto che si poteva tentare la cima il 18-19 maggio. Allora siamo saliti a campo 4, 7.500 metri. Il 17 maggio dovevamo partire alle sette di sera ma c’era ancora bufera con vento a 50 all’ora e abbiamo detto: “dove andiamo qua? Ci congeliamo tutti”. E siamo tornati al campo. Nel frattempo sono saliti gli sherpa della Seven Summits, bravissimi, e il 18 finalmente siamo riusciti a partire per tentare la cima.

Com’era l’ultimo tratto?
Un casino. Difatti siamo partiti molto presto, alle sei di sera, e siamo arrivati in cima alle 9 del mattino. Dall’esperienza si Gnaro, Gerlinde, Garcia, Viekka, e molti altri alpinisti sapevamo che partire verso mezzanotte era troppo tardi, perché tutti loro hanno poi trovato il buio in discesa e hanno avuto difficoltà. Alle 18, invece, c’era ancora il sole per un paio d’ore: ne abbiamo approfittato per superare con il chiaro il difficile pendio iniziale di neve. Di notte, poi, ci ha accompagnato la luna piena. E quando ha iniziato a tornare chiaro alle 5 del mattino abbiamo iniziato a prender le roccette, un tratto molto complicato prima della cima. Devo dire che c’è da fare i complimenti ai primi salitori su questa montagna: altro che via normale!!

In salita è andato tutto bene?
Verso mezzanotte ho avuto una crisi di freddo ai piedi molto forte, e per tre ore non ho trovato un posto dove fermarmi per controllare lo scarpone. Avevo doppia calza e scarpone nuovo. Finalmente ho trovato un sassone leggermente in piano e sono riuscito a togliere tutto: avevo il piede bianchissimo. Ho massaggiato, tolto una calza e ha iniziato a scaldarsi, così ho ripreso un ritmo abbastanza buono. I primi sherpa sono arrivati in vetta alle 8, e io sono arrivato su un’ora dopo, non è male dai.

A ottomila metri, di notte, ti sei messo a massaggiare il piede nudo?
Eh, sì… non lo sentivo più, continuavo a picchiare contro la neve per fargli fare reazione e ho stortato addirittura un rampone. Avevo anche freddo ai piedi, ho fatto più fatica per il piede che per salire. Ma poi ho recuperato.

Quanti, oltre a te, salivano senza ossigeno?
Siamo saliti in 3 senza ossigeno: io, l’iraniano e l’austriaco Christian Stangl, quello che l’anno scorso al K2 si era “sognato” la cima. Stavolta è arrivato davvero in vetta: era con me, ho le foto! E’ un tipo simpatico tranquillo, ha 2 anni in meno di me. Non so come mai quella storia al K2, non gliel’ho chiesto. Ma so che quest’anno ci torna. Tutti gli altri sono saliti con l’ossigeno. Alcuni avevano addirittura 5 bombole. Sai cosa vuol dir 5 bombole? Ecco… non c’è bisogno di aggiungere altro.

Qualcuno si è anche sentito male, vero?
Ci sono stati due soccorsi. Uno per un’alpinista americana: è andata in cima con l’ossigeno aperto al massimo, poi è stata recuperata perché non ci vedeva più. L’altro per un medico serbo, che ha preso l’ossigeno anche lui ma ha avuto lo stesso un edema. L’hanno evacuato in elicottero stamattina. E’ stato un miracolo che non è morto nessuno. Non so come mai queste persone erano su una cima come il Kangchenjunga.

Ci vuole esperienza, su montagne come questa?
Sì. Io comunque devo dire grazie a tanti, per esempio al gruppo di sherpa della Seven Summits. Ho dovuto montare tutti i campi da solo, ma uno sherpa mi ha aiutato a portare una tenda da campo 2 a campo 3. Sono sempre stato con gli sherpa in quota: sai che bello? E poi devo dire grazie a Gnaro Mondinelli. Prima di partire ero stato da lui, mi ha dato tutte le indicazioni per la salita: si sono rivelate molto utili e voglio davvero ringraziarlo tanto per l’aiuto. E poi è proprio come mi ha detto, il Kangche è una montagna bastarda, difficile, gli do tutte le ragioni possibili e immaginabili!

E’ stata dura?
Il giorno dopo la cima ero così stanco che mi sono arrabbiato con me stesso e dicevo: ma come si fa a ridursi in questo stato per una montagna? Adesso però sono contento, E non vedo l’ora di ripartire. Il 15 giugno parto per il Gasherbrum I. Ho già il biglietto dell’aereo.

E hai voglia, dopo questa faticata?
Sì eh?! Ho voglia di andare sul Baltoro a prendere un po’ di caldo e comunque credo sia un po’ più semplice come montagna. Saremo una bella compagnia, vado con Alberto Magliano e altri amici.

Allora devi far guarire bene i piedi…
Sì, sì, c’è qui il mio amico dottore che mi tiene sotto controllo. Fanno un po’ male ma non sono neri, solo un po’ rossi e sento le formiche sotto le dita. Per camminare al momento devo mettere le ciabatte, ma presto dovrebbero andare a posto. Oggi siamo scesi a 3800 metri. Siamo scesi tutti, al base è rimasto il cuoco per aspettare i portatori. Adesso siamo qui al lodge insieme agli sherpa e stasera facciamo una festa per la cima: beviamo chang e raski tutti insieme. E passeranno tutti i mali!!

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2 Comments

  1. Legendo questo racconto di mario ricordo perfettamente quando gnaro piu di una volta ci ha raccontato la sua salita con cristian,mario,carlos e il fortissimo svizzero kobi, che dire ancora un BRAVISSIMO a mario panzeri che si sta avvicinando alla chiusura della sua corona.
    Bravo marione

  2. Anche solo leggendo queste poche righe trovo sempre qualcosa da imparare…..BOIA CHI MOLLA!!!!!!!!
    Bravo e complimenti

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