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Miele: un portento per la salute

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Guarisce dal mal di gola, aumenta la resistenza fisica, regola l’ipertensione e addolcisce senza appesantire la digestione o provocare la carie. Il miele di montagna, che fino al 1700 era l’unico dolcificante usato nelle nostre valli, ha davvero delle doti portentose. Ma quale miele scegliere per le proprie esigenze? E soprattutto, come conservarlo e utilizzarlo? Ecco qualche curiosità che potrà rispondere ai vostri dubbi.

Sulle Alpi, l’apicoltura è praticata quasi in ogni paese. Arnie variopinte colorano i terrazzamenti alpini, apicoltori "in maschera" si aggirano intorno agli alveari, e fresche cantine di montagna conservano quintali di miele naturale mantenendo intatte le sue proprietà.

Energetico e benefico per tutto l’organismo, il miele è innanzitutto immediatamente assimilabile, per due motivi. Primo, perchè è un alimento predigerito dalle api, che lo arricchiscono di enzimi vivi. E secondo, perchè è composto da fruttosio e glucosio semplice. Una caratteristica, questa, che lo pone una spanna sopra gli altri zuccheri composti (ad esempio, canna o barbabietola), i quali richiedono invece una digestione più complessa e possono portare al diabete o alla congestione del fegato se usati in quantità eccessive.

I gusti più tipici del miele di montagna sono rododendro, tiglio, castagno. Ma anche tarassaco, acacia, robinia e girasole. Oltre, ovviamente, al classico millefiori. Sono meno conosciuti forse, ma deliziosi anche i mieli di melata d’abete, al timo o al lampone. Ognuno ha le sue doti particolari.

Il castagno è particolarmente indicato per il mal di gola, favorisce la circolazione sanguigna e disinfetta le vie urinarie. L’acacia, o robinia, si usa contro l’acidità di stomaco e in generale per l’apparato digerente. La melata d’abete è indicata per le malattie polmonari e delle vie respiratorie, così come il miele arricchito di pino mugo o ginepro. Il tarassaco è diuretico, il rododendro è ricostituente e aiuta contro l’artrite, il timo è antisettico e febbrifugo come il girasole, che combatte anche il colesterolo.

Il miele di tiglio, infine, è sedativo dei dolori mestruali, calmante, e digestivo e combatte l’insonnia e l’irritabilità.

Tutti, comunque, contribuiscono allo smaltimento delle sostanze tossiche che si accumulano nel fegato derivate dal metabolismo o ingerite dall’esterno. Il miele è usato dagli sportivi perchè dà calorie subito disponibili (circa 300 per 100 grammi di miele), e poi perchè rafforza i muscoli, è ricostituente e antianemico. Il miele è poi usato con efficacia nel caso di malattie da raffreddamento, per l’ulcera gastrica e perfino come uso esterno su bruciature, piaghe e ferite.

Ma attenzione. Il miele deve essere protetto dal calore, sia durante la conservazione sia al momento del consumo. Va tenuto al riparo dalla luce e possibilmente ad una temperatura costante intorno ai 15 gradi: sopra i 25°-30°, infatti, "muoiono" vitamine, enzimi e antibiotici che lo rendono così benefico per la salute.

Per lo stesso motivo è consigliabile evitare di versarci sopra l’acqua bollente quando si prepara un infuso o una tisana. L’ideale sarebbe aggiungere il miele quando la tisana è già quasi tiepida, in modo che anche se consumato in tazza possa trasmettere all’organismo i suoi benefici.

Il consiglio ottimale, comunque, è sempre quello di consumarlo al naturale, in dosi di circa 40 grammi per gli adulti e 15 per i bambini. E’ ottimo durante la gravidanza e l’allattamento e come dolcificante nelle diete.

Un’ultima curiosità. A molti non piace il miele cristallizzato, un fenomeno che si presenta dopo alcuni mesi soprattutto nei mieli di tarassaco, girasole e a volte di castagno. Ma è importante chiarire che si tratta di

un processo naturale, che non altera minimamente la bontà o le proprietà del miele. L’unico processo che rende inutilizzabile il miele è la fermentazione, che può mostrarsi con striature e bolle biancastre sulla superficie connesse ad un sapore acidulo.

 

Sara Sottocornola

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