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I diari del Polo

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La prima spedizione britannica al Polo Sud durò cinque mesi: dall’ottobre del 1911 al marzo del 1912. Il rientro, però, terminò tragicamente: durante il ritorno al campo base, tutti i componenti dell’equipaggio morirono. A testimonianza della storica impresa rimasero soltanto i taccuini del capitano della spedizione, Robert Falcon Scott, ritrovati dalla spedizione di soccorso. La prima traduzione moderna di queste annotazioni è stata raccolta nel libro "I diari del Polo", che il primo ministro Winston Churcill a suo tempo definì come "l’impeccabile resoconto di una delle più grandi imprese del nostro tempo".

All’inizio del secolo scorso l’inglese Robert Falcon Scott, capitano di vascello della Marina militare britannica, tentò per due volte di raggiungere il Polo Sud. Per la sua seconda spedizione, salpò da Londra il 1 giugno 1910 alla volta dell’Antartide. Laggiù sostenne una sorta di gara per il primato con il norvegese Ronald Amundsen.

Entrambi partirono nell’ottobre 1911 dai rispettivi campi base con quattro compagni, ma con attrezzature molto diverse: l’equipaggio norvegese viaggiava con sci e cani da slitta, quello inglese con pony della Manciuria, cani da slitta che nessuno sapeva condurre e motoslitte difettose. Nonostante ciò, la spedizione di Scott riuscì a raggiungere il polo Sud tra il 17 e il 18 gennaio 1912. Purtroppo, però, trovarono la bandiera norvegese ad attenderli: Amundsen li aveva preceduti di diverse settimane.

Il rientro, già difficoltoso a causa del tempo sfavorevole, divenne una vera e propria lotta per la sopravvivenza che purtroppo si concluse con la morte di tutti e cinque i componenti dell’equipaggio britannico.

Durante la spedizione, Scott trascrisse avvenimenti, sensazioni ed emozioni sui propri taccuini. Cinque mesi di marcia annotati dettagliatamente e ritrovati intatti accanto al cadavere dell’inglese. Si tratta di informazioni tecniche dell’esplorazione, cambiamenti climatici, caratteristiche del paesaggio, ma anche di un’analisi profonda dell’animo umano, dei suoi limiti fisici e psicologici che solo un’esperienza estrema può mettere in luce.

"Siamo andati oltre i nostri limiti, chiuderemo la partita da gentiluomini" questo scriveva in una lettera Robert Falcon Scott di sè e dei suoi quattro compagni Edward Wilson, Edgar Evans, Lawrence Oates e Henry Bowers. Gentiluomini di grande coraggio e tenacia la cui impresa potrà essere letta a quasi un secolo di distanza ne "I diari del Polo", la prima traduzione moderna dei taccuini della spedizione. Un’opera di valore inestimabile nell’ambito della letteratura di viaggio.

L’edizione italiana è curata da Filippo Tuena, autore di un romanzo, "Ultimo Parallelo", incentrato su Scott e la sua ultima spedizione. La traduzione è di Davide Sapienza, giornalista e scrittore, il quale si è già cimentato nella trasposizione italiana di alcune opere di Jack London.

Pamela Calufetti

Photo courtesy University of Cambridge

Titolo: I diari del Polo
Autore: Robert F. Scott a cura di Filippo Tuena Traduzione Di Davide Sapienza
Casa editrice: Carte Scoperte, Milano 2009,
Pagine 198
Prezzo: 18,00 Euro
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