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Alpinismo

Marco Da Pozzo, quel talento nell'ombra

Marco Da Pozzo, gruppo Scoiattoli di Cortina
Marco Da Pozzo, Scoiattoli di Cortina (Photo G. Ghedina/ Planetmountain.com)

BERGAMO — “Aveva una forza nelle dita di quelle che non ci sono più. Quando stringeva un appiglio non lo mollava mai, e aveva un intuito del movimento davvero unico. Di alpinisti come Marco Da Pozzo, al mondo, ce ne sono pochi. Ed era una persona speciale, per la sua modestia e la sua simpatia”. Ecco come Maurizio Gallo e Agostino Da Polenza ricordano Marco Da Pozzo, guida alpina di Cortina tragicamente morta domenica precipitando dal campanile della cittadina. Nei loro racconti, aneddoti di Da Pozzo come guida alpina, compagno di cordata di Piero dal Prà, ice climber, e molto altro.

“Io ero direttore dei corsi guida e Marco istruttore – ricorda Gallo -. Mi diceva sempre: Mauri mi raccomando “mai cede” (non cedere in cortinese), bisogna sempre spingere per aumentare il livello delle guide alpine. Ci teneva moltissimo, voleve che le guide fossero delle vere figure di riferimento con preparazione elevata in ogni campo. Per me è sempre stato una persona di assoluto riferimento, molto semplice, sereno, e lontano dal mondo di invidie e di brighe che tante volte è l’alpinismo”.

“Marco lavorava sui tetti come lattoniere – prosegue Gallo – aveva esperienza e capacità. Nell’arrampicata era ad un livello assolutamente superiore. Ne ho visti pochi di così bravi, aveva un talento ineguagliabile e voleva trasmetterlo alle guide. Non lo dico solo io. Lui arrampicava spesso con Piero dal Prà. Mi ricordo che un giorno Pierino mi ha detto: Marco è incredibile. Scia e si diverte finche può, poi quando inizia la stagione d’arrampicata fa un paio di tiri alle 5 torri e quando viene arrampicare è il piu forte di tutti. Secondo lui, Marco era un altro pianeta nel mondo dell’arrampicata. Aveva una forza nelle dita di quelle che non ci sono più, quando stringeva un appiglio non lo mollava mai, veramente un talento esclusivo. Pierino ne era entusiasta, difatti hanno fatto molte salite insieme”.

“Ricordo che Marco veniva sempre a fare il tracciatore nelle gare di coppa del mondo di arrampicata su ghiaccio – prosegue Gallo -.Provava le vie per vedere la difficoltà e ricordo che c’è stato un momento in cui si usavano piccozze (poi vietate) che davano la possibilità di agganciarsi per riposare le gambe. Marco, che non aveva mai usato quelle piccozze, le ha prese in mano e ha salito le vie più difficili con una facilità incredibile. Rideva mentre faceva passaggi che poi in finale gli atleti piu forti del mondo non sono riusciti a salire. A livello di intuito del movimento era veramente unico. Ma io amavo sopratttutto la sua simpatia, la sua modestia, il suo non voler mai esagerare in un mondo dove l’esagerazione è un po’ la regola. Era veramente una persona speciale e credo che sia mancato a tutti in una maniera particolare. Mi è rimasto il magone nello stomaco più di tante altre volte. E’ mancato qualcuno che per me era davvero un riferimento nel mondo delle guide e della montagna”.

“Era uno dei ragazzi più bravi e intelligenti che abbia incontrato – aggiunge Agostino Da Polenza, presidente del Comitato EvK2Cnr -. Conoscevo Marco da vent’anni, da quando era stato alla Piramide per montare i primi pannelli. E’ sempre difficile dire qualcosa quando si perde una persona come lui. E’ una perdita enorme per una banale fatalità, tra l’altro su quel campanile che è un po’ un simbolo per gli Scoiattoli di Cortina. E’ un momento di dolore e turbamento per l’alpinismo ampezzano: Marco lascia un grande vuoto sia per ciò che rappresentava come persona, sia per quanto valeva come alpinista”.

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