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Merelli in vetta al Dhaulagiri, ma la nebbia dice "no"

Il Dhaulagiri
Il Dhaulagiri

KATHMANDU, Nepal — “Sono giunto su quello che sembrava essere il plateau sommitale, ma non si vedeva nulla, la nebbia era fittissima. Credo di essere arrivato in vetta, ma non ne posso essere sicuro”. Sono le parole di Mario Merelli affidate al suo sito internet che descrivono gioia e amarezza per la vetta del Dhaulagiri, forse raggiunta ma impossibile da “certificare”.

La sfida alla settima montagna della Terra, altezza 8167 metri, dunque non si è ancora conclusa per l’alpinista di Lizzola, al suo terzo tentativo sul colosso nepalese. Gli altri due risalgono al 2001 e al 2007. In entrambi i casi sospesi a causa della dolorosa morte di alcuni compagni di spedizione. Toccò a Pepe Garces nel 2001 e poi al bergamasco Sergio Dalla Longa nel tentativo successivo.

Stavolta, invece, tutto era filato per il verso giusto. L’appuntamento con la vetta era alla portata di Merelli e del compagno Marco Zaffaroni. I due bergamaschi sono partiti mettendoci il cuore, l’anima e le gambe, come sempre. “Siamo saliti, gli unici senza ossigeno, ma su c’era una fortissima bufera” racconta sempre Merelli. “Ad un certo punto ho proseguito da solo e sono giunto su quello che sembrava essere il plateau sommitale”.

Era lì, forse a pochi metri dalla vetta, forse sulla vetta stessa, irriconoscibile nella nebbia fittissima. “Credo di essere arrivato in vetta, ma non ne posso essere sicuro”. Nessun punto di riferimento, nessuna possibile indicazione, solo un muro bianco indistinguibile e inquietante.

“Poi ho iniziato a scendere e quando ho incontrato gli altri abbiamo deciso di tornare tutti giù. Avrei voluto proseguire fino al base, anche se saremmo arrivati col buio, ma è davvero troppo tardi”.

Per questo Merelli si è fermato a campo 3. Poco dopo è arrivato al campo anche Zaffaroni, rimasto leggermente indietro con le alpiniste cilene. Sono circa le tre del pomeriggio in Italia, le 7 in Nepal, quando finalmente la voce di Mario dà alla moglie la notizia di essere arrivato in tenda sano e sano. Come gli altri. Nonostante la bufera.

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2 Comments

  1. Azz, davvero un peccato per Merelli, visto il risultato sarà difficile che la Hawley convalidi l’ascensione… cmq non si sa mai! Cmq gli faccio i miei complimenti!

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