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Steve House al Makalu, una via nuova o la salita in stile alpino del West Pillar

teve House al Makalu in una foto della spedizione del 2009 (Photro Patagonia.typepad.com)
teve House al Makalu in una foto della spedizione del 2009 (Photro Patagonia.typepad.com)

KATHMANDU, Nepal – Ritorno in Himalaya, ritorno a quella parete Ovest del Makalu. Steve House non ha abbandonato il sogno e in questi giorni si trova al campo base della montagna con l’amico di sempre Marko Prezelj e altri 4 compagni di spedizione, un medico statunitense e 3 giovani alpinisti sloveni. Il team si è posto degli obiettivi importanti: l’apertura di una nuova via sul versante ovest o sud oppure la salita in stile alpino lungo il West Pillar.

L’impresa è nata in sordina tanto che la maggior parte dei siti alpinistici internazionali non ne ha dato notizia. E del resto Steve House, il più forte alpinista dei nostri giorni nell’opinione di Reinhold Messner, solo pochi mesi fa aveva ipotizzava un abbandono definitivo degli ottomila della terra, a seguito del terribile incidente accadutogli sul Mount Temple, dal quale è uscito vivo per un soffio. Il racconto e le immagini di quel drammatico episodio avevano lasciato di stucco la platea dell’International Mountain Summit a novembre scorso, tanto che in molti lo davano ormai in “pensione”.

Così evidentemente non è stato visto che lo scalatore statunitense ha deciso di seguire l’amico Marko Prezelj in una nuova avventura al Makalu: si tratta della sua terza volta sul famigerato versante Ovest della montagna, splendida quanto temuta parete, dove House vorrebbe da anni aprire una nuova via. Per il suo socio sloveno invece è la seconda spedizione sulla montagna, la 25esima in Himalaya.

“I nostri obiettivi per la spedizione sono numerosi e diversi – racconta House in un suo scritto precedente alla partenza, pubblicato sul sito The Cleanest Line -. Primo fra tutti quello di non essere vincolati alle aspettative di altri. Per questa ragione la spedizione è finanziata in parte dalla Slovenian Alpine Association e in parte dalle nostre tasche. Stiamo investendo molto in questa cosa, ma in cambio conserveremo la piena proprietà su ciò che faremo e sul risultato. Di certo un affare”.

La parete ovest del Makalu (Photro Steve House - thecleanestline.com)
La parete ovest del Makalu (Photro Steve House - www.thecleanestline.com)

“In termini alpinistici – continua l’americano – l’obiettivo è quello di aprire una nuova via o di compiere la prima salita in stile alpino. Per quanto riguarda quest’ultimo obiettivo, l’idea è di provare a salire dal West Pillar, lungo la via dei francesi del 1971. Per la via nuova invece non dobbiamo far altro che guardare alle tante miglia inesplorate delle pareti sud e ovest. Se tutto va bene sulla via normale – che sale da Nordest – non metteremo piede se non nella fase di discesa dalla cima della montagna”.

E se aprire una via nuova è per House un sogno ormai coltivato da anni, anche la salita lungo il Pilastro Ovest della montagna non sarebbe certo un’impresa di poco conto. Basti pensare che negli ultimi anni ci hanno provato alpinisti del calibro di Alberto Inurrategi, Juan Vallejo, Mikel Zabalza e di Ueli Steck, senza mai riuscirci. La via presenta tra i 6500 e i 7700 metri dei tratti di misto e di roccia ad alta difficoltà, con pendenze quasi verticali. I francesi riuscirono a farcela con un vero e proprio assedio, piazzando 4 campi, con corde fisse e ossigeno, ma realizzando una salita che ancor oggi è considerata “mitica”.

Con i due veterani himalaysti sono partiti anche 3 giovani sloveni, Rok Blagus, Luka Lindic e Boris Lorencic, e un medico americano, il Dottor Scott Boughton. “La media d’età tra me e Marko – scrive House – è di 43,5. La media d’età degli altri 5 membri della spedizione è di 24,6”. Giovani e giovanissimi alpinisti quindi, a cui insegnare tecniche e trucchi del mestiere.

“Anche se nutro l’ambizione personale di scalare durante questo viaggio – continua infatti House -, mi interessa di più un altro aspetto della spedizione: quello di condividere la mia esperienza con alpinisti più giovani e decisamente meno esperti. I giovincelli impareranno alcuni trucchi da noi vecchie volpi, ma sono anche sicuro che io e Marko saremo più che ripagati quanto a inspirazione e a esperienza. Il gruppo è forte, ad ogni livello talentuoso e motivato”.

La squadra non ha volutamente creato un sito della spedizione da cui dar notizia dei propri spostamenti e anzi, ha con sé un telefono satellitare solo per i famigliari, le emergenze e le previsioni del tempo. Così al momento ben poche sono le notizie sulla loro impresa.

“Per quanto mi riguarda – conclude House nel suo scritto precedente all’inizio della spedizione -, questa è una buona prova per testare il mio recupero post incidente al Mount Temple. Ma mi avventuro in questo viaggio senza aspettative. So, senza dover scavare a fondo tra le mie sensazioni, che penseremo solo a scalare bene, e con un po’ di fortuna affronteremo abbastanza problematiche da vivere una grande avventura”.

Info: The Cleanest Line

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