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Ararat 2010 expedition: alla ricerca del vero

Ararat
Ararat

Le stelle e le vette ci obbligano ad alzarci in piedi e a guardare in alto. Ognuno di noi e ogni alpinista ha certamente una stella e una vetta che sente più sua di tante altre, ma ci sono stelle e vette che suscitano nell’uomo emozioni universali per la bellezza e più di ogni altra cosa per quel senso continuo di ricerca del vero dentro e fuori la propria storia.

Una di queste è certamente la vetta dell’Ararat sulla quale non si sale per aggiungere una quota al proprio carnet alpinistico. Si sale sapendo che si sta ascendendo una montagna simbolo dell’umanità tutta, si sale animati da una spiritualità diversa, consapevoli che l’Ararat non è solo una cima famosa, ma un custode del grande mistero dell’uomo perso nei perché irrisolti e irrisolvibili, dello stesso uomo che fa sua quella umiltà insita nel rapporto tra sé stesso e l’infinito.

Al confine con l’Iran e l’Armenia, il Monte Ararat, sull’altopiano Anatolico nell’estrema parte orientale della Turchia, ha una vetta che supera i cinquemila metri, ricoperta da ghiacciai e nevi perenni. Il “Vecchio Testamento” lo cita come luogo dove si è arenata l’Arca di Noè dopo il Diluvio Universale … “ l’arca si posò sui monti dell’Ararat (Genesi 8,1-15)”.

Con uno spirito a mezzo tra ricerca dell’oltre, entusiastica esplorazione di una storia resa leggenda e desiderio di dominare con lo sguardo uno dei luoghi più antichi della storia dell’uomo, è proprio con questo spirito che il 20 maggio dell’anno duemiladieci la spedizione “Ararat 2010 Expedition” firmata da otto componenti (Francesca Campiotti, Giuseppe D’Armenio, Giuseppe  Di Falco, Maria Impicciatore, Piero Impicciatore, Maria Assunta Lenotti, Bruno Massucci e Vittore Verratti) è arrivata in cima all’Ararat.

Una spedizione che ha generato non una conquista alpinistica ma una metamorfosi interione “siamo partiti compagni di viaggio e siamo tornati amici di vita”come ha ben detto Giuseppe Di Falco. A viaggio terminato, condividiamo con Marcel Proust: Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. L’avventura dell’Ararat 2010 Expedition è stato un modello che si allinea allo spirito delle esplorazione d’altri tempi, di quell’alpinismo rispettoso delle vette, dimore degli Dei che sono gli unici a concedere la salita all’uomo e a permettergli di avvicinare la loro casa. Ararat, la vetta innevata che angeli con spade di fuoco rendono inaccessibile, luogo sacro di miti e leggende, ma anche terreno di perenni conflitti religiosi e politici: fronte militarizzato tra Nato e cortina di ferro, linea di demarcazione tra Islam e Cristianesimo. È sotto tutti questi versanti che lo esplora Westerman nel suo romanzo reportage: un viaggio alla conquista di una delle montagne sacre più impregnate di valori simbolici. Un itinerario fisico e spirituale, letterario e politico, sulle tracce di Noè, Gilgamesh, Pamuk e Alessandro tra la questione armena e l’identità curda tra le origini della leggenda del Diluvio e i tentativi di dimostrarne l’autenticità.

Tra gli incontri, le affascinanti figure dei grandi cercatori dell’Arca, scienziati o avventurieri, religiosi o spie o perfino astronauti e audaci scalatori. L’Ararat è una di quelle montagne dove si sente non solo di aver salito una nuova vetta ma di aver toccato quel molto di più dell’inesprimibile nulla del cielo.

Achille Lissoni e Vittore Verratti

Bibliografia:  Ararat. Frank Westerman. Ed: Iperborea

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3 Comments

  1. ..sì è tutto vero,lo abbiamo salito anche noi con gli sci un paio di anni fà (piccola spedizione di amici delle valli dolomitiche della provincia di Trento) l’Ararat non è la solita salita alpinistica, è un viaggio nella storia dell’ uomo trà mito e leggenda che ti lascia dentro qualcosa di strano, di indefinibile..

  2. le stelle e le vette sono la realta’ e ci obbligano ad alzarci in piedi e riconoscere il loro creatore. grazie per il richiamo a cercare sempre la bellezza ed il vero

  3. Credo che le anime più che nell’alto dei cieli ci richiamino, con il pensiero e lo sguardo, sulle cime di ogni montagna. E l’Ararat è la montagna di tutta l’umanità

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