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Lhotse: spagnoli in vetta, ma tanti interventi e tante polemiche

Juanito Oiarzabal sull'Icefall (Photo Dario Rodriguez - Desnivel.com)
Juanito Oiarzabal sull'Icefall (Photo Dario Rodriguez - Desnivel.com)

KATHMANDU, Nepal — Carlos Soria, Juanito Oiarzabal, Juanjo Garra, Carlos Pauner e Javier Perez hanno toccato la vetta del Lhotse sabato scorso. Il primo ha raggiunto la cima alle 9.30 ora nepalese con l’ossigeno, gli altri invece sono arrivati alle 14, tutti senza ossigeno, eccetto Perez. Di questo secondo gruppo faceva parte anche Manolo “Lolo” Gonzalez: dopo la cima l’alpinista non è più tornato a campo 4 così ieri due guide argentine sono andate a cercarlo, trovandolo in cattive condizioni. Intanto anche per gli altri la discesa non è stata facile: Pauner presenterebbe un principio di edema cerebrale, e molti soccorritori sono dovuti intervenire per recuperare chi non stava bene. I soccorsi probabilmente sono stati troppi, e a quanto pare anche poco riconoscenti, tanto da far scoppiare la polemica.

 

Quello appena trascorso è stato un weekend intenso per l’alpinismo himalayano, con tante vette ma anche tante persone che sono state male ai campi alti. Diversi alpinisti sono andati in cima all’Everest da nord e da sud, poi al Makalu, dove però in fase di discesa alcuni si sono sentiti male, al Kanchenjunga e al Lhotse. Su quest’ultimo gli alpinisti spagnoli sono stati in assoluto protagonisti.

Per Carlos Soria, che a 72 anni ha raggiunto la vetta del Lhotse insieme al suo sherpa, si è trattato dell’11esimo ottomila. “L’ultima parte della salita è molto bella – ha raccontato l’alpinista al sito Desnivel – perché il paesaggio è incredibile e l’arrivo in cima fantastico, con una vista meravigliosa sull’Everest. Io e Muktu Sherpa siamo arrivati in vetta alle 9.30, ora nepalese, con l’ossigeno: certo diversi lo usano, ma un po’ mi dispiace. La scelta di prenderlo comunque è stata fatta sulla base della notte precedente alla salita, che ho trascorso quasi senza acqua”.

Qualche ora dopo, alle 14 orario nepalese, hanno toccato la cima del Lhotse un altro gruppo di suoi connazionali: Juanito Oiarzabal, Carlos Pauner, Juanjo Garra, Javier Perez – quest’ultimo, secondo quanto riferisce Desnivel, con l’ossigeno – e Manolo “Lolo” Gonzalez. Con loro c’erano anche Roberto Rodrigues, Isabel Garcia e Miguel Angel Perez, anche se non è ancora stata confermata la loro vetta. Per Oiarzabal, 55 anni, veterano delle più alte cime del mondo che sta tentando di “doppiare” i 14 ottomila, si tratta del 25esimo ottomila. Per Pauner invece dell’11esimo: lo spagnolo è alla sua terza volta sul Lhotse, insieme al compagno di cordata e cameraman Javier Perez. La volta scorsa si era sentito male non lontano dalla vetta, questa volta a quanto pare durante la discesa.

Dopo essere arrivati in cima, gli spagnoli ha iniziato il rientro. Secondo Explorersweb il gruppo procedeva lentamente, tanto che solo Soria e il suo sherpa sarebbero arrivati a campo 4 prima di sera. Gli altri sarebbero arrivati più tardi, mentre Lolo Gonzalez non sarebbe tornato affatto.

Ieri sono andati a cercarlo alcune guide argentine, i fratelli Benegas e Matias “Matoco” Erroz, che pare fossero di ritorno dalla cima dell’Everest. L’avrebbero trovato in cattivo stato dopo la notte trascorsa all’addiaccio: era infatti incapace di camminare, e presentava diverse ferite, la cui gravità non è nota al momento. Secondo Explorersweb l’alpinista sarebbe stato trascinato alle corde fisse e poi portato giù a campo 3 dai due argentini e da un team di Sherpa.

Nel frattempo gli altri alpinisti che avevano fatto la cima del Lhotse erano scesi verso C2 dove contavano di trascorrere la notte, ma alcuni di loro, tra cui Carlo Pauner, presentavano congelamenti e principi di edema cerebrale. Simone Moro, impegnato nei soccorsi in Himalaya con gli elicotteri della Fishtail Air, ci ha raccontato di essere stato coinvolto nelle operazioni di soccorso. “Sono stato più volte contattato anche nella notte per organizzare dei soccorsi – ha detto infatti l’alpinista bergamasco -. Io poi materialmente non ho volato al Lhotse, ma domani volo al Makalu e poi all’Everest”.

Secondo quanto riferito dai gemelli patagonici Damian e Willie Benegas, impegnati direttamente nelle operazioni, alcuni spagnoli starebbero ora scendendo dall’Icefall molto lentamente: sarebbero Pauner, Oiarzabal e altri due tre. Gli alpinisti rifiuterebbero l’ossigeno anche se ne avrebbero bisogno. Nel frattempo Edurne Pasaban avrebbe mandato loro incontro 3 sherpa dei suoi per aiutarli.

Insomma in queste ore da quelle parti l’aria sarebbe al quanto pesante. Al campo base di Everest e Lhotse ci sarebbe nervosismo e grande disappunto da parte delle squadre di soccorso per l’atteggiamento arrogante di alcuni alpinisti e per i troppi interventi.

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