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Share Everest 2011: la benedizione della puja

Un momento della puja
Un momento della puja

CAMPO BASE EVEREST — Un rito propiziatorio per rendere omaggio alla montagna prima di salirla. Al campo base dell’Everest è andata in scena ieri pomeriggio la celebre cerimonia denominata “Puja”, a cui hanno partecipato gli alpinisti della missione Share Everest 2011.

Nella cerimonia, i monaci pregano la “Dea madre”, l’Everest, e le chiedono di concedere agli alpinisti la scalata.

Si tratta di un rito sacro, effettuato prima di ogni scalata alla montagna più alta della Terra, al quale nessuno sherpa è disposto a rinunciare. La manifestazione religiosa prevede una “riverenza” (puja,appunto, in sanscrito) alla divinità, attraverso preghiere e offerte.

Per tradizione, la puja si esegue di fronte ad una Murti, ovvero una statua o un’immagine che raffiguri la divinità. Il rito è accompagnato dalla recita di mantra e dal canto di inni sacri.

I testi hanno significati simbolici che affondano le loro radici nell’esoterismo indù e sono volti a ottenere specifici benefici, sia spirituali, sia intellettivi, sia fisici.

La puja prevede anche che si facciano offerte di prodotti naturali alla divinità pregata nel rito: dalla frutta al latte, passando per il riso e i fiori.

Una volta “benedetti” dalla Dea Madre, i doni vengono consumanti da chi ha richiesto il rito propiziatorio. In quel caso prendono il nome di “prasad”, ovvero cibo benedetto e purificato.

Nel caso degli alpinisti, sono state benedette anche le attrezzature che verranno impiegate nella spedizione che porterà gli alpinisti del Comitato EvK2Cnr Daniele Bernasconi e Daniele Nardi agli 8000 metri di Colle Sud per ripristinare la stazione meteo più alta del mondo.

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