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Alta via dei Monti Liguri (3)

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Ore 6 inizio la tappa n° 11, che significa il 25 per cento del totale…niente male! Ho messo due calzini piegati sotto il tallone del piede sinistro, così riesco a camminare. Sentiero facile, sterrato fra castagni e noccioli. In un paesino disabitato ho incontarto un tizio, stava lavorando ad una mola: gli ho chiesto che facesse, mi ha risposto che stava affilando la motosega, gli ho chiesto se mi faceva un caffè.

Ci siamo seduti nella sua cucina e ci siamo presi il caffé, mi ha raccontato che ha lavorato per 35 anni come guardiano alla diga della Val Seriana ed ora abita lì, dove c’é poca gente, solo quella che passa sull’Alta Via, e che non riuscirebbe a vivere in una città. Poi ci siamo salutati come due vecchi amici.

Faggi, sempre faggi, fortissimamente faggi e poi il Monte Carmo 1389 metri, che domina Finale LIgure, poi Foresta della Barbottina e sempre faggi fino al Melogno. Tappa n° 15: arrivo stanchissimo al rifugio Heidi, pasta al forno, stufato di capra, patate al forno, crostata, fragole, vino, caffé…grappa…Letto.

1 Giugno 
Ho condiviso la camera con Thierry, un ragazzone svizzero. A colazione abbiamo fatto fuori tutto quello che ci offrivano, ed ora stiamo aspettando un po’ prima di partire insieme verso le prossime due tappe. Ieri ho pensato solo a camminare, ho fretta di andare a trovare Chicco e Cristina, ricordo rocca Barbena e il monte Carmo ma ricordo sopratutto che stavo bene. Ho fatto più di 30 chilometri e non mi sento per niente stanco.

Partiamo alle 8, di buon passo. Lui parla un po di italiano, io cerco di rispondergli in francese, ogni tanto uno di noi parla la sua lingua madre e l’altro finisce di capire. Nei punti duri restiamo in silenzio, non c’é sfida tra noi ma nessuno dei due vuol apparire fragile, io almeno stringo i denti. Siamo davanti ad una salita in un tratto scavato dall’acqua, il pietrisco frana, tiro io e lo sento ansimare, mi siedo a terra esausto, si siede anche lui e mi sorride, mangiamo la sua cioccolata.

Ore 10,30 siamo a Colla S.Giacomo. Ore 15,30 arriviamo ad Altare, 30 chilometri in 7 ore e mezza, soste incluse. Bar nella piazzetta bibita fresca, dolce e ci salutiamo. Torno sulla via e quando vedo il cartello di Ferrania chiamo Chicco: viene a prendermi Cristina, e mi porta a casa loro.

La sera con Chicco facciamo progetti, lui vorrebbe percorrere l’alta via dal Bocco a Ceparana con i cavalli, gli ho promesso di verificare il percorso. Potrebbero partire dal Bocco, fare la prima giornata con pernottamento in tenda, dormire da Mauro ai Casoni di Suvero e trovare la macchina col porter a Ceparana. Ci salutiamo commossi, siamo amici ormai.

3 Giugno
Ore 9 mi ha svegliato Chicco, preparo lo zaino e parto da casa loro. Davanti ad un gigantesco olmo entro nel sentiero, riserva naturalistica dell’Adelasia. Continuo a camminare, percorso adatto all’escursionismo equestre in boschi di faggi, al colle del Giovo incontro parecchi gruppi di cavalieri, sono bellissimi in questo contesto, mi sembra di essere tornato indietro nel tempo. Sono ora nel parco del monte Beigua, passo dai cartelli della riserva litoranea di ponente a quelli che indicano “riserva litoranea di levante”, sento che tra poco entrerò nella provincia di Genova.
 
Ore 10,30 sono davanti al cartello della tappa 18. Sotto dei tralicci dell’alta tensione mi sbaglio, seguo dei segni rossi su esili tronchi, continuo a scendere, arrivo ad un ruscello, poi risalgo su una strada asfaltata. Ho raggiunto un gruppo di case mangiando dei biscotti, ho chiesto indicazioni e mi hanno risposto che devo risalire su per la strada asfaltata fino al passo del Giovo.

Inizio subito la tappa 19: sole sul collo, subito salita dura poi castagni, poi faggi, ma almeno c’é ombra. Incontro 3 ragazzi in mountain bike, mi fermo a parlare con loro, poi ci presentiamo, Roberto, marco…ed io Manfredi, di nome. Uno fa: MANFREDI? Massì, infatti mi sembrava di conoscerti! Abbiamo fatto la settimana bianca ad Arabba nel 86! Ci abbracciamo sbalorditi, ci scambiamo i numeri telefonici, ci salutiamo. Riprendo a salire.

Sono a Genova, sono a casa. Arrivo a Pra Riondo: c’é un albergo rifugio tranquillo, prendo la camera, mi faccio una lunghissima doccia, ceno a base di ravioli e carne e mezzo litro di vino rosso…la sera dormo benissimo.

4 GIiugno
Sveglio alle 7, colazione, partenza alle 8. Cammino e comincio a vedere vasti agglomerati del ponente ligure, vertiginosi panorami sul mare, non mi volto mai e se lo faccio non fotografo il Beigua, di fianco al monte Argentea trovo un rifugio del Cai aperto, con acqua, coperte, tavolino e panche, stufa con la legna pronta e gli accendini, poco lontano addirittura una sorgente! Penso che dovrebbe essere sempre stato così, ma comunque é andata bene e sta andando anche meglio, Bric del Dente, Bric Geremia e poi..Forte Geremia splendidamente ristrutturato, il Monte Giallo, al passo del Turchino stavo per visitare il sacrario dell’eccidio, sono andato oltre non prima di aver pensato un poco a quella povera gente disgraziata. Sono arrivato a superare la tappa 23, supero Piede Sud, Bric Guana..metto la tenda alle 21,30, stanchissimo.

5 Giugno
Verso le 6,30 riprendo il cammino, voglio arrivare alla tappa 27. Passo della Scoffera, paesini che ben conosco, mi sento euforico, ho già superato da un po il 50per cento del percorso, il più difficile é passato. Ci vedo alte cime, ora ogni volta che arrivo in un posto so esattamente dove mi trovo, comincio a non guardare più la guida, anche se dovrei, probabilmente mi perdo qualcosa, ma l’importante é andare avanti, avvicinarsi alla meta, passo dopo passo.

Ore 13 arrivo al Santuario della Vittoria: c’é un ristorante, mangio, mi lavo, mi faccio regalare tre saponette. Al tavolo accanto al mio c’é un vecchio prete di campagna, mezzo sordo, parliamo un po, mi dice che sono stato fortunato ad arrivare indenne fin li, mi benedice con un rito in lingua latina, sono emozionato, attento e felice, lo ringrazio, Don Paolo, parroco credo del Santuario della Vittoria..GRAZIE!
 
A Crocetta d’Orero fotografo il trenino di Caselle, prendo un caffé in un bar, arrivo a Colle di Creto con fatica, ho mangiato troppo, ho bevuto troppo vino, ma la benedizione di don Paolo mi fa arrivare all’Hotel dei Cacciatori gestito da Pietro Sabatini e la moglie: lui giocatore della Samp, appare in una foto con Benetti, Cacciatori. Mi addormento stordito da un buon vino toscano.

 

  
Manfredi Salemme

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