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"180° South", quando un viaggio cambia la vita

180° South
180° South

VENTURA, Stati Uniti — Un viaggio leggendario. Due amici a bordo di un malridotto furgoncino Ford Econoline partono dalla California diretti in Patagonia. E’ il 1968. I due avventurieri sono Yvon Chouinard e Douglas Tompkins, trentenni, amanti degli sport all’aria aperta, dal surf all’arrampicata all’alpinismo. Vanno alla scoperta del selvaggio sud America, un cammino che cambia loro la vita al punto che al ritorno decideranno di mettersi in proprio e aprire due aziende di abbigliamento e attrezzature outdoor: stiamo parlando dei fondatori di Patagonia e The North Face. Un film ripercorre oggi quel viaggio: è “180° South”.

Il film documentario è diretto da Chris Malloy e segue il viaggio dell’avventuriero Jeff Johnson, a sua volta sulle tracce dei suoi eroi, Chouinard e Tompkins, e dei loro compagni di viaggio Dick Dorworth e Lito Tejada-Flores. È un viaggio epico che parte nel 1968 da Ventura, Stati Uniti, e si conclude dopo 6 mesi nell’estremo sud del continente americano.

Chouinard e Tompkins vanno alla scoperta della natura, vivendola sulla propria pelle. Imparano a conoscere il mare surfando, la roccia arrampicando, le montagne scalando, le immense pianure camminando e guidando.

Durante il loro peregrinare sono quasi naufragati nei pressi dell’Isola di Pasqua, sono saliti a poche centinaia di metri dalla vetta del Cerro Corcovado, a cui hanno dovuto rinunciare a causa delle cattive condizioni della roccia. Hanno attraversato Rapa Nui e la catena andina. Il viaggio ha aperto loro gli orizzonti e dato un obiettivo anche al loro rientro: quello di realizzare vestiti e attrezzature adatte all’esplorazione, alle spedizioni estreme e in luoghi selvaggi.

Fu così che Yvon Chouinard fondò Patagonia e la Chouinard Equipment, che diventerà la Black Diamond Equipmente, mentre Tompkins aprì The North Face insieme a Dick “Hap” Klopp, e successivamente il Parque Pumalin, nella Patagonia Cilena, uno dei parchi privati più grandi del mondo, e solo una delle numerose iniziative dell’ecologista americano al fine di conservare la natura sudamericana.

Scopo del documentario non è quello di raccontare con occhio nostalgico un tempo pioneristico e avventuroso ormai perduto. Mallory e Johnson vogliono infatti richiamare l’attenzione degli spettatori sull’importanza al giorno d’oggi di preservare le straordinarie ricchezze naturali del pianeta.

“Surfisti e alpinisti oggi si rendono conto che vivere a contatto con la natura non basta più – ha dichiarato Mallory in un’intervista alla rivista Surfnews -. Serve proteggerla. Entrambi hanno un rapporto privilegiato con l’ambiente e si sentono i custodi di qualcosa di fragile, che sta cambiando rapidamente e non in meglio”.

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