• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
Alpi e pareti, Top News

Salvati gli alpinisti bloccati sul Bianco, per loro un conto salato

Pilier d'Angle e la vetta del Bianco
Pilier d'Angle e la vetta del Bianco

COURMAYEUR, Aosta — Si sono appena concluse le operazioni di recupero dei due spagnoli bloccati da domenica sul monte Bianco. Ieri sono stati fatti una decina tentativi di intervento, ma nessuno è andato in porto a causa delle condizioni meteorologiche. Poi finalmente stamattina l’elicottero è riuscito a raggiungere la zona in cui sarebbero dovuti trovare gli alpinisti, senza però rintracciarli dal momento che i due erano andati in vetta senza avvertire. Alla fine li hanno recuperati quando sulla via del ritorno, ma ora li aspetta un conto salato di 7000 euro.

Ad ostacolare le operazioni di recupero per tutta la giornata di ieri sono state prima le cattive condizioni meteo e poi le forti raffiche di vento, che ha soffiato incessantemente dall’alto verso il basso, impedendo ai soccorritori di raggiungere i due spagnoli. Una decina di tentativi invano, per un totale di sette ore di sorvolo.

Gli alpinisti si trovano sul Pilier d’Angle a 4300 metri di altezza da domenica: qui si erano fermati perché si sentivano distrutti dalla stanchezza, tanto da decidere di chiamare aiuto per essere portati a valle dall’elisoccorso. Sono rimasti ad aspettare i soccorritori per 30 ore, fortunatamente ben equipaggiati con tutto il necessario per bivaccare in quota.

Questa mattina finalmente l’elicottero del Soccorso alpino valdostano ha potuto avvicinarsi in sicurezza alla zona, inaspettatamente senza trovare i due alpinisti. Gli spagnoli infatti, senza avvertire i soccorritori, si erano mossi ed erano saliti ai 4.810 della vetta del Monte Bianco. Le guide valdostane li hanno intercettati e caricati sulla via del rientro, nei pressi della capanna Vallot, a 4.362 metri.

I due, che secondo quanto riferisce l’Ansa che riporta la notizia, sarebbero in buone condizioni di salute, ma sono stati portati all’ospedale di Aosta per accertamenti. Dovranno ora risarcire parte delle spese di intervento pagando 3.500 euro a testa, la tariffa massima del ticket previsto in Valle d’Aosta per i soccorsi in elicottero non motivati da esigenze sanitarie.

Articolo precedenteArticolo successivo

14 Comments

  1. Giustissimo pagare! Roba da matti, prima chiamano e poi se ne vanno, ma non verso valle, in cima!!!
    L’elicottero poteva magari servire per altri escursionisti/alpinisti in vera difficoltà.

  2. Condivido il pensiero di far pagare questo tipo di interventi!!!!!!!!!
    E diciamo…… che…..trattandosi della Val D’Aosta come Regione Autonoma……. gli è pure andata di lusso!!!!!!!!!!!!!
    Avrebbero dovuto sanzionarli con il costo attualmente vigente in Dolomiti, che prevede un’importo di circa 84 € al minuto.
    E che diamine…….. sono state impegnate decine di squadre di soccorso, e l’uso dell’elicottero per circa 7 ore……….. il tutto a 6,58 al minuto????????…….
    Per me questi………oltre aver (fortunatamente) salva la vita……….hanno pure vinto al SUPERNALOTTO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  3. Io abito in Valtellina, e da noi l’elicottero per il soccorso è essenziale, ma purtroppo troppo spesso ci sono persone che ne approfittano, visto che è un servizio gratuito, provate ad andare nella vicina Svizzera….il conto lo si paga ben salato, e nessuno reclama.A mio parere nei casi in cui non ci sono feriti, il servizio bisognerebbe pagarlo anche da noi,è ora di finirla con interventi a vuoto perché la persona che si era persa nei boschi è ritornata a casa con le sue gambe senza minimamente preoccuparsi di avvertire nessuno, oppure pseudo alpinisti o climber in vena di exploit che si incrodano ad una parete senza essere più in grado di andare avanti o tornare indietro,o quelli che sottovalutano i tempi di percorrenza di una via o di un sentiero, e si trovano in difficoltà perché ormai è già buio, come se si schiacciasse un interruttore!!!Giusto soccorrere tutti, non si può ignorare una richiesta di aiuto, ma sono convinta che se facessero pagare gli interventi non necessari, ci sarebbe sicuramente un crollo improvviso delle richieste, e tanta gente andrebbe in giro con un po’ più di attenzione, perché si sa che mettere mano al portafoglio non è cosa molto gradita

  4. Giusto pagare quando si sopravvalutano le proprie capacità e quindi bisogna farsi tirar fuori dai casini dal soccorso, mi auguro che diventi così in tutta Italia. La pacchia del soccorso gratis a chi è stanco o non se la sente piu’ di continuare deve finire!

  5. Devo dire che non sono per nulla d’accordo con questa volonta’ dilagante di voler far pagare il soccorso in caso di interventi NON di emergenza.
    Infatti, i soci CAI pagano per avere l’assicurazione in caso di soccorso in montagna.

    Cito direttamente il sito CAI, voce “assicurazioni”:
    – Soccorso Alpino: prevede per i Soci il rimborso di tutte le spese sostenute nell’opera di ricerca, salvataggio e/o recupero, sia tentata che compiuta. E’ valida sia in attività organizzata che personale.
    – Viene attivata direttamente dalla Sede Centrale.
    Novità: il massimale per Socio è aumentato da 20.000 a 25.000 Euro e il massimale catastrofale da 45.000 a 500.000 Euro.

    Quindi se uno e’ socio CAI ha PAGATO la quota assicurativa ed ha DIRITTO al SOCCORSO. Sia che stia per spiarare sia che si trovi “solamente” in difficolta’.
    Anche perche’ mi pare assurdo che un alpinista, inchidato su una parete o su un sentierio, cotto e biscottato, incapace di procedere per stanchezza o difficolta’ tecniche, debba prima spaccarsi una gamba (o peggio) prima di poter essere soccorso. Pena il vedersi dimezzare lo stipendio annuo (visto le cifre che girano).
    E’ un po’ come per il soccorso stradale: tutti sono capaci di cambiarsi una gomma o mettersi le catene in caso di neve, ma molti dicono: ” ho pagato il soccorso tramite la mia quota assicurativa, quindi lo uso” E chiamano il carro attrezzi anche per le due sopracitate banali operazioni.

    I NON soci CAI devono cmq pagare il soccorso alpino, in ogni caso.

    Girando su alcuni forum ho letto che alcuni fanno notare che i costi del soccorso alpino comprendono costi sanitari (a carico del SSN, quali elicottero, medici, paramedici ecc.) e quelli del soccorso alpino vero e proprio (tecnico del CNSAS). E fanno distizione fra le due voci. Non so esattamente se e quale sia la ripartizione, ma il ragionamento sopra non cambia di molto.
    Non mi risulta infatti che la guadia costiera faccia pagare il recupero di qualche velista o surfista andato troppo al largo e che poi non riesce a tornare a riva per sfinimento o incapacita’ tecniche (per non parlare di gommoni che finiscono la benzina o smarriscono la strada).

    Quindi sono d’accordo sulla poca moralita’ del gesto (consumo risorse della comunita’ per una mia imperizia/stupidita’), ma non sono assolutamente d’accordo sulla soluzione ormai troppo spesso proposta.
    A scanso di equivoci preciso che mi monto le catene da solo, mi cambio le gomme quando buco, non ho mai fatto riscorso a nessun aiuto esterno in 16 anni di montagna e 10 anni di vela. Grazie a Dio.

  6. Sono d’accordo che si faccia pagare per i soccorsi, quando non erano necessari. Ritengo indispensabile diffondere una cultura “basica” della montagna, che serva ad evitare casi ridicoli di gente in difficoltà solo per faciloneria o disinformazione. Diventare socio CAI può essere una delle soluzioni, ma anche diffondere una forma di asicurazione periodica o giornaliera, che copra il rischio in montagna, con diverse tariffe per il tipo di rischio che si corre, da pagare nel posto dove si fà l’escursione o la scalata.

  7. bene pagare anche perchè la snta generosità delle squadre di soccorso a volte rischiando la propria Vita non diventi una banalità ma venga Ben Compreso il valore della solidarietà.

  8. Sono un Istruttore del CAI e se mi è permesso, unitamente ai 7.000 € aggiungerei il sistema educativo che si usa ancora in Romagna con i testoni: una bella scarica di tozze (ceffoni) ad entrambi, sperando che riescano a comprendere la loro immensa stupidità/superficialità nell’avere intrapreso un’avventura al limite delle loro capacità, ancor di più perchè i bollettini meteo avevano preannunciato chiaramente l’arrivo della perturbazione.

  9. @ Bruno
    non poteva che essere un istruttore cai a scrivere una simile stupidata
    guarda che non avete l’esclusiva della montagna….

  10. la guardia costiera interviene solo per soccorso e non per assistenza, se per caso deve assistere un’imbarcazione in difficoltà allora viene pattuito il costo dell’operazione. Se finisce la benzina si paga salato, ci sono dei privati che girano per mare ad assistere questo genere di inconvenienti…

  11. La REGA, ente di soccorso aereo svizzero, non statale, non riaddebita i pripri sostenitori che necessita di soccorso anche se in assenza di malore o di trauma, ovviamente escludendo gli abusi. E’ questa una scelta di civiltà che dovrebbero fare altri enti statali e non. Se persone affrontano terreni difficili e si trovano in estrema difficoltà (stanchezza, brutto tempo, itinerario più difficile delle proprie capacità), il soccorso serve anche per evitare incidenti, ovvero per non trasformare la difficoltà in incidente.
    Detto ciò, certi comportamenti (probabilmente come quello dell’articolo) vanno giustamente sanzionati: se sono veramente in difficoltà, aspetto chi ho chiamato, oppure – se tarda e io sto meglio – lo avverto che non ho più bisogno, altrimenti si parla di abuso, di falsa chiamata. In ogni caso è bene che chi è direttamente coinvolto (le squadre di soccorso) giudichi e valuti se sanzionare o no ….. spesso accade, invece, che altri – per sentito dire, per semplici e imprecisi articoli di giornale, per motivi politici o di visibilità mediatica – si mettono a giudicare e pontificare.

  12. giusto giorgio, io sono assicurato rega e con soli 30 € . stai tranquillo, ma non per questo ti metti in difficoltà…tanto non pago!!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *