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Medicina d'alta quota

In quota, i tagli faticano a guarire

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Avete mai notato che, se vi trovate in alta montagna, i tagli o le ferite che avete sulle mani faticano a rimarginarsi? Se vi è capitato, sappiate che non è un caso ma una normale reazione dell’organismo alla scarsità di ossigeno. Ecco la risposta medica ad un altro dei misteri dell’alta quota che avete sottoposto ai nostri esperti.

"Ho notato – ci scrive Enzo P. – che durante un soggiorno in montagna e soprattutto d’inverno, le piccole ferite che ho sulle mani, magari dovute al semplice strappo di una pellicina, fanno molta fatica a rimarginarsi. Per giorni restano aperte, e mi sembra una cosa molto strana".

Il fenomeno notato dal lettore non è per nulla strano, è stato osservato in molti casi. Durante numerosi trekking e spedizioni in alta quota é stato verificato che, a causa della maggior scarsità di ossigeno, la cicatrizzazione é più lenta.

Non ci sono studi codificati sul fenomeno ma ci sono conferme di questa teoria da parte di colleghi che hanno lavorato per parecchio tempo in Nepal, nella valle del Khumbu, constatando che in effetti in montagna i tagli fanno fatica a guarire.

Si tratta, in sintesi, di uno degli svariati – anche se minori – effetti che l’ipossia sul corpo umano: ce ne sono molti e la maggior parte è sconosciuta ai più. Una curiosità è che per esempio in alta quota le unghie possono subire delle alterazioni: un paio di studi parlano di diversi casi in cui la matrice delle unghie viene alterata in chi rimane per molto tempo oltre i 5.000 metri.

Ritornando al problema della cicatrizzazione, il consiglio è prima di tutto di prevenire i tagli, molte volte dovuti a semplici disattenzioni. E poi sicuramente di tenerli medicati e protetti con garze o cerotti. Se si tratta di ferite piuttosto serie e si constatano problemi gravi, è consigliabile scendere di quota.

 

Giancelso Agazzi

(Commissione medica Cai Bergamo)

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