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Alta via dei Monti Liguri (2)

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Tappa numero 8, tutta su asfalto. Perdo il segnavia ma raggiungo lo stesso Col di Nava: al bar, bevo una bevanda e un caffé. Dal piazzale pieno di camper riprendo il segnavia, sempre su asfalto. Ore 11,30: mi fa un po’ male il piede sinistro. Leggo sulla guida che attraverserò campi di lavanda sul monte Airolo a 1221 metri: bello, non ne ho mai visti!

Qui c’é molta acqua e fa caldo, così bevo e mi bagno la testa più volte. Quasi in cima al passo Prale mi fermo sotto un albero a scrivere, c’é un arietta niente male…

Al passo mangio, bevo tanto, tolgo le scarpe, mi lavo i piedi. La caviglia non fa male, ma il nervo sopra il tallone sì! Il tendine d’Achille? Inizio la tappa numero 9 alle 15, ero di nuovo senz’acqua e pensare che accanto ad una chiesetta c’era una bella fontana..non ne ho approfittato. Poco fa però ho incontrato Stefan, un ragazzo olandese, che me ne ha dato un po’ della sua.

L’inizio è su strada asfaltata, siamo a 1258 metri e passano le macchine! Scappo via in una foresta di larici ci sono i tegliaboschi con motoseghe e ruspe. Corro su, sempre più su, il sentiero é bellissimo, rocce frastagliate, cespugli di rose canine profumatissimi, una pianta che non ho mai visto comincia a mettere delle foglie che sembrano di velluto, un’altra pianta a cespuglio con dei fiori bianchi a stella, senza odore. Ho trovato la lavanda, le genziane, le peonie, le violette ed altri fiori simili alla violetta ma gialli. Alle 16 sono a Colla Bassa, un mare di fiori gialli e in lontananza il…mare!

Salgo lungo un crinale, é molto ripido ed il sentiero é quasi impraticabile perché la pioggia ha scavato la terra. Ci sono tanti ciottoli e la caviglia mi fa male. Arrivo in cima, c’é una croce e una Madonna che guarda verso un paese in fondo alla valle, c’é anche la ferrovia..sulla roccia c’é scritto Monte Armetta 1739, sotto di me Ormea..si, Massimo parla sempre della sua Ormea, deve avermi regalato anche un libro che parla di questo paese, appena a casa devo leggerlo. Trovo in una nicchia un’agenda, leggo qua e la quello che hanno scritto, ieri c’era un tizio, é venuto quassù per festeggiare il suo compleanno,da solo..mi sono messo a piangere, forse ha pianto anche lui.

Sulla guida c’é scritto che ci sono marmotte e stelle alpine. Non ho visto nè l’una nè l’altro ma sono fortissimo, se solo avessi un po più d’acqua..Ore 21 sono sotto la rocca della spina: ho montato la tenda in un punto in discesa, scivolo nel sacco a pelo, tengo i piedi verso la parte alta, lo zaino come cuscino. Un cuculo mi fa compagnia..se potessi gli sparerei, é monotono e non la smette! Il cielo é sempre bellissimo, non esco a guardarlo perché fuori sento che c’é qualcuno che scava col muso, grugnisce e non mi fa più paura, io devo dormire, lui deve mangiare e poi domani ho il monte Galero e arriverò alla tappa numero 11..significa il 25 per cento del percorso e a San Bernardo di Garessio forse viene Lisa a trovarmi.

28 maggio
Mi sono svegliato alle 5,30, faccio colazione e mi scaldo al sole che illumina le cime innevate verso la Francia. Certo che vivere questa avventura é un modo diverso di interpretare la vita, si sente tutto sulla pelle, nel cuore. Mi sento di appartenere agli alberi e all’erba, ai fiori e agli animali liberi e ai fragili corsi d’acqua. L’aria stessa è diversa, i silenzi sono più intensi, tutto è amplificato, anche le emozioni, le sensazioni. Sono completamente solo, meravigliosamente inserito fra le roccie..Aspetto che il sole asciughi la tenda: é piena di brina, anche dentro é bagnata, forse dal mio respiro.

Alle 7 inizio a cercare il segnavia. Sono sul monte Dubasso 1538 s.l.m, circondato di rododendri in fiore e violette gialle. Scendo in un fitto bosco di faggi, perdo il segnavia ma ne trovo uno quadrato, di colore rosso: lo seguo. Fa caldo, verso le 9,30 mi rendo conto che devo aver sbagliato a scendere. Arrivo sulla riva di un laghetto: ristorante, macchine, turisti, mi informo e mi dicono che devo risalire il bosco oppure fare uno sterrato verso le fontane, e scelgo lo sterrato.

Ho incrociato un ragazzo in fuoristrada, mi ha riportato su al passo, poi mi ha consigliato di salire alla rocca della spina, da li si vede il monte Galero, e in cima al Galero ci passa l’alta via. Salgo il monte e trovo il segnavia: sono felice anche se ho perso 6 ore, sono le 12,30 e sono dove dovevo essere stamani appena partito dal Dubasso!

La salita del Monte Galero è durissima, una pendenza intorno al 40 per cento. Scivolo sull’erba ancora bagnata di rugiada, verso la cima mi sono aggrappato alla montagna, un passaggio laterale su roccia con il vuoto sotto di me, arrivato sullo spartiacque potevo salire comodamente sul punto più alto e invece scendo verso prati verdissimi, il vento mi rinfresca, ce l’ho fatta!

Da lontano sembrava un mucchio di spazzatura in mezzo al verde, ma avvicinandomi ho messo a fuoco un bivacco, con due persone e due cani. Quando arrivo mi accolgono con un sorriso. Chicco e Cristina, i loro cani Noé e Balton, i loro cavalli più lontano a pascolare. Non sono per niente meravigliati che io venga da Ventimiglia e che vada a Ceparana, mi dicono che sull’alta via si incontrano i tipi più strani e loro stessi non si sentono per niente gente comune.

Scendo dal monte allegramente, ci siamo dati appuntamento al passo. Qui facciamo una cena stupenda e alle 23 ci salutiamo: loro tornano a Ferrania ma mi aspettano a casa loro..hanno la casa sull’alta via lungo la tappa 17!

Ho montato la tenda,sto benissimo. Prima di addormentarmi ripenso al monte Galero, si vedeva il mare, Albenga, la valle Tanaro, in lontananza si vedevano le Apuane e una macchia appena scura che forse era la Corsica. Mi addormento pensando a Chicco e Cristina i miei nuovi amici.

29 maggio Stamani appena hanno aperto il bar io ero li: cornetto, cappuccino, caffé..oggi pausa. Ho telefonato a Lisa, viene a trovarmi e prendo il sole tutto il giorno. E’ un continuo via vai di motociclette, sembra di essere sul Bracco, vanno come matti, osservo le moto e prendo il sole.

Ho pranzato a base di pesce. Alle 19 arriva LIsa, bellissima, profumata, elegante come sempre. Mi ha portato le ciliege, banane, pomodori, ma lei é il frutto e il fiore più bello che fin ora abbia mai visto, quando se ne va non sono triste perché mi ha detto – "sei unico. Avevo paura di trovarti sciupato, affaticato, invece stai bene e sento che ce la farai perché ti sento ancora più determinato".

Manfredi Salemme

 

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