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Come si è formato l'Himalaya? Nuova teoria sulla geologia del Tibet

Himalaya
Himalaya visto dallo spazio

PASADENA, California — Per lungo tempo si è creduto che il plateau tibetano, che si estende a 5000 metri di quota oltre il versante Nord dell’Everest, fluttuasse su una crosta incandescende e parzialmente liquida nelle profondità. Ora, però, alcuni ricercatori americani ribaltano le carte in tavola e sostengono che in realtà, sotto il plateau ci sia uno strato ben solido di crosta del continente indiano. Uno strato che, muovendosi nel corso dei millenni e andando ad infilarsi sotto la Cina, avrebbe “increspato” la superficie e formato le montagne Himalayane.

La teoria del “plateau fluttuante” era stata ormai accettata dalla comunità scientifica internazionale. Ma ora un gruppo di ricercatori, capeggiati da Jean-Philippe Avouac, docente di geologia al California Institute of Technology, propone una teoria assolutamente opposta, ma che spiegherebbe in modo più credibile i movimenti tettonici che hanno formato l’Himalaya, la zona più attiva del mondo da questo punto di vista.

La nuova teoria è stata oggetto di una ricerca pubblicata sul numero di aprile della rivista Nature. Secondo Avuac e i suoi collaboratori il movimento della crosta indiana sotto la porzione sudorientale del plateau tibetano sarebbe ancora presente e attivo, con un’energia osservata in ben pochi altri luoghi del mondo nei tempi moderni.

Per testare la loro teoria, i ricercatori hanno effettuato diverse simulazioni basate sulle proprietà dei materiali che compongono la crosta indiana. Tutte hanno fornito dati che contrastano con la teoria precedente e sostengono la loro ipotesi di una infiltrazione di una crosta solida sotto la parte meridionale del plateau tibetano. Ciò spiegherebbe anche le diverse caratteristiche dei terremoti e di altri fenomeni geologici rilevate tra la parte meridionale e settentrionale del plateau.

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