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Alpinismo, Primo Piano

Loretan: un ricordo di Agostino Da Polenza

Erhard Loretan
Erhard Loretan

BERGAMO — Con Loretan ci siamo conosciuti andando verso il K2 e Broad Peak nel 1986. Camminammo insieme, chiacchierando, per un paio di giorni tra i villaggi Chongo e Askole, lungo la valle del Braldo. Ci siamo rivisti di tanto in tanto, raramente.

Gli chiesi di essere con Kurt Diemberger e me come relatore a un convegno al Meeting di Rimini sul senso della sfida e il coraggio di andare avanti. Passammo due giorni al mare, scambiandoci opinioni e impressioni sulla montagna e sulla vita che entrambi avevamo legato, seppur in modo diverso, alla montagna.

Ho stima e considerazione per le sue formidabili salite  per il modo naturale e modesto con il quale le realizzava. Capolavori di alpinismo e naturalità.

Ci siamo di nuovo incrociati quando salì il Kanghenjunga in Nepal, in quell’occasione sulla stessa montagna c’era anche il mio più caro amico Benoit Chamoux. Erhard arrivò in cima e divenne il 3° uomo al mondo ad aver salito tutti i14 ottomila senza ossigeno. Benoit, anch’esso al suo 14° ottomila, morì a pochi metri dalla vetta. Ci scrivemmo, cercammo di comprendere le ragioni di quei fatti.

Ho continuato a seguirlo nelle vicende dell’alpinismo e della vita. Nei successi e negli eventi che a volte sono imposti dal destino, come la morte del figliolo del quale fu ritenuto seppur incidentalmente colpevole.

Non ho mai smesso di sentirlo come uno dei più grandi uomini di montagna e professionista di alpinismo che abbia mai conosciuto. Se ne va ancora un pezzo, grande e importante della storia sportiva e umana delle montagne. Ancora una volta con violenza. L’ennesima volta.

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