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Alpi e pareti, Primo Piano

John Harlin III ripende l'odissea sui confini della Svizzera

John Harlin III
John Harlin III (Photo courtesy http://picasaweb.google.com)

ZURIGO, Svizzera — Percorrere 2000 chilometri di confine Svizzero a fil di cresta. Usando, dove necessario, la bicicletta o la canoa. Questa la singolare sfida intrapresa da John Harlin III. L’alpinista e giornalista americano è ripartito pochi giorni fa per portarla a termine, dopo che quest’estate aveva dovuto interromperla per un incidente: si era fratturato i piedi cadendo durante una scalata.

Harlin era partito più di tre mesi fa con l’obiettivo di percorrere il periplo della Svizzera in 90 giorni. Mentre stava scalando una parete sul confine tra Svizzera e Francia, però, gli è scivolata addosso una lastra di granito che gli ha procurato fratture ad entrambi i piedi, impedendogli di proseguire.

Guarito da poco, Harlin è già ripartito: a fine settembre salpava dalle rive del Reno, al confine tra la svizzera e il Lichtenstein. E oggi si trova a Basilea, raggiunta in kayak con Konrad Kirch, Jean-Pierre Jochaud e Paul von Krause. “E’ incredibile il contrasto – dice Harlin sul sio blog – tra i luoghi remoti e impervi da cui ero partito quest’estate e questa zona tranquilla, culturale e molto visitata”.

Il progetto di viaggio iniziale, infatti, è stato modificato alla luce delle condizioni fisiche di Harlin dopo l’incidente: quest’autunno, l’alpinista si dedicherà al kayak e alla bicicletta sui confini settentrionali e occidentali della Svizzera, spostandosi su un tracciato disegnato con il geografo svizzero Roland Baumgartner. Poi farà una pausa, e l’estate prossima tornerà all’alpinismo richiesto sui confini meridionali e orientali.

“Gran parte dell’avventura sarà composta di interviste e incontri con le persone incrociate lungo il percorso – ha detto Harlin a Swissinfo -. L’obiettivo di questo viaggio non è la performance fisica. Ma trovare una risposta alle domande: quando una nazione è di un popolo? Quando una demarcazione è una frontiera?”.

“Gli alpinisti che restano vittime di incidenti – dice l’alpinista – sono spesso colpevoli di errori di valutazione. Oppure sono così ansiosi di soddisfare le aspettative degli altri, che prendono rischi inutili. Due cause che potrebbero essere all’origine anche del mio incidente lo scorso mese di luglio”.

La posizione dell’alpinista è costantemente seguita dal Gps e da Facebook e Twitter dove lui racconta il viaggio, seguito  dal portale svizzero Swissinfo.ch.

John Harlin III, 53 anni, è figlio del celebre alpinista John Harlin che morì sulla Nord dell’Eiger nel 1966 aprendo una via nuova con Dougal Haston. E’ caporedattore dell’American Alpine Journal, autore del libro “The Eiger Obsession”, del film The Alps, e ha all’attivo numerose spedizioni alpinistiche.

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