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Alta via dei Monti Liguri (4)

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Ore 9: sono in cammino, continuo a vedere il mare, il tendine mi fa male, mi siedo, faccio delle foto, bevo, arrivo al passo della Scoffera, chiamo i miei figli. Arrivano in mezz’ora, mangiamo salciccia e fagioli insieme, Barbara e Massimo i miei ragazzi…non mi faccio vedere emozionato, scherzo e poi li lascio andare. 

Mi hanno portato le ciliege di Marietto, il mio vicino di casa a Cogorno: penso che uno come lui, ex alpino, sarebbe piacevole da incontrare in montagna, é gentile, premuroso…mi accorgo di sentire la mancanza di troppa gente.

Vado avanti, supero la Giassina, arrivo a Barbagelata…deserta, alle ore 20 arrivo al passo della Scoglina, fotografo una volpe, salgo verso la postazione di caccia di Mario, lui non c’è, é buio quando con la torcia monto la tenda, ora la notte non riesco più a dormire bene, forse la troppa stanchezza..
 
7 giugno
Ore 5 sveglio, smontato la tenda, non é una bella giornata, minaccia pioggia. Cammino quasi al buio, bosco di faggi, poi un prato verde, una cappelletta in cima davanti a me. Salgo con frenesia, la raggiungo..SONO SUL RAMACETO! Piango, non riesco a smettere, non ho il coraggio di guardare al di la della cappelletta, prendo la macchina fotografica e vedo Chiavari, Lavagna, Leivi, Sestri Levante, la collina di Suea, San Rocco, la chiesetta disastrata della Madonna del Caravaggio..casa mia..qui c’é anche un altare dedicato a Calcagno e Roberto Piombo…Roberto era un mio amico, accarezzo il suo nome, poi mi siedo accanto a loro, leggo la scritta che qualcuno per loro ha scritto e penso che non sono morti stupidamente, praticavano uno sport intenso, vero, sacro e se ne sono andati senza paura, con la forza che solo le grandi persone hanno.

Nella cappelletta trovo il nome di un altro amico, morto anche lui in montagna, non sapevo che fosse successo, resto insieme a i loro visi usciti fuori dai ricordi, poi me ne vado lentamente, pieno di tristezza. Cammino e sul crinale del Ramaceto resto incantato dalla valle di Cichero, sembra staccata dal resto del mondo, spero tanto che mai la gente capisca che é un paradiso e che resti sempre così.
 
Arrivo al passo della Forcella, cammino fino a Parazzuolo, compro pane e formaggetta di San Stea, prendo l’autobus e torno al passo, ora sono qui che scrivo, la tenda é ben messa in un prato, ho il tavolo e la panca, sto da DIO. Ore 17,30, prendo il sole, aspetto la notte, un po di pausa mi farà bene, ho tutte le maglie ad asciugare. Ho fatto i calcoli, ho percorso 350 chilometri, me ne restano un centinaio, non ne ho quasi più voglia.

8 giugno
Ore 7 partenza, salgo fra recinti di animali al pascolo, non mi intimidisco più, passo accanto a mucche ruminanti, le sfioro, si alzano e se ne vanno. Al passo delle Lame salgo sull’Aiona, vedo le Apuane, sono tentato all’Incisa di salire sul Penna, ma vado avanti, al Passo del Bocco il ristorante é chiuso, dietro la Madonnetta, al bivio monto la tenda, guardo la guida oggi ho fatto si e no 12 chilometri, mi sto spegnendo, mi metto a dormire.

Mi sveglio verso mezzanotte, la tenda é sconquassata dal vento, non l’ho ancorata, allargo le braccia e le gambe, io sono circa 80 chili, lo zaino sarà un po più leggero ma 12 chili senza dubbio peserà, penso che posso tenere, mi addormento e mi sveglio diverse volte, durante la notte ho avuto freddo e mi sono messo tutto quello che avevo.

9 giugno
Sono partito alle 8, la salita dello Zatta é piacevole ed ogni tanto uno scorcio di Chiavari sempre più esteso. In cima mi accorgo che il versante sud é come il Ramaceto, derupato, a nord invece i faggi arrivano ad affacciarsi sullo strapiombo. Ho fretta di finire: alle 17,30 arrivo al Passo Cento Croci, durante il percorso ho mangiato un porcino e qualche fragolina di bosco, niente barrette, sperando nell’albergo, ALBERGO CENTO CROCI…un rudere. LOCANDA RANCH LUCIANO ..(aperto tutto l’anno)..ha le finestre del piano di sopra aperte, nel ristorante si vedono i tavoli apparecchiati, aspetto, aspetto fino alle 20,30, poi decido di montare la tenda, sono al limite..

10 giugno
Ore 7,30 sveglio. Salgo per una strada prima asfaltata, poi sterrato, arrivo al passo della Cappelletta, tante mosche, tante mucche e una cappelletta. Entro in una faggeta, inizia a piovere e cambio abbigliamento. Arrivo ad un bivio scelgo quello in salita, è il monte Gottero, é quasi buio, c’é la nebbia e continua a piovere. Alle 11,30 sono sul punto più alto, non si vede nulla, a fatica seguo i segnavia. Incontro due tipi di Tarsogno, si erano portati l’insalata russa, il formaggio, il salame, il lambrusco e…le carte da gioco, scendono insieme a me e poi, alla Foce dei Tre Confini ci separiamo, dalla guida scelgo la AV2, dovrei risparmiare un’ora?

Mi perdo nella nebbia, cerco disperato il segnavia, non riesco a trovarlo, risalgo fino alla Foce dei Tre Confini, prendo l’altro sentiero. Mi trovo in un punto che il sentiero si trova fra uno steccato con del filo spinato e piante di rose canine, il poncho comincia a lacerarsi.

Ponte sul torrente Adelano, Calzavitello, alle 14 lascio l’alta via e proseguo su asfalto verso il passo del Rastrello, mangio un porcino, un gelato lo scrocco ad un venditore di prodotti surgelati, al passo ci sono le case a schiera ricoperte di legno, un rifugio bar ristorante..CHIUSO. Sorpasso il tutto e mi avvio verso il paradiso, ogni passo ora diventa sempre più pesante, non ne ho più voglia, sono stanco, affamato, voglio arrivare ai Casoni di Suvero, da Mauro. Ha un agriturismo che gestisce con la sua famiglia, sa che sto arrivando. Il telefono é spento, batteria scarica, la macchina fotografica é spenta, batteria scarica, io sono spento, batteria scarica, ma cammino e ad ogni curva scruto se vedo la stalla, il recinto dei cani, vado avanti e guardo, una curva, no, forse l’altra…

Si eccola la stalla, ecco il recinto dei cani, sorrido, prendo vigore, scendo, salgo, scendo. Arrivo non so a che ora, non so come, so solo che mi trovo seduto davanti ad un vassoio pieno di affettati, formaggetta, vino rosso, pane. Mando giù quello che mi capita, bevo di continuo.

Sto meglio, é passata. Resto sdraiato sul letto qualche minuto, esco, i monti sono accesi da un sole che ha sconfitto la pioggia e promette un domani migliore, più sereno. Ceno con loro, in famiglia, poi Mauro mi accompagna a Cogorno, da mia moglie, dai miei figli, da ZAC il mio boxer che impazzisce di gioia e mi commuove.

Parlo, parlo e sono felice, sono a casa finalmente. Penso che dovrò ancora fare 25 chilometri da passo dei Casoni a Ceparana, lo farò la prossima settimana, senza zaino, sarà una passeggiata, magari con Zac, ma con la forza nel cuore di uno che ha pensato..voglio fare questo e..l’ha fatta!
Sono Fiero di ME

Pensiero finale
L’Alta Via é una cattedrale nel deserto, non c’é assistenza, non c’é nulla, tutti quei disgraziati che la percorrono trovano strutture ricettive inesistenti o chiuse perché gestite da clubs privati che le usano solo per loro. Si é soli, l’unica cosa bella é la natura, anche se talvolta rovinata e abbruttita conserva un suo fascino, bisogna avere la capacità di viverla pienamente. Non basta mettere dei segnavia, bisognerebbe trovare più spesso strutture ricettive aperte, con acqua, coperte, viveri in scatola, gli stranieri tratterebbero queste strutture con civiltà, probabilmente versando un “obolo” se richiesto. Ma si sa che le cose più semplici sono le più difficili da realizzare.

Qualcuno ha detto “toglietemi tutto ma lasciatemi il superfluo”, se arrivato a qualche tappa avessi trovato qualche cosa di superfluo..almeno ci avrei riso sopra e mi sarei addormentato sorridendo.

Manfredi Salemme

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