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Tragedia sul Cho Oyu: è morto Walter Nones

Il Cho Oyu

KATHMANDU, Nepal — Tragedia sul Cho Oyu. L’alpinista italiano Walter Nones è morto mentre stava cercando di aprire una nuova via sul versante sud-ovest dell’ottomila tibetano.

Le notizie sulla dinamica della disgrazia sono per ora scarse e frammentarie. Da quanto trapelato finora, l’alpinista altoatesino sarebbe stato trovato senza vita questa mattina ai piedi della parete che stava tentando di scalare.

Nei giorni scorsi, Nones aveva scritto sul suo sito internet: “La parete che stiamo per scalare è molto bella. E’ collocata in un anfiteatro di vette e per questo al riparo dal forte vento che soffia da nord e che rende le cose difficili sulla normale. Là alcuni sherpa che stavano attrezzando la via sono finiti sotto delle valanghe ferendosi anche in modo grave, così giustamente nessuno di loro vuole più salire a piazzare le corde fisse e molte spedizioni sono ancora ferme al base ad aspettare”.

Le ultime notizie sulla sua spedizione dicono che ieri i tre italiani hanno tentato di salire la nuova via, dopo aver portato il materiale alpinistico a quota 6800 metri nei giorni precedenti. Tuttavia i due compagni – Giovanni Macaluso e Manuel Nocker, maresciallo e appuntato del reparto alpino dei Carabinieri – hanno deciso di desistere, Nones invece ha proseguito da solo.

Nones, classe 1971, alla prima scalata dopo la tragedia del Nanga Parbat dove perse la vita Karl Unterkircher, lascia moglie e due bambini.

Seguono aggiornamenti.

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52 Comments

  1. da amante della montagna porgo le più sentite condoglianze alla famiglia Nones confidando che il suo spirito vegli dall’alto dei cieli su tutti quelli tentano qualche volta anche l’impossibile
    Massimo Balducci

  2. Che tristezza. Condoglianze alla famiglia. Speriamo di non dover sentire i soliti commenti superficiali di chi non va in montagna. Ciao Walter

  3. Ma a noi che amiamo tanto la montagna,che cosa ci cambia che Nones ,a tutti i costi,anche quello di lasciare senza un padre i propri figli e una moglie senza compagno,faccia una parete sotto valanghe micidiali che uccidono anche i poveri scherpa,parete che non vedremo mai quanto è bella o pericolosa.Ma quando anche l,ultima sara vinta,quante giovani vite si dovranno perdere?Perchè fare una parete dove sai che la probabilità di morire è altissima e che altri più prudenti ti sconsigliano di fare?Il vostro giornale è un bollettino di guerra,con morti,feriti e disgrazie ogni giorno.Ricordatelo spesso nei vostri articoli che il vero alpinista è colui che torna sempre a casa e muore all’ombra delle sue montagne.Non enfatizzate troppo le gloriose imprese dei vittoriosi ad ogni costo,ormai interessano sempre meno alla gente comune .Compiango Walter Nones,ma che la sua fine serva almeno a far riflettere chi tenterà la sua parete.

  4. Comprendo la passione, talvolta ossessione per la montagna, ma quando un uomo decide di avere una famiglia, dei bambini, allora deve capire che un bambino orfano vale molto di più di una prima assoluta. Se non si riescono a mettere in ordine le priorità della vita, é si resta, degli immaturi e degli infelici

  5. Le montagne himalayane sono dei veri e propri “serial killer” e si meritano l’appellativo che fa storcere il naso a qualcuno: sono famigerate Montagne assassine.
    Condoglianze alla famiglia di Walter.

  6. Mi associo completamente a Luigi.Mi dispiace dal punto di vista umano per Nones e per il dolore dei suoi familiari.Ma diciamoci la verità:se l”è cercata.Quello che ha fatto è da incoscienti e anche da egoisti,non ha pensato alla moglie e i figli a casa?Era il caso di andare a cercare la morte in una parete di una montagna che è già stata scalata?I destino lo aveva già salvato nel 2008.
    E’ ORA DI FINIRLA CON QUESTE MORTI STUPIDE E INSATE cosa si va cercare sull’Himalaia?Non c’è più niente da scoprire,c’è solo la morte ,questo non è più alpinismo è una corsa al massacro.Provate a contare i morti.Anche Voi del sito dovreste fare qualcosa per bloccare queste morti,bisognerebbe che non dessero più i permessi per queste scalate.
    L’Himalaya è bellessimo ma non vale una vita.Abbiamo tante belle montagne in italia perchè andare a
    cercare la morte inutile

  7. Sebbene l’amore e l’attrazione per la montagna siano elevati bisogna saper cogliere il suo rifiuto quando ce lo comunica. Un abbraccio forte ai suoi figli e sua moglie.

  8. Le parole non sono mai adeguate in questi casi.L’unica consolazione e’ che ci ha lasciati facendo la cosa a lui piu’ cara e penso che abbia vissuto la vita che voleva.
    Ora e’ con le sue montagne che non lo lasceranno piu’.
    Ciao Walter

  9. Non sappiamo ancora cosa sia realmente successo, e subito pronti a sentenziare giudizi e a generalizzare.
    Accusare poi la redazione di dare solo bollettini di guerra mi pare assurdo visto che si parla tantissimo di sicurezza in montagna, di bellezza della natura, insomma di tutto ciò che è positivo in montagna.
    Un po’ di rispetto per chi non c’è più e per chi ora non può far altro che piangere.

    Detto questo, ognuno di noi ha il diritto di decidere per la propria vita, non esiste che qualcuno possa imporci o giudicarci. Vanno bene i consigli. Va bene il rispetto reciproco. Ma finisce qui!

    Ciao Walter, non ti dimenticheremo.

    Diego

  10. Un brivido di dispiacere mi percorre il corpo alla notizia della scomparsa di Walter….. non ci sono parole x descrivere il dispiacere…. dopo l’incidente di karl ora anche Walter…
    Sei atato un grande caro Walter ! riposa in pace e veglia su di noi dall’alto.

  11. come avevo previsto i commenti non si sono fatti aspettare tipo morti stupide, bollettine di guerra, scusate ma perchè parlate? Qui c’è gente che fa qualche passeggiata nei boschi per andare al rifugio a mangiare la polenta o al massimo fa qualche ferrata che si spaccia per appassionato di montagna e si permette di giudicare. Permessi per le scalate ci tocca ancora sentire.

  12. INTANTO I MIEI COMPLIMENTI A MONTAGNA.TV PER LA COMPLETEZZA E L IMMEDIATEZZA DELLE NOTIZIE CHE FORNISCE A NOI APPASSIONATI;UNTERKIRKER ANCHEGLI 39 ENNE LASCIO’ MOGLIE E FIGLI BAMBINI E COSI’ NONES,UN PADRE HA DELLE RESPONSABILITA’ E DEI DOVERI PRIORITARI ALLE PROPRIE PASSIONI E HOBBY.LE TRAGEDIE E I LUTTI MOLTO SPESSO SONO L UNICO MODO PER MIGLIORARE L UOMO E LA SOCIETA’,INTRISA DEL PROPRIO INTERESSE E DEL PROPRIO TORNACONTO.CHE IL BUON DIO ABBIA PIETA’ DI TUTTE LE MISERIE DELL UOMO.!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  13. x andrea:
    leggo i tuoi commenti e quelli degli “uomini di montagna” o “guide alpine” ,come vi piace essere chiamati… Quindi “Qui c’è gente che fa qualche passeggiata nei boschi per andare al rifugio a mangiare la polenta o al massimo fa qualche ferrata che si spaccia per appassionato di montagna e si permette di giudicare”…….
    Sono stufo di questi kamikaze che sfidano le leggi della natura semplicemente per EGOISMO. E quella moglie e quei due bambini a casa come vivranno i loro giorni? C’è forse bisogno di essere alpinisti affermati per dire che LA VITA UMANA FORSE VALE DI PIU DI QUESTO GIOCO AL MASSACRO?

  14. Caro Andera…se ognuno è libero ed ha il diritto di decidere per la propria vita, come dice Diego Faraveto allora, per lo stesso principio, ognuno è anche poi libero di esprimere la sua opinione in merito all’accaduto sullo spazio commenti!!…anche se non è un “superuomo” dell’alpinismo…anche se fa solo delle stupide ferrate! Io non sono un bravo alpinista ma nonostante tutto qualche 4.000 l’ho fatto (circa una ventina) e anche qualche via di roccia + falesia, sci alpinismo e qualche cascata di ghiaccio (poche!)…non mi ritengo per niente un alpinista completo e forte…tuttavia un opinione la posso esprimere sopratutto in merito al fatto di principio che uno ha una famiglia e figli….
    Detto questo, Andrea, devo darti ragione sul fatto che la gente talvolta giudica senza sapere o senza aver fatto esperienza di quello che giudica…sopratutto in materia di montagna! (assassina!)….se io vado in falesia e mi cade un sasso in testa ci sarà sempre chi dirà che me la sono andata a cercare…se faccio un incidente in scooter o i biciclaetta a Milano (statisticamente più probabile) sarà stata solo fatalità

  15. Chi sentenzia stupidamente è figlio del conformismo ed è privo di passioni genuine. E’ morto un uomo, protagonista indiscusso dello “stile alpino” e non certo figlio delle spedizioni commerciali. Le polemiche sono a zero, chi sposa un uomo del genere mette in conto tutto… ed accetta il suo essere in simbiosi perfetta con la montagna.
    Namastè Walter, grazie del tuo insegamento.

    Gianluca

  16. Consegno a di tutti le parole che Walter mi ha scritto l’anno scorso dopo l’uscita del suo libro.

    Grazie Alberto,
    abbiamo voluto solamente scrivere quanto è grande la nostra passione per la montagna.
    Poi per chi la montagna la vive intensamente, come mi sembra nel tuo caso,
    non sempre la vetta è l’ obiettivo principale; l’ importante è vivere l’intera scalata con lo spirito giusto.
    Ciao Walter Nones

    Oggi, caro Walter, mi sento di aggiungere che i tuoi figli non potranno conoscerti, e questo è un vero peccato. Capire quali sono i diritti dei figli di fronte alla nostra all’immane passione è una domanda tremenda, ma occorre rifletterci.

  17. Le opinioni e i giudizi di persone non competenti in materia sono libere ma personali e valgono zero. L’unico giudizio lasciatelo alla famiglia, voi non potete permettervi. Walter Nones era un professionista serio e preparato della montagna e sapeva quello che faceva ma il rischio zero non esiste. Il rischio zero lo pretendono i “turisti” della montagna che vanno a fare “qualche cascata”, divertitevi ma non date opinioni su ciò che non vi compete.

  18. Vorrei capire di quali insegnamenti parla Gianluca,a fare che cosa,a rischiare la vita per dimostrare di essere più forte degli altri o invincibile rispetto a una montagna che sfida il cielo e davanti alla quale l,uomo diventa un essere insignificante.I figli di walter non potranno mai fare neanche una semplice passeggiata presi per mano col papà,e quella sarebbe vera simbiosi con la montagna,noi siamo fatti di carne e spirito,di sogni ,non di roccia che non ti scalda il cuore.Amare la vita e rispettare la montagna non è fare polemica, è avere buon senso.Vorrei infine sapere senza voler fare polemica,come possono questi Alpinisti finanziarsi le spedizioni in himalaya che solo le persone molto ricche possono permettersi?In un modo o nell,altro il commercio e gli sponsor ci sono sempre,senza di loro non si fa più neanche una corsa a piedi.

  19. forse e’ meglio un padre conformista vivo che due figli orfani di un anticonformista…quando hai dei figli devi pensare al futuro degli altri prima poi al tuo….quando era successa la tragedia a karl era un avvertimento…se l hai sfangata una volta e allora i guai te li cerchi…

  20. Conosco orfani che hanno perso il padre per incidenti stradali o morti per infarto perchè non hanno fatto una vita sana. E’ nella natura dell ‘uomo di portarsi ogni volta al proprio limite sperando di non superarlo, e bisogna rispettare le passioni altrui anche se a noi sembrano incomprensibili.

  21. Naturale che in questi momenti i commenti siano di svariato tipo. Chi pratica l’alpinismo la vede in un certo modo, altri la vedono diversamente. Anche io ho famiglia e vado in montagna, ma credo che quando si perde una vita umana i commenti e le critiche siano banali e fuori luogo. Credo che basti un semplice ciao a Walter e un abbraccio affettuoso alla famiglia.

  22. silenzio. e rispetto!

    Dio del cielo,
    Signore delle cime,
    un nostro amico
    hai chiesto alla montagna.
    Ma ti preghiamo:
    su nel Paradiso
    lascialo andare
    per le tue montagne.

  23. Nessun superuomo, nessuna sfida alla montagna….chi ragiona così non ha capito nulla del suo vero spirito!!!! Uno come Walter che nasce in uno scenario alpino di immane bellezza fa della montagna la sua casa, il suo stile di vita e soprattutto trova in essa la migliore via per vivere una vita serena e genuina, una vita fatta di sacrifici, successi e di insuccessi, ma sempre con la forza di risollevarsi e ricominciare sempre con più energia rispetto a prima……questo ci insegna Walter. Valori che si stanno perdendo per lasciar spazio all’avidità, al voler arrivare prima schiacciando il prossimo….no la sfida, no il “no limits”, e proprio ammetendo i propri limiti che diventi uomo ….Per quanto riguarda la moglie ed i figli che lascia non c’è discussione è un’immane tragedia….ma anche dalla Manuela, degna compagna di Walter, arriva un insegnamento supremo su tutti: ci insegna cos’è l’amore vero, genuino privo di ipocrisie….leggete il suo sito e poi discutete….

  24. Sono stato tentato molte volte d’intervenire nella discussione. Però, se la prima ricostruzione dell’incidente viene confermata, abbiamo la conferma di come sia più facile criticare che tacere e capire.

  25. stile di vita?vita serena e genuina?successi?ricominciare?valori persi per lasciar spazio all avidità?………ci insegna cos’è l amore vero? ma per favore… smettetela di parlare di tragedie, questi se la vanno a cercare, altro che valori. i valori sono l’AMORE, e queste persone lo hanno solo verso se stessi senza pensare a nulla, LA FAMIGLIA, e questi vanno a giocare con la vita con i bimbi piccoli e mogli a casa. Ma vi rendete conto? LA SALUTE…e immaginate che salute possa avere quella povera moglie a cui va la mia solidarietà. IL RISPETTO… e ditemi che rispetto hanno verso le loro famiglie questi straordinari alpinisti……..Signori, va bene la passione, va bene lo sport,il gioco, ma almeno non sposatevi, non lasciate dei bimbi che cresceranno senza un papà……

  26. Prima di tutto cerchiamo di mostrare il dovuto RISPETTO ad una persona che non c’è più!! Che è morta per qualcosa in cui credeva veramente, che viveva intensamente e non si lasciava vivere come fa la stragrande maggioranza degli uomini su questa terra senza che se ne sia mai accorta…..si muore dappertutto anche attraversando la strada per andare in ufficio e ti posso assicurare che è più probabile morire così che in montagna…guarda le statistiche e paragonale!!! Un professionista della montagna non se le cerca, studia tutte le alternative possibili, anche quella di rinunciare se necessario per la sopravvivenza….ma quando l’inevitabile ha il soppravento sull’evitabile non cè nulla da fare !!!!

  27. mi sfugge una cosa: morta per qualcosa in cui credeva veramente??? voi credete che scalare una montagna sia una ragione di vita, sia il senso della vita? Meglio vedere il mondo da un ottomila per mezzora piuttosto che vedere crescere il proprio figlio? c’è gente che vive intensamente ascoltando la musica, o lavorando per un fine preciso, insomma le emozioni di ognuno di noi sono oersonali e su questo non ci piove…… ( e ti assicuro che io sono uno iper appassionato di sport, per esempio)….. non credo che solo chi ama la montagna vive la vita intensamente… parliamo di statistiche, ok va bene dove li hai i dati? te li sei sognati, perchè si, si muore attraversando la strada , ma quante persone attraversano la strada ogni giorno e quanti hanno la fortuna di fare trekking e alpinismo sull Himalaya? il paragone puo’ essere il seguente: che ogni giorno in Italia attraversiamo la strada in 50 milioni e ne muoiono 3 al giorno esagerando, mentre a fare gli alpinisti ne escono per esempio 1000 al giorno e magari ne muore uno……. la proporzione , solo per dare un idea senza dati alla mano smentisce la tua teoria…… Un professionista della montagna, puo’ essere tutto quello che vogliamo,bravo, professionale, capace, ma tu mi puoi confermare che a 7000 metri tutto è difficile, tutto è pericoloso o sbaglio? Morire su queste montagne è evitabile eccome, basta sapere dire di NO… io davvero non vi capiro’ mai: ma per voi salire su quelle cime vale piu della vostra vita?

  28. sicuramente la moglie di un alpinista è una compagna speciale e i figli di conseguenza speciali. walter sarà sempre con loro e loro lo sentiranno accanto .
    Un filo sottile ma resistente ,li legherà comunque e ovunque .
    Se una persona ha una grande passione, è una persona completa.

  29. io credo che non si possa mai giudicare, esprimere un parere è difficile in questi casi.
    io ho moglie e due figli piccoli, amo la montagna ma amo anche loro.
    Un infinito rispetto a chi rimane e a chi se nè andato.

  30. Non si giudica la persona, semmai la scelta che ha fatto. Anche i più buoni, i più generosi e gli amici più cari possono sbagliare. Mi spiace ma credo che qui sia accaduto così. Non posso fare a meno di pensare che a spingerlo a proseguire, quando tutti se ne andavano perchè la montagna era carica e pericolosa, fosse anche una voglia di rivalsa dopo la storia del Nanga Parbat e non solo la “passione”. O dobbiamo pensare ad un errore di valutazione? In entrambi i casi non è da condannare, c’è solo dolore per la sua scomparsa e per la famiglia. Ma non penso ne valesse la pena.

  31. Cari invasati di montagna, perfavore. Gli alpinisti sono uomini, non sono idoli solo perchè vanno a cimentarsi su una montagna di due o tremila metri piu alta delle nostre. Piantiamola di creare eroi dal nonnulla, e iniziamo ad apprezzare chi sa agire con intelligenza e anche rinunciare. Sopravvivere per fortuna non vuol dire essere i più bravi. I più bravi, a rischi così grossi non si avvicinano neppure perchè hanno l’esperienza e la capacità per valutare ed evitare, dove possibile, il pericolo. E non parlo solo di questo caso. L’alpinista bravo è quello che torna a casa vivo, ci insegnano grandi come Cassin e perfino Maestri, che si sa, non era uno che andava a mangiar polenta al rifugio. Cerchiamo di ritornare a loro, altrimenti l’alpinismo potrà solo andare alla deriva.

  32. diciamolo pure chiaramente….l’alpinismo classico esplorativo è finito dappertutto o quasi (forse in antardide no…!) e non da poco tempo!…adesso per fare delle “prime assolute” delle “nuove vie” occorre andare a cacciarsi, soprattutto in himalaya, in posti sempre più pericolosi dal punto di vista tecnico e sopratutto oggettivo (scariche, valanghe etc) che un tempo, non a caso, venivano evitati (chissà perchè?!?). E’ vero sono migliorate tante cose, l’attrezzatura, il livello tecnico, le comunicazioni, i soccorsi ma i livelli di rischio OGGETTIVO che si prendono sono molto, molto alti…anche per i professionisti più preparati!
    Purtroppo devo far notare a Paolo in riferimento al suo commento del 5 ottobre, dove parla di statistiche, che quelle riguardanti gli alpinisti in himalaya sono MOLTO ma molto più sfavorevoli di quelle che ha ipotizzato lui (magari fossero 1 a 1000!!) per darvi un idea: tra tutte le persone che sono salite dal 1954 ad oggi su K2 DALLA VIA NORMALE, la statistica dice che una su quattro è morta!! (e a seguito delle tragedie del 2008 e di quest’ultimo biennio ci si stà avvicinando ad UNO SU TRE!)….e stiamo parlando di una via normale se pur molto difficile!!…altro che un su mille!!

  33. Pur apprezzando la proposta di Giorgia basta con la creazione di idoli, ma questo vale per tutti non solo per gli alpinisti. Ritengo anche altemente diseducativi quei filmati, mitizzati, dove il rischio viene esaltato vedi, su puesto sito, la foto di commento alla morte di Kurt Albert dove lui penzola nel vuoto. Le ricordo però che sia Cassin che Maestri hanno rischiato e anche loro sono andati su quelle stesse montagne di cui stiamo parlando oggi. Sono tornati perchè più bravi e saggi o più fortunati? Quando la valanga ha portato giù Egger, Cesare è stato più fortunato o più bravo a non essere li assieme?

  34. x willy, credo che tu abbia ragione sulle statistiche, il mio era un paragone per stare nei limiti…1:1000…hai sicuramente ragione..quindi la mia “tesi”prende valore ancor piu…

  35. Sono un alpinista, per quanto modesto, mi cimento sui 4000 valdostani e non ho mai fatto un 8000, anche se un giorno vorrei tentare. Nones era un grande personaggio, nulla da dire. Chi scala, lo sa, è una questione di endorfina, è difficile rinunciare a una vetta, ma è grande anche chi all’occorrenza sa dire di nò. Nò ai giudizi, come dice Andrea, scontati e di condanna, ma in questo caso, Nones doveva fermarsi come hanno fatto i suoi compagni. Condoglianze e un abbraccio alla Famiglia

  36. Le vostre statitistiche sono fuori tema perche risentono al 90% del fattore delle spedizioni commerciali nelle quali sventurati ricconi pagano anche 100.000 eur per provare a scalare un ottomila senza mai aver provato i ramponi, provare x credere affacciatevi al campo base dell’Everest!!!! Ritornando cque ad i dati, caro paolo, mediamente in italia muoiono circa 13 persone al giorno per incidenti stradali di vario tipo e non 3 (fonte rapporto ACI/ISTAT) mentre i morti i montagna in Italia sono stati nel 2009 circa 300 fonte cnsas (corpo nazionale soccorso alpino e speleologico)….come vedi molto lontani dalle tue elucubrazioni mentali. Inoltre voglio farti notare che per Nones la montagna nn era uno sport come può esserlo per te, ma una vera professione. Tu rinunceresti al tuo lavoro? Penso di no. Inoltre leggete bene i pochi resoconti nei quali si afferma che i suoi compagni non sono rimasti al bivacco a 7000 metri solamente per problemi legati all’altitudine e nn per problemi oggettivi di valanghe od altro. Morire per una folata di vento che porta via la tenda mentre la stai smontando rientra nelle casistiche fenomenologiche poco prevedibili…Nones aveva adottato tutte le precauzioni del caso. Non era uno spaccone e nn doveva dimostrare nulla a nessuno ed amava prima di tutto la sua famiglia.Portategli rispetto!!!!! Siate voi alpinisti o gente comune calatevi nella parte nn giudicate da spettatori nn paganti!!!

  37. No caro Gianluca, un morto su quattro sul K2 non risente delle spedizioni commerciali, che sono pochissime e sono arrivate solo da pochi anni. Non siamo all’Everest. Ogni ottomila ha la sua storia, i suoi pericoli e le sue difficoltà specifiche, bisogna conoscerle prima di parlare. E poi se guardi le cronache, a parte i disastri del 96 sull’everest e pochi altri, la maggior parte delle ultime morti non riguarda ricconi commerciali che vanno con 5 bodyguard e mille bombole d’ossigeno, ma alpinisti che vogliono aprire vie nuove o fare prime assolute. Sono numeri veri quelli che dà Willy. Leggiti le statistiche Himalayane che non sono nemmeno da paragonare con quelle del soccorso alpino italiano, sono due realtà che non c’entrano nullo. Per la precisione, poi, Nones poi era carabiniere, non faceva di lavoro l’alpinista. Ripeto, informati. Che ne sai poi delle precauzioni e delle folate di vento, sinceramente spero che non sia davvero rimasto appeso ad una tenda che volava, mi pare strano e credo sia più probabile una valanga come dicono Moro e Kammerlander, comunque quel che è successo lo può sapere solo lui, visto che era su da solo. Smettiamola tutti, sia chi gli da troppo addosso, sia chi si mette in testa di idolatrarlo magari non conoscendolo e non sapendo come vanno le cose. E’ morto un ragazzo, che aveva due bimbi piccoli, e questa è una cosa tremenda, punto. Mi piacerebbe che le persone analizzassero con più calma questi incidenti, magari per imparare qualcosa, riflettendo sul valore della vita. Senza gridarsi addosso.

  38. Caro Gianluca,
    io non ho elucubrazioni mentali, ho portato esempi , che potrebbero ,in quanto a numeri non corrispondere esattamente alla realtà… il mio fine era trasmettere l idea della proporzione, forse non ci sono riuscito anche perche, ripeto non ho dati alla mano. 300 morti in italia in un anno , almeno a quanto dici te, ti sembrano pochi?quasi uno al giorno…. Quanto alla professione , non lo avrà mandato il dottore in Hymalaya, anzi mi piacerebbe sapere chi paga le spedizioni di questi buontemponi, e soprattutto chi paga le operazioni di soccorso nonchè tutte le pratiche e i viaggi per riportare da noi i nostri prodi avventurieri che hanno lasciato la vita sugli 8000. sai perchè? perchè io lavoro tutti i giorni,sabato e domenica compresi, e mi sta sulle scatole dover pagare attraverso le tasse il soccorso a chi non ha nulla da fare se non scalare gli 8000. Che fosse in hymalaya per lavoro ne dubito…o i suoi due compagni erano suoi clienti e lui guida?non credo..sulla folata di vento a 7000 metri che dire? non siete delle superguide?allora se lo siete dovreste saperlo che una folata di vento a 7000 metri non è il vento del mare…….. Io non giudico nessuno, mi spiace della sua morte, non sono spettatore non pagante, vi dico solo che è troppo facile parlare di tragedie, bisogna pensarci prima.

  39. Quoto in pieno quello che dice Nicola, caro Gianluca!…confermo….la stragrande maggiornaza delle persone morte sul K2 erano PROFESSIONISTI della montagna!! o guide alpine o alpinsti professionisti o cmq molto esperti!! ti devo fare qualche nome? Zawka, Fait, Eriksonn, tutti gli alpinisrti morti nel 2008 di cui parla Cofortola (lui stesso, guida alpina, è vivo per puro MIRACOLO!!) solo per citarti i più recenti! (2008-2010) Se poi allarghiamo il discorso alle grandi pareti himalayane bhe…qui il rapporto altro che uno a tre….Lafaille, Unterkircher, Piantoni, Kozjek, Humar, Nones, solo per citarti alpinisti di punta a livello mondiale morti proprio di recente!
    Dicamo pure che sono molti di più quelli che sono morti scalando simili pareti, rispetto a quelli che sono ancora vivi!…che sono rare eccezzioni (Messner, Kammerlander…) dove la fortuna ha avuto spesso un ruolo predominante!! (vedi anche Simone Moro sull’Annapurna con Samoliov, altro fuoriclasse scomparso su una grande parete!)

  40. Allora leggi il libro di Confortola (“giorni di ghiaccio”) e vedrai che molti morti/dispersi e feriti quando è franato il serracco in quota facevano parte di una spedizione di ricconi koreani, che lui ha tentato anche di salvare durante il bivacco in cui si è congelato i piedi…., per puro fatto di cronaca inoltre il compagno storico di Moro che è morto durante l’invernale all’Annapurna era Anatolij Bukreev, e non Samoliov. Walter Nones nn era un semplice carabiniere ma “Guida Alpina ed Istruttore Scelto Militare di Alpinismo e Istruttore di sci presso il Centro Carabinieri Addestramento Alpino di Selva di Val Gardena” rif. suo sito. Una sola vera considerazione: senza persone come Walter Nones l’alpinismo con la A maiuscola nn esisterebbe più, sopravviverebbero solo quelle false spedizioni che ormai tempestano il mondo della montagna che hanno come unico obiettivo il raggiungimento di record senza senso (14 ottomila, seven summit anche per bambini, etc) dove ormai lo spirito della vera avventura è completamente assente, si hai sentito bene avventura,questo per rispondere anche a chi dice che nn esiste piu l’avventura: la si puo trovare anche sotto casa dipende solo come la si affronta e sopratutto con quali “mezzi” la si porta avanti.

  41. se c’è qualcuno che ha il “diritto” di giudicare le scelte che ha fatto Nones, e che fanno tutti gli alpinisti trovo che sia solo chi è strettamente legato ad esse,come i parenti o chi deve rischiare la vita per un’eventuale salvataggio.Il resto sono solo commenti. C’è chi fuma due pacchetti al giorno di sigarette e chiama “stupido” chi scala ,perchè rischia la vita…..al mondo c’è posto per tutti.Direi che ognuno gestisce la propria vita come meglio crede. ………io scalo

  42. Il dolore per una simile tragedia è grande e non paragonabile.
    prego il dio del cielo che lo accolga su nel paradiso e dia
    alla moglie la forza necessaria per allevare i figli nel ricordo
    del loro amato padre

  43. Il tempo passa e tu senti sempre più vicino il dolore! E’ sempre più vero che “i migliori se ne vanno”, lasciando mogli sole e figli senza padre. Un abbraccio ai familiari.

  44. Non riesco a capacitarmi del perchè questa tragica notizia riguardante un alpinista famoso, i media l’abbiano poco segnalata. Le mie più sentite condaglianze alla famiglia.
    antonio tagliabue.

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