• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
Attualità, Top News

Due tedeschi salvati sulla Cima Grande di Lavaredo

Lo Spigolo Dibona Cima Grande di Lavaredo
Spigolo Dibona Cima Grande di Lavaredo
(Photo Badipo di Montagna Picasaweb)

AURONZO DI CADORE, Belluno — Avevano scalato la Cima Grande di Lavaredo salendo dallo Spigolo Dibona, ma all’uscita della via si sono ritrovati in mezzo alla neve, senza alcuna attrezzatura per il ghiaccio, né abbigliamento per il freddo. E’ successo a una giovane coppia di alpinisti tedeschi, salvata nella notte tra sabato e domenica dal Soccorso alpino Veneto.

Il ragazzo e la ragazza hanno salito sabato pomeriggio lo Spigolo Dibona sulla maestosa parete Nord della Cima Grande di Lavaredo, uno dei grandi spigoli classici delle Tre Cime. Una volta usciti dalla via però si sono ritrovati in mezzo alla neve, una situazione inaspettata evidentemente, visto che non erano attrezzati a quel tipo di terreno.

Secondo quanto riferito dallo stesso Soccorso alpino Veneto, i due tedeschi hanno cercato invano di individuare gli ancoraggi per scendere dalla normale 10 metri più sotto rispetto al punto dove si trovavano. Calata la notte e privi di pile hanno infine chiesto aiuto.

Intorno alle 23.30 le squadre del Soccorso alpino di Auronzo, di Dobbiaco e gli agenti del Corpo forestale, hanno iniziato a risalire la normale. Hanno individuato i due giovani sopra quota 2.600 metri, non distanti dalla Piramide: quando li hanno raggiunti presentavano un lieve principio di ipotermia, ero bagnati e stanchi, ma in buone condizioni di salute.

Riscaldati con indumenti asciutti e bevande calde, i due giovani sono stati aiutati a scendere a valle. In alcuni tratti della discesa, come sul nevaio, hanno attrezzato il percorso per facilitare il loro passaggio. Intorno alle 3 sono arrivati a valle.

Articolo precedenteArticolo successivo

5 Comments

  1. se ai primi di giugno ti metti su una via che finisce a quasi 3000 m senza equipaggiamento per la neve sei proprio uno sprovveduto! In Lavaredo basta chiedere informazioni a chiunque per conoscere le condizioni della normale. Questa gente merita di essere lasciata lì tutta la notte, la prossima volta non farà più cazzate!

  2. Come al solito, tutto quello che è classico viene considerato “facile”.Tutta le attività in montagna ai giorni nostri soffrono della stessa malattia: il non rispetto per la montagna stessa.Non rispetto vuol dire sporcarla,sottovalutarla,pensare che sia solo un bel palco per le nostre presunte capacità;parco divertimenti dove ognuno che si mette un imbrago è autorizzato a cacciarsi nei posti + assurdi sperando poi nel soccorso ( che arriva sempre, anche quando non dovrebbe arrivare- vedi valanga del Pordoi di quest’inverno).Sempre + spesso si legge di rocciatori che non sono alpinisti,di ghiacciatori che girano in mezzo a canaloni senza sapere nulla di valanghe, di escursionisti che si perdono in un bosco.La montagna ( e il mare aperto) è stata,è e rimarra’ un ambiente dove l’uomo diventa piccolo,piccolo anche se è convinto del contrario.Dove la conoscenza si sposa con l’umiltà ecco comparire il vero amore per la montagna;basta con record,velocità,concatenamenti;è ora di conoscere meglio la topografia dei luoghi,la meteoreologia,la nivologia.Insegnamo il rispetto e la gioia che la montagna(alta o bassa che sia) ci concede quando ci “permette” di salirla.E’ tempo di finirla con l’arroganza,la presunzione.

  3. Sono pienamente d’accordo anche se non intraprendo ascensioni. C’è troppo protagonismo anche dai semplici frequentatori montani saltuari, e aggiungo non solo in arrampicata ma in ogni disciplina. Un grazie và solo ed esclusivamente ai soccorritori che molto spesso mettono a repentaglio la propria vita per questi Protagonisti; L’incidente ci può stare, fin per carità, ma prima di partire è doveroso fare un’attenta valutazione anche in fuzione di probabili evenienze.

  4. Dalla quella saggia e bellissima frase della “lotta con l’alpe”, siamo passati ad una continua esibizione di comportamenti spinti ben oltre il senso di rispetto per la propria e l’altrui vita. Ho frequentato i luoghi dell’alpinismo per un pò di tempo, credendo di trovare un mondo puro e leale come la montagna, salvo poi accorgermi che buona parte di questa gente è spinta solo da un irresponsabile esibizionismo che sconfina a volte nella follia. Se non fai qualcosa di sensazionale e se non ti spingi fino sull’orlo del baratro, vieni considerato una nullità. Ho sentito discorsi da gente che, invece della montagna, dovrebbe andare a fare una visita in qualche centro di salute mentale. Capiamoci bene, non tutti sono così, ho incontrato personaggi meravigliosi, gente che ha saputo trasmettermi i veri valori che dei posti così straordinari sanno infondere. Certo è che sono la stragrande minoranza, e tutto questo è molto triste.

  5. Condivido che c’è troppo protagonismo in montagna oggigiorno così come nella vita ‘comune’.

    Peraltro penso che se due rocciatori si mettono a salire la Grande di Lavaredo per la Dibona ( che ricordo essere una via di 450mt. che esce a 2900mt. con difficolta’ di IV grado e un passo di V- ) e non prevedono di portarsi ai primi di Giugno abbigliamento termico idoneo o sono dei fortissimi ( ma allora non si sono documentati ) oppure sono degli incoscenti ( parziali perche’ alla fine hanno chiamato il CNSAS ) oppure sono sempliecemente dei pirla come ce ne sono tanti in giro ( ed allora non hanno scuse che tengano, un pirla è un pirla ! ).

    Cosa imparare da questa lezione ? Forse un poco di umiltà in piu’ non guasterebbe dal momento che bastava un cambiamento del tempo per fargliela vedere brutta…
    Magari la prossima volta andassero in giro con la giusta attrezzatura, ma voi ci credete alle favole ?

    Ciao, Cava

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *