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Mezzalama, Burgada, Bon Mardion e Blanc vincono sotto un freddo polare

Trofeo Mezzalama(Photo XVIII Trofeo Mezzalama - Foto Selvatico - Modica - Colleselli)
Trofeo Mezzalama (Photo XVIII Trofeo Mezzalama - Foto Selvatico - Modica - Colleselli)

GRESSONEY, Aosta — E’ la squadra franco-spagnola la vincitrice della 18esima edizione del Trofeo Mezzalama. Il team, composto da Kilian Jornet Burgada, William Bon Mardion e Didier Blanc, ha vinto “in volata” precedendo gli italiani Pedrini-Lanfranchi Seletto. Più di mille i concorrenti: un record, anche se molti si sono ritirati per il freddo, che ha reso durissima la gara sui 4000 del Monte Rosa.

Mai così tanti i concorrenti alla partenza del Trofeo Mezzalama, la scialpinistica che da Breuil-Cervinia arriva a Gressoney attraverso il Monte Rosa. La gara si è corsa ieri, domenica 1 maggio: erano 360 le cordate, composte da tre elementi ciascuna, per un totale di 1080 atleti. Di questi tuttavia, molti si sono ritirati oppure sono stati squalificati per ritardo ai cancelli orari, segno di condizioni severe, più dure del solito.

Kilian Jornet Burgada, William Bon Mardion e Didier Blanc hanno chiuso la gara primi sul podio, grazie al tempo di 4h 33′ 58″. La squadra franco-spagnola ha battuto quasi in volata, per soli 18 secondi rosicchiati nell’ultimo breve tratto senza neve, il terzetto italiano, composto dai lombardi Daniele Pedrini, Pietro Lanfranchi e del valdostano Alain Seletto.

Sorprendenti terzi, al loro primo Mezzalama i giovani Michele Boscacci, valtellinese, Robert Antonioli con lo spagnolo Marc Pinsach Rubirola. E poi altre sei squadre al di sotto delle 5 ore, a conferma di una gara molto combattuta. Grossa delusione per la squadra degli alpini di Matteo Eydallin, Damiano Lenzi e Dennis Trento, tra i grandi favoriti, costretti al ritiro per crisi da freddo ancora prima del Castore.

Netta e sorprendente la vittoria tra le donne della valdostana Gloriana Pellissier, caporale degli alpini tornata alle gare dopo la seconda maternità, con le affiatate valtellinesi Francesca Martinelli e Roberta Pedranzini nel tempo di 5h 28′ 36″. Le italiane hanno preceduto di 3 minuti e 25″ la squadra internazionale della francese Laetitia Roux, con la rivelazione spagnola Mireia Miro e la svizzera Nathalie Enzensperger. Con un abissale distacco di oltre un’ora sono terze Tatiana Locatelli, Laura Besseghini e Raffella Rossi con il tempo di 6h 33′ 50″.

Sul tempo dei primi di circa mezzora superiore al record fissato nel 2009 proprio dagli alpini Eydallin e Trento con Reichegger bisogna considerare che il tracciato ha subito una sensibile variante sul Naso del Lyskamm, decisa da Adriano Favre, direttore tecnico del Mezzalama, per far fronte alle peggiorate condizioni del passaggio tradizionale, ora divenuto un muro di ghiaccio.

Di otto edizioni della “moderna” maratona dei ghiacciai, che dal 1997 si corre ogni due anni da Cervinia a Gressoney attraverso la vetta del Castore e il Naso del Lyskamm sopra i quattromila sul massiccio del Monte Rosa, questa è probabilmente stata l’edizione più impegnativa, sia per gli atleti, sia per lo staff organizzatore.

Questa volta più del solito si è fatto sentire il fattore climatico, ovvero un freddo polare acuito dal vento da nord. “Direi che in alta quota avevamo dai 15 ai 20 gradi sottozero di freddo percepito – ha dichiarato Favre -. Una condizione abbastanza normale in alta montagna a metà primavera, ma indubbiamente più severa di altre edizioni. Forse simile a quella del 2003.”

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2 Comments

  1. quando non si è presenti diventa difficile giudicare. conoscendo però il percorso non è da escludere la possibilità di eventuali rallentamenti specialmente nelle parti più impegnative, visto il boom di partecipanti. Se cosi fosse, abbassare i tempi ai cancelletti o ridurre le partecipazioni.

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